Contro evoluzione di Greg Bear

Contro evoluzione di Greg Bear
Contro evoluzione di Greg Bear

Il romanzo “Contro evoluzione” (“Legacy”) di Greg Bear è stato pubblicato per la prima volta nel 1996. È un prequel di “Eon” e il terzo romanzo del ciclo omonimo. In Italia è stato pubblicato dall’Editrice Nord nel n. 270 di “Cosmo Argento” nella traduzione di Gianluigi Zuddas.

La Strada si apre su infiniti mondi ma l’Hexamon ha deciso che alcuni di essi non vengano colonizzati, almeno per il momento. Un gruppo di Naderiti radicali ha però approfittato del caos causato dalla durissima guerra contro gli alieni Jart per emigrare su Lamarckia. Su questo pianeta si è sviluppato un ecosistema davvero unico, straordinario da un punto di vista scientifico ma potenzialmente letale per i coloni.

Solo dopo alcuni anni l’Hexamon scopre la colonizzazione illegale e invia il giovane Olmy ap Sennon a investigare. Raggiungere Lamarckia attraverso un portale è complicato e quando arriva sul pianeta Olmy scopre ben presto che lì sono trascorsi decenni. Ha una sola speranza di tornare: trovare la cronochiave usata dai coloni per arrivare su Lamarckia. La sua missione è resa ancor più complicata perché l’utopia cercata dai coloni è fallita miseramente e due fazioni si stanno affrontando in una guerra durissima per il controllo delle poche risorse disponibili.

Per essere un prequel di “Eon”, “Contro evoluzione” è abbastanza slegato dagli altri due romanzi del ciclo, tanto che può essere letto in maniera del tutto indipendente da essi. Inizia durante la guerra contro gli alieni Jart ma è ambientato quasi completamente sul pianeta Lamarckia, dove Olmy ap Sennon viene inviato per scoprire cos’è successo ad un gruppo di dissidenti che vi sono emigrati illegalmente alla ricerca di un’utopia.

In “Contro evoluzione”, Greg Bear sviluppa anche il tema dell’ecosistema del pianeta Lamarckia e secondo me questa è la parte più interessante del romanzo. In effetti, sarebbe più corretto parlare di ecosistemi perché lo sviluppo della vita su Lamarckia è stato ben diverso da quello della Terra.

Enormi organismi coprono anche interi continenti e cambiano in continuazione, reagendo ai contatti con altri ecosistemi ma dopo l’arrivo degli esseri umani anche a causa della loro influenza. Il pianeta è stato chiamato Lamarckia proprio perché le sue forme di vita seguono un’evoluzione di tipo lamarckiano.

La vita dei coloni è stata difficile fin dal loro arrivo sul pianeta Lamarckia anche perché solo una piccola parte delle forme di vita native è commestibile e la crescita di cereali importati è difficile. Nella sua missione, Olmy scopre pian piano sia la storia dei coloni sul pianeta che le straordinarie forme di vita native.

I coloni sono fondamentalmente ludditi che sono emigrati su Lamarckia nella speranza di condurvi una vita più semplice. Il loro sogno di un’utopia si è rivelato fin da subito un’illusione e la brutale realtà l’ha rapidamente distrutto. La fame e i successivi disaccordi sul modo di governare la colonia ha trasformato rapidamente il sogno in una distopia in cui due fazioni tentano di sopravvivere e allo stesso tempo di sopraffare il nemico.

Olmy, che ha dovuto rinunciare ai suoi potenziamenti mentali per la sua missione, si trova in mezzo ad una guerra civile. Il rischio è quindi non solo di essere ucciso in quanto spia dell’Hexamon ma anche nel corso di una delle battaglie che avvengono tra le due fazioni di coloni.

A causa del basso livello tecnologico esistente su Lamarckia, la storia di Olmy a volta sembra più del genere avventuroso che di fantascienza perciò può piacere soprattutto ai lettori che apprezzano questo tipo di romanzi piuttosto che agli appassionati di fantascienza “hard”. La presenza di una componente scientifica dedicata alle forme di vita di Lamarckia fa pensare che Greg Bear abbia cercato di scrivere un romanzo che potesse piacere un po’ a tutti.

Personalmente, non ho molta simpatia per i ludditi in generale. Trovo che l’idea che una vita senza l’uso della tecnologia sia migliore una pia illusione e sono gentile. L’idea che persone che appartengono ad una civiltà molto più progredita della nostra decidano di abbandonarla per un sogno luddita mi pare francamente pura idiozia.

Fondamentalmente, la mia idea è che i coloni immigrati su Lamarckia abbiano causato la loro stessa rovina con le loro patetiche illusioni perciò meritano tutto ciò che hanno subito. La loro utopia era condannata al fallimento fin dall’inizio e i coloni hanno fatto pagare le loro illusioni anche alle generazioni nate sul pianeta.

In questa situazione, la missione di Olmy non è più di spionaggio, o almeno non solo perché la situazione tra i coloni è sempre più difficile. Riuscire a tornare nell’Hexamon non serve più a far punire gli autori dell’immigrazione illegale ma a salvare i coloni da un’altra carestia.

“Contro evoluzione” è narrato in prima persona da Olmy, perciò è inevitabilmente il personaggio meglio sviluppato. Anche gli altri personaggi importanti vengono visti attraverso i suoi occhi ed è interessante che i leader delle due fazioni in guerra risultino essere davvero simili tra loro.

Secondo me, “Contro evoluzione” è un romanzo tutto sommato buono ma decisamente non all’altezza degli altri due romanzi del ciclo di “Eon”. Devo però dire che la componente avventurosa non è del tipo che piace a me perciò è possibile che a lettori che apprezzano quel tipo di storie possa piacere molto più che a me.



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