
Sono passate solo alcune settimane dall’annuncio della scoperta di ossa di Homo naledi, una nuova specie imparentata con gli esseri umani moderni. Trovate in una grotta chiamata Rising Star a circa 50 km a nordovest di Johannesburg, in Sud Africa, le ossa sono state da subito oggetto di studio e due articoli appena pubblicati sulla rivista “Nature Communications” descrivono studi sulle mani e sui piedi di questi ominidi.
La paleoantropologa Tracey Kivell è la principale autrice dello studio sulle mani degli Homo naledi, basato su quasi 150 ossa che includono la mano destra di un adulto quasi completa. Le mani di questi ominidi hanno rivelato una combinazione anatomica unica che è diversa da quella delle altre specie imparentate con gli esseri umani conosciute.
Gli Homo naledi avevano ossa del polso e del pollice con caratteristiche anatomiche in comune con gli esseri umani moderni e con i Neanderthal. Esse suggeriscono che avesse una forte presa e la capacità di utilizzare strumenti di pietra. Tuttavia, le ossa delle dita sono più curve rispetto a quelle della maggior parte delle più antiche specie umane come l’Australopithecus afarensis, la specie a cui apparteneva la celebre Lucy. Ciò suggerisce che gli Homo naledi usassero le mani per arrampicarsi sugli alberi.
Da questo mix di caratteristiche umane moderne e più primitive i ricercatori hanno dedotto che gli Homo naledi avessero mani che erano specializzate per l’uso di strumenti ma allo stesso tempo venivano ancora utilizzate per la locomozione. Un elemento interessante è che queste mani indicano una capacità di utilizzare strumenti da parte di ominidi con un piccolo cervello.
William Harcourt-Smith è il principale autore dello studio sui piedi degli Homo naledi. Essi costituiscono la parte più simile a quella degli esseri umani moderni eppure questa ricerca porta a ritenere che li usassero in maniera diversa. Infatti, un’analisi di 107 ossa di piedi indica che questi ominidi erano ben adattati a camminare su due piedi ma probabilmente potevano facilmente arrampicarsi sugli alberi.
Essere bipedi è una caratteristica fondamentale nell’evoluzione degli esseri umani e i piedi rivelano molto sul modo di camminare di un ominide. Quelli degli Homo naledi sono molto più simili a quelli degli umani moderni che a quelli degli scimpanzè eccetto che per due importanti caratteristiche: le dita dei piedi degli Homo naledi sono più curve e i loro piedi sono generalmente più piatti rispetto a quelli dell’umano moderno medio.
Mettendo assieme questi due studi, si ottiene il ritratto di un ominide con una camminata bipede come un essere umano moderno ma che allo stesso tempo poteva muoversi agevolmente sugli alberi. Le ossa trovate vennero gettate nella caverna in cui sono state trovate perciò non c’era modo di datarle lasciandoci per il momento con molti dubbi sulla posizione degli Homo naledi nell’albero della famiglia umana.
Un tentativo di datazione tramite radioisotopi verrà effettuato solo dopo il completamento di tutte le altre analisi delle ossa perché richiede la distruzione di qualche campione, anche se piccolo. La speranza è che gli Homo naledi non siano troppo antichi e sia quindi possibili tentare di recuperare pezzi di DNA sfruttando le tecniche genetiche più moderne per capire meglio questi interessantissimi ominidi.
