Paleontologia

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Uno schema che indica gli ominini che hanno lasciato tracce genetiche nel DNA degli umani moderni

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di geni appartenenti a due specie sconosciute di ominini nel DNA degli umani moderni. Un team di ricercatori coordinato dall’Università di Berkeley ha usato un nuovo algoritmo chiamato TRACE (TRacking Archaic Contributions via ARG Estimation), che ha sviluppato per ricostruire parentele genetiche tra centinaia di genomi di persone viventi. Ciò ha permesso di riconoscere due componenti genetiche arcaiche provenienti da ominini che si sono incrociati con Homo sapiens in Africa oltre 50.000 anni fa e un’altra risalente a un incrocio avvenuto circa 1,8 milioni di anni fa. I geni super-arcaici del secondo gruppo non derivano da un incrocio diverso con umani moderni bensì da un incrocio con i Denisova.

Illustrazione dell'artista Peter Trusler che ricostruisce l'interazione tra un ittiosauro, uno pterosauro e un pliosauro (Immagine cortesia Peter Trusler)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Gondwana Research” riporta la scoperta di un fossile nell’odierna Australia di un ittiosauro che ha conservato i resti del contenuto del suo stomaco, che includono resti di uno pterosauro. A sua volta, l’ittiosauro mostra notevoli segni di essere stato morso da un pliosauro che gli ha letteralmente spezzato le ossa. Un team di ricercatori guidato dal dottor Matt White dell’Università del New England ha studiato questi fossili e ricostruito questo spaccato dell’ecosistema in cui vissero questi animali, nel periodo Cretaceo. Il risultato mostra una parte della catena alimentare che esisteva in quell’area circa 100 milioni di anni fa.

Una foto e un disegno dell'olotipo di Zhengheornis buyu.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta l’identificazione di un uccello che visse circa 150 milioni di anni fa, nel periodo Giurassico, e mostra un passo dell’evoluzione dal tipo di coda tipico dei dinosauri a quella degli uccelli, dotata del cosiddetto pigostilo. Un team di ricercatori guidato da Wang Min dell’Accademia Cinese delle Scienze che l’ha chiamato Zhengheornis buyu ha studiato un fossile scoperto nel 2024 che ha una coda con 15 vertebre mentre i parenti dei primi uccelli avevano code con oltre 30 vertebre.

Olotipo di T. rex, al Perot Museum of Nature and Science, Texas (Foto Gary Todd)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Bulletin of the American Museum of Natural History” riporta l’identificazione di una nuova specie di mosasauro che è stata chiamata Tylosaurus rex perché le sue caratteristiche indicano che si trattava di un predatore massiccio e feroce. Un team di ricercatori ha riesaminato fossili di tilosauro attribuiti ad altre specie di questo genere tassonomico di mosasauri concludendo che c’erano esemplari con caratteristiche anatomiche sufficientemente diverse da richiedere l’assegnazione a una nuova specie.

Cranio, ulna e femore di scimpanzè (A), di Sahelanthropus tchadensis (B) e di Homo sapiens (C)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di uno studio che porta a concludere che il Sahelanthropus tchadensis era capace di camminare su due gambe circa 7 milioni di anni fa. Un team di ricercatori ha esaminato i fossili disponibili di questo ominino primitivo, con analisi che hanno incluso la modellazione 3D, concludendo che la sua specie aveva molte caratteristiche tipiche delle scimmie con alcuni adattamenti al bipedismo.