
Un articolo pubblicato sulla rivista “South African Journal of Science” descrive le sofisticate tecnologie utilizzate per creare una mappa tridimensionale della grotta in cui sono state trovate le oltre 1.500 ossa fossili degli ominidi chiamati Homo Naledi. Il team del professor Lee Berger dell’Università del Witwatersrand’s (Wits) fu costretto a lavorare in condizioni difficili ed è per questo motivo che Ashley Kruger, parte del suo team, si è rivolto a varie tecnologie per mappare la grotta.
L’annuncio della scoperta delle ossa di Homo Naledi in una grotta chiamata Rising Star a circa 50 km a nordovest di Johannesburg, in Sud Africa, nel settembre 2015 rappresentò un evento nel campo della paleontologia. La notevole quantità di ossa costituiscono un tesoro dato che generalmente in un sito ne vengono trovate poche. L’attribuzione di quelle ossa a una nuova specie ha sollevato discussioni ma anche acceso l’interesse verso quella scoperta.
Nel 2013, Lee Berger fu costretto a cercare donne dal fisico esile in grado di andare fino in fondo alla grotta. La difficoltà stava in particolare nell’ultimo tratto, chiamato Camera di Dinaledi, caratterizzato da una sorta di scivolo verticale di 12 metri e da un varco di soli 18 centimetri. Le prime apparecchiature vennero introdotte perché Berger non potè scendere nella Camera e dovette seguire le operazioni dalla superficie guardando le immagini trasmesse dalle telecamere.
Ashley Kruger è un candidato al dottorato in paleoantropologia all’Istituto di Studi Evolutivi di Wits che ha diretto questa nuova parte degli studi nella grotta. Il suo team ha utilizzato varie tecnologie, anche avanzate, per effettuare il lavoro: scansione laser, fotogrammetria e tecnologie per la mappatura tridimensionale.
Anche droni sono stati utilizzati nel corso dei lavori e alla fine sono state ottenute immagini ad alta risoluzione e altri dati. Mettendo tutto assieme è stato possibile creare una mappa tridimensionale globale di tutta la grotta Rising Star, compresa la Camera Dinaledi. Ciò ha permesso di stabilire ad esempio che la Camera Dinaledi ha una profondità di 10 metri superiore a quanto stimato in origine.
Il senso di questa mappatura ad alta tecnologia è quello di aiutare gli scienziati sulla superficie che non possono scendere nella Camera di Dinaledi ad avere le informazioni necessarie su come procedere con gli scavi analizzando la versione virtuale a loro disposizione.
I paleontologi sperano anche di capire come i corpi degli Homo Naledi siano stati portati nella grotta. Tutte le informazioni sono utili a questa ricerca, tanto più perché ci sono ancora molte incertezze su questi ominidi, a cominciare dalla datazione delle loro ossa.
