
Il romanzo “Ferro Sette” di Francesco Troccoli è stato pubblicato per la prima volta nel 2012 da Armando Curcio Editore e successivamente da Delos Books. Fa parte del ciclo dell’Universo senza sonno o Universo Insonne.
Quando su Ferro Sette, un’importante miniera del pianeta Harris IV, scoppia una rivolta, Tobruk Ramarren viene inviato per infiltrarsi tra i ribelli sfruttando anche il fatto che David Hobbes, il leader dei rivoltosi, è un suo vecchio compagno d’armi nella Milizia. L’inizio dell’operazione sembra andar bene ma appena Tobruk abbassa un attimo la guardia viene catturato.
Trovandosi faccia a faccia con Hobbes, Tobruk Ramarren gli comunica un’offerta da parte del Governo planetario ma la risposta negativa è scontata. La grande sorpresa per Tobruk arriva dalla scoperta che il suo vecchio amica pratica quello che chiama sonno e sostiene che nel passato si trattasse di una parte innata degli esseri umani eliminata per renderli più produttivi.
“Ferro Sette” costituisce l’opera iniziale dell’universo narrativo chiamato Universo senza sonno oppure Universo Insonne perché, nel lontano futuro in cui è ambientato, gli esseri umani sono stati modificati per rimanere sempre svegli ed essere in quel modo più produttivi. Col passare dei secoli, gli umani hanno perfino dimenticato l’esistenza del sonno, ma qualcuno ha conservato quello che è diventato un segreto.
In quel lontano futuro, molti pianeti sono stati colonizzati dopo essere terraformati. Harris IV è stato terraformato solo di recente e dà ancora qualche problema di instabilità geologica. La miniera chiamata Ferro Sette è importante per l’economia planetaria ma il suo controllo è stato preso dai minatori, guidati da David Hobbes. Per cercare di risolvere la situazione, viene inviato Tobruk Ramarren, già commilitone di Hobbes, che vi trova molto più di quanto avrebbe potuto immaginare.
La situazione che Tobruk Ramarren deve affrontare è difficile e quando arriva a Ferro Sette scopre che le cose non stanno come pensava. La rivolta che scopre non è una questione di condizioni di lavoro che i minatori vogliono migliorare, né David Hobbes cerca guadagni personali. La posta in palio è molto maggiore e il sonno ne è una parte perché Hobbes sta insegnando ai minatori a riscoprire quell’antica parte degli esseri umani.
Tobruk Ramarren sapeva che rischiava di fare una brutta fine anche se David Hobbes è un suo vecchio amico dai tempi in cui entrambi erano nella Milizia ed è una sorpresa vederlo nel ruolo di rivoluzionario. Il confronto tra i due uomini è la principale fonte di informazioni su ciò che sta accadendo ed è uno dei modi usati da Francesco Troccoli per sviluppare i loro personaggi assieme ad altri che interagiscono con loro. I personaggi sono fondamentali in “Ferro Sette”, un romanzo in cui l’introspezione rappresenta un elemento sviluppato in continuazione.
Le riflessioni di Tobruk Ramarren riguardano in particolare la sua vita ma ciò lo porta anche a pensare alla società in cui vive. Sono parti di “Ferro Sette” in cui il ritmo è lento ma permettono di capire come funzionano le cose in quel sistema stellare e di avere informazioni sulla civiltà umana di quel futuro. Francesco Troccoli riesce a evitare gli “spiegoni” offrendo informazioni qua e là nel corso delle vicende. Ci sono echi di “Dune” ma la trama del romanzo è legata soprattutto alla miniera di Ferro Sette.
Alla fine, mi sembra che in “Ferro Sette” Francesco Troccoli abbia trovato un buon equilibrio tra introspezione, informazioni sulla società di quel futuro, e azione. Il risultato è un romanzo che offre spunti di riflessioni a livello politico e sociale. È la prima opera di una serie ma ha una sua conclusione perciò ne consiglio la lettura senza esitazioni.
