
Il grafene (immagine ©AlexanderAlUS) è un materiale straordinario che ha proprietà tali da essere considerato potenzialmente rivoluzionario nel mondo dell’elettronica ma anche in altri campi. Finora il problema era costituito dalla complessità della produzione di grafene ma ora un gruppo di ricercatori guidato da Jonathan Coleman del Trinity College di Dublino ha pubblicato una ricerca in cui illustra un metodo economico di produzione a livello industriale di questo materiale.
Il grafene è costituito da uno strato di carbonio dello spessore di un solo atomo. Ha una struttura in cui gli atomi formano esagoni con angoli di 120°. In caso di imperfezioni, la struttura può avere forme diverse. Questo materiale ha una robustezza straordinaria, maggiore dell’acciaio, e ha eccellenti proprietà elettriche. Nel 2010 i fisici Andre Geim e Konstantin Novoselov hanno ricevuto il Premio Nobel per la chimica per le loro ricerche sul grafene.
Il grafene viene prodotto a partire dalla grafite, il problema è riuscire a produre questo materiale in quantità e allo stesso tempo con una qualità adeguata perché le sue qualità elettriche non vengano ridotte. La nuova tecnica ideata al Trinity College usa un frullatore da cucina per creare grafene di buona qualità a livello industriale.
Il team guidato da Jonathan Coleman ha messo in mezzo litro d’acqua 10-25 millilitri di detergente e 20-25 grammi di polvere di grafite. Con un frullatore da cucina hanno mescolato il tutto per un tempo tra i 10 e i 30 minuti e alla fine hanno ottenuto una quan quantità di “fiocchi” di grafene microscopici sospesi nell’acqua.
Per ottenere il grafene è necessario un delicato equilibrio tra il detergente e la grafite. Per questo motivo, per il momento non sono stati forniti dettagli precisi sul procedimento, che dovrebbero essere rivelati successivamente. Il metodo è stato brevettato e può essere facilmente adattato per la produzione industriale di grafene di buona qualità.
Esistono già fabbriche di grafene in giro per il mondo ma spesso la qualità non è buona, con strutture deformate e contaminazioni di varie sostanze chimiche. Una tecnica che permetta la produzione di questo materiale in quantità e allo stesso tempo con una buona qualità potrebbe essere la chiave per la prossima rivoluzione elettronica e non solo. Le applicazioni sono potenzialmente tantissime, è solo una questione di costi. Ad esempio, le sue caratteristiche lo renderebbero un eccellente sostituto per le materie plastiche in molti usi. Nei prossimi anni potremmo vedere questo materiale dappertutto.
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