Nuove scoperte sul pianeta nano Makemake

Rappresentazione artistica della superficie del pianeta nano Makemake (Immagine ESO/L. Calçada/Nick Risinger)
Rappresentazione artistica della superficie del pianeta nano Makemake (Immagine ESO/L. Calçada/Nick Risinger)

Vari telescopi dell’ESO a La Silla e Paranal, in Cile, sono stati utilizzati per osservare il pianeta nano Makemake. Principalmente, si tratta dei telescopi Very Large Telescope (VLT), New Technology Telescope (NTT) e TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope). I dati ottenuti con altri telescopi più piccoli in Sud America come ad esempio quello di Cerro Armazones, il luogo in cui verrà costruito lo European Extremely Large Telescope (E-ELT), sono stati combinati con i principali per ottenere la massima quantità di informazioni.

Makemake è stato scoperto il 31 marzo 2005 da un team di astronomi dell’osservatorio di Monte Palomar. Questa scoperta venne annunciata assieme a quella di un altro pianeta nano, Eris. Inizialmente, venne chiamato 2005 FY9 e successivamente gli venne dato ufficialmente il nome del creatore dell’umanità e dio della fertilità dell’Isola di Pasqua ricordando che la sua scoperta era avvenuta due giorni dopo Pasqua.

Makemake ha un’orbita molto inclinata rispetto al piano dell’eclittica e vicina a quella di un altro pianeta nano, Haumea. È più lontano dal Sole di Plutone ma più vicino di Eris e il suo periodo orbitale è di 310 anni circa. Non risulta che abbia satelliti.

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La grande occasione per studiare il pianeta nano Makemake è stata il suo passaggio di fronte alla stella NOMAD 1181-0235723 il 23 aprile 2011. L’evento, chiamato occultazione stellare, è durato solo un minuto circa perciò gli astronomi hanno utilizzato una fotocamera ad alta velocità chiamata ULTRACAM in grado di scattare fino a 500 immagini al secondo e un’apparecchiatura agli infrarossi chiamata ISAAC per ottenere una notevole quantità di immagini.

È stato quindi possibile osservare Makemake come mai prima e la prolungata analisi dei dati ottenuti ha permesso di farsi un’idea migliore delle sue caratteristiche. La sua forma è quella di una sfera schiacciata con assi di circa 1.430 e 1.502 chilometri di diametro, circa due terzi di quelli di Plutone ed Eris. Il dubbio maggiore riguardava la possibilità che avesse un’atmosfera e queste ultime osservazioni fanno ritenere che non ce l’abbia.

Plutone ha una tenue atmosfera, invece Eris, che per molti versi gli è simile, non ce l’ha, probabilmente perché è troppo lontano dal Sole. Quando Makemake è passato di fronte alla stella NOMAD 1181-0235723 la sua luce è scomparsa è poi riapparsa in maniera brusca. La presenza di un’atmosfera avrebbe reso questi passaggi graduali. È comunque possibile che ci siano zone dove la pur fioca luce del Sole porti ad una temporanea presenza di un’atmosfera.

Non si tratta di scoperte sconvolgenti ma in un periodo in cui arrivano continue notizie su scoperte riguardanti pianeti lontani a volte centinaia di anni luce può essere curioso scoprire qualcosa di nuovo su un pianeta, seppure nano, del sistema solare.

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