
Il romanzo “Le macchine infernali” (“Infernal Devices”) di K.W. Jeter è stato pubblicato per la prima volta nel 1987. In Italia è stato pubblicato nei nn. 1335 e 1598 di “Urania” nella traduzione di Vittorio Curtoni. Quest’ultima edizione è disponibile in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK
e in formato ePub su IBS.
George Downer ha ereditato da suo padre un negozio di congegni meccanici alcuni dei quali sono automi ben più sofisticati di quelli che generalmente si trovano nella Londra vittoriana. Un giorno, uno strano uomo gli porta una macchina costruita da suo padre chiedendogli di ripararla. George non ha mai imparato i segreti del padre ma accetta solo per cercare di guadagnare qualcosa.
Quell’evento è solo l’inizio delle disavventure di George, che viene coinvolto nelle macchinazioni di varie fazioni che includono automi e strani ibridi umani-pesci. Più cerca di rimanere fuori da vicende chiaramente illegali più viene costretto ad avere a che fare con le macchine costruite da suo padre e con le persone che vogliono sfruttarle per scopi tutt’altro che limpidi.
K.W. Jeter fu uno dei primi autori a scrivere storie steampunk e inventò il nome di questo sottogenere proponendolo in una lettera alla rivista “Locus”. Si tratta di una variante scherzosa del termine cyberpunk che però ha finito per essere adottata comunemente. È un sottogenere nato negli anni ’80 ma comunque influenzato dai padri della fantascienza.
“Le macchine infernali” è per molti versi una commedia che narra le disavventure di George Downer, il figlio di un geniale inventore di macchine e automi meccanici che si trova ad affrontare le conseguenze dei lavori eseguiti dal padre. George è sostanzialmente l’opposto del padre: ha un carattere flemmatico ed è privo di curiosità, probabilmente anche influenzato dalla società vittoriana in cui è cresciuto, ma soprattutto capisce ben poco del funzionamento delle opere del padre, da cui ha ereditato il negozio.
Insomma, George è un po’ fessacchiotto e quando viene coinvolto in una vicenda di cui non capisce nulla, fatica perfino a reagire agli eventi. Nonostante le sue mancanze caratteriali e intellettuali, a volte ha un minimo di iniziativa ma generalmente qualcuno degli strani personaggi con cui si trova a che fare gli dice di fare questo e quello e tutto gli verrà spiegato più tardi perché al momento non c’è tempo.
Il povero George viene ricercato da sempre più persone con scopi non necessariamente positivi per lui in una storia che in parecchi momenti mostra influenze lovecraftiane. Lo stile usato da K.W. Jeter è però leggero, aiutato dal fatto che la storia viene narrata in prima persona da George con un linguaggio ricercato molto vittoriano che la fa suonare buffa.
Questo mix secondo me non è completamente riuscito. Gli elementi lovecraftiani funzionano in una storia horror drammatica, in “Le macchine infernali” viene il dubbio che K.W. Jeter ne voglia fare una parodia. La commedia secondo me funziona meglio assieme agli elementi steampunk del romanzo, con George sopraffatto dagli eventi e dall’avere a che fare con strane macchine e automi di cui non capisce il funzionamento.
La fatica che fa George a capire l’intrigo in cui è stato coinvolto non è dovuta solo ai suoi limiti ma anche al fatto che è oggettivamente complesso. Ci sono varie fazioni coinvolte con piani che vengono svelati molto avanti nel romanzo e nessuno è esattamente ciò che sembra.
Per il modo in cui viene narrato, “Le macchine infernali” ha un ritmo molto elevato per gran parte della storia, con George che cerca di sfuggire ad una serie di pericoli. Essendo narrato in prima persona dal protagonista, il lettore può conoscere solo ciò che lui conosce. Per spiegare alcuni elementi oscuri della trama, verso la fine K.W. Jeter usa il trucco narrativo di avere altri personaggi che li spiegano a George. Ciò permette al lettore di capire molte cose ma per un po’ il ritmo crolla.
Inevitabilmente, George è il personaggio più sviluppato mentre gli altri sono descritti dal suo punto di vista. A parte Creff, il suo servitore, il loro sviluppo va inteso nel senso che nel corso della storia George occasionalmente scopre qualcosa su di loro e generalmente ciò lo sconvolge.
Secondo me, “Le macchine infernali” è complessivamente divertente e siccome è uno dei primi romanzi steampunk lo consiglio soprattutto a chi sia interessato a conoscere questo sottogenere della fantascienza.
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