Il fiume degli dei di Ian McDonald

Il fiume degli dei di Ian McDonald (edizione britannica)
Il fiume degli dei di Ian McDonald (edizione britannica)

Il romanzo “Il fiume degli dei” (“River of Gods”) di Ian McDonald è stato pubblicato per la prima volta nel 2004. Ha vinto il British Science Fiction Award. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 40 di “Urania Jumbo”. È disponibile in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK e in formato ePub su IBS.

Nel 2047 si avvicina il centesimo anniversario dell’indipendenza dell’India, che però si è frammentata in diversi stati. Il fiume Gange continua ad essere sacro per tutti ma uno dei nuovi stati indipendenti, Awadh, ha costruito una diga e per questo motivo è sull’orlo di una guerra con lo stato vicino del Bharat.

I problemi politici di questi stati si incrociano con altri più globali a causa della presenza di intelligenze artificiali particolarmente evolute distribuite nelle reti di informazioni, alle quali un gruppo di poliziotti indiani dà la caccia per eliminarle. In India finiscono per concentrarsi anche gli interessi di Lisa Durnau, una scienziata che cerca di risolvere il mistero di un artefatto trovato nello spazio che è risultato essere più antico del sistema solare.

Il cyberpunk incontra Bollywood. Questa è l’essenza, ovviamente molto semplificata, de “Il fiume degli dei”, che mette assieme alcuni temi tipici del cyberpunk in una storia ambientata nell’India del futuro. Secondo Ian McDonald, nei prossimi decenni l’India cambierà molto dal punto di vista politico, frammentandosi in vari stati, eppure manterrà l’attuale miscela di tradizioni antichissime e tecnologie all’avanguardia.

È inevitabile che mettendo assieme parecchi temi in un’ambientazione come quella indiana il risultato sia davvero complesso. La storia ha parecchi protagonisti le cui vite si incrociano in vari modi nel corso del romanzo ma la prima parte serve solo a presentarli quasi uno per uno in capitoli separati.

In una situazione del genere, è chiaro che per il lettore è necessario investire nei personaggi. Ci vuole infatti tempo per capire come si svilupperanno le varie sottotrame, che vengono sviluppate in maniera semi-autonoma, e tanto più per vedere dove vada a parare il romanzo nel suo complesso.

Ovviamente non a tutti piace un’impostazione del genere perciò sappiate fin da subito che se questo tipo di scelta narrativa non fa per voi forse è meglio che evitiate di leggere “Il fiume degli dei”. Va chiarito che la presenza di tanti protagonisti con le loro sottotrame non è semplicemente un modo per allungare il romanzo ma è anche dovuto al fatto che alla fine questa è una storia basata fortemente sui personaggi.

Per questo motivo, Ian McDonald dedica parecchio tempo a sviluppare i protagonisti, ognuno dei quali ha il suo background, i suoi desideri e le sue motivazioni. Essi hanno le loro complessità e vanno al di là di una banale divisione tra buoni e cattivi. Per questo motivo, probabilmente lettori diversi simpatizzeranno con diversi personaggi e proveranno avversione per diversi personaggi.

Di alcuni personaggi viene descritta anche la vita di tutti i giorni, che può essere un buon modo per dar loro profondità ma onestamente a volte questa scelta sembra perfino eccessiva. Il problema è che in mezzo a vicende che possono avere conseguenze profonde anche oltre l’India alcune finiscono per essere banali. D’altra parte, stiamo parlando di un romanzo in cui ha la sua importanza anche una soap opera in cui solo alcuni degli attori sono umani.

La presenza di elementi tecnologici come le intelligenze artificiali, ma anche la sofisticatissima nanochirurgia che permette ad una persona di diventare asessuata e la sottotrama legata all’azienda indiana che sta facendo esperimenti sull’energia di punto zero, potrebbero far pensare ad un romanzo di fantascienza “hard”. In realtà, le descrizioni tecniche connesse a queste tecnologie sono davvero minime perché esse sono strumenti utili per sviluppare le storie dei vari personaggi e possono essere avere anche collegamenti religiosi.

In particolare, le intelligenze artificiali più evolute vengono paragonate agli dei dell’induismo. Una di esse viene da alcuni identificata con Kalki, che secondo questa religione è il decimo e ultimo avatar del dio Vishnu. Questo miscuglio riguarda anche l’artefatto trovato nello spazio, che viene chiamato Tabernacolo, e l’eliminazione di un’intelligenza artificiale, chiamata in gergo scomunica.

A qualcuno può sembrare strano mescolare in questo modo tecnologie e religioni ma in fondo su Internet è normale utilizzare termini come avatar e karma adattandoli dai loro significati originali, che sono proprio religiosi.

Tutti questi elementi contribuiscono allo sviluppo di quella che è fondamentalmente una tragedia. Il risultato finale è secondo me buono perché Ian McDonald è davvero bravo nel costruire una grande storia che mette assieme le varie sottotrame ma capisco che non sia adatto a tutti i gusti. Se però vi piacciono romanzi complessi basati sui personaggi e sulle loro storie vi consiglio “Il fiume degli dei”.

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2 Comments


  1. Il “fiume degli Dei” è un romanzo corale, in cui le storie di molti personaggi, nove principali più molti altri secondari, si intrecciano fino a dipingere un ritratto molto dettagliato dell’India del 2047. L’ambientazione indiana, anzi del Bharat, uno degli stati in cui l’India del futuro si è divisa, è coinvolgente, ma estremamente faticosa da digerire, con la sua geopolitica piuttosto confusa ed il linguaggio infarcito di termini indiani (ho scoperto solo alla fine che esisteva un glossario cui fare riferimento, ma avrei preferito di gran lunga l’utilizzo di note a piè di pagina).
    Detto questo, il tema è quasi esattamente lo stesso di “Neuromante” di William Gibson, scritto ormai trent’anni fa: la lotta per la libertà di alcune Intelligenze Artificiali contro coloro che vogliono limitarle. Neuromante però è un romanzo mitico, con un’atmosfera incredibile e una storia che si segue con piacere e divertimento, mentre “Il fiume degli Dei” risulta piuttosto indigesto, vuoi per il linguaggio spesso involuto, vuoi per i (troppi, troppi) dettagli con cui viene dipinta la società indiana. A mio parere l’intera sezione dedicata alla moglie del signor Nandha, il cacciatore di IA, avrebbe potuto tranquillamente essere eliminata senza danneggiare in alcun modo la trama.
    Ho adorato “Necroville” e “Forbici vince carta vince pietra”, quasi più per lo stile che per le storie, e mi dispiace non poter dire altrettanto de “Il fiume degli Dei”.
    Da leggere dotandosi di molta pazienza.

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