Ominini

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Uno schema che indica gli ominini che hanno lasciato tracce genetiche nel DNA degli umani moderni

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di geni appartenenti a due specie sconosciute di ominini nel DNA degli umani moderni. Un team di ricercatori coordinato dall’Università di Berkeley ha usato un nuovo algoritmo chiamato TRACE (TRacking Archaic Contributions via ARG Estimation), che ha sviluppato per ricostruire parentele genetiche tra centinaia di genomi di persone viventi. Ciò ha permesso di riconoscere due componenti genetiche arcaiche provenienti da ominini che si sono incrociati con Homo sapiens in Africa oltre 50.000 anni fa e un’altra risalente a un incrocio avvenuto circa 1,8 milioni di anni fa. I geni super-arcaici del secondo gruppo non derivano da un incrocio diverso con umani moderni bensì da un incrocio con i Denisova.

Cranio, ulna e femore di scimpanzè (A), di Sahelanthropus tchadensis (B) e di Homo sapiens (C)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di uno studio che porta a concludere che il Sahelanthropus tchadensis era capace di camminare su due gambe circa 7 milioni di anni fa. Un team di ricercatori ha esaminato i fossili disponibili di questo ominino primitivo, con analisi che hanno incluso la modellazione 3D, concludendo che la sua specie aveva molte caratteristiche tipiche delle scimmie con alcuni adattamenti al bipedismo.

Scheletro di Homo floresiensis

Un articolo pubblicato sulla rivista “Communications Earth & Environment” riporta uno studio che offre una possibile spiegazione per l’estinzione della specie Homo floresiensis, gli ominini i cui resti fossili sono stati scoperti sull’isola indonesiana di Flores. Un team di ricercatori ha trovato quelle che ritengono prove che circa 61.000 anni fa iniziò un cambiamento climatico che portò a millenni di siccità. La popolazione di Homo floresiensis e l’elefante pigmeo che abitava Flores a quell’epoca vennero colpiti da quella siccità, che potrebbe averne determinato l’estinzione.

Il frammento d'osso Star 1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)” riporta i risultati dell’analisi di un frammento di osso dal quale è stato possibile ricavare abbastanza DNA da attribuirlo a un Neanderthal. Un team di ricercatori guidato da Emily Pigott dell’Università di Vienna, in Austria, ha esaminato questo frammento osseo scoperto nel sito archeologico di Starosele, in Crimea. Si tratta di quello tra i 150 frammenti di ossa che ha fornito i risultati migliori. Datato tra 45.340 e 45.910 anni fa, questo frammento catalogato come Star 1 ha rivelato una parentela tra un Neanderthal che visse in Crimea e altri cinque ominini che vissero in tre siti nella regione dei Monti Altaj, in Siberia, a circa 3.000 chilometri di distanza.

Viste della riproduzione della forma originale del cranio Yunxian 2

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta i risultati di uno studio del cranio fossile catalogato come Yunxian 2 che lo attribuisce alla specie Homo longi. Un team di ricercatori ha esaminato una riproduzione di questo cranio effettuata dopo avergli fatto una TAC, un’operazione necessaria per cercare di riportarla alla forma originale dato che il fossile è fortemente schiacciato.

Il risultato è stato confrontato con altri 100 esemplari di ominini rilevando una combinazione di tratti, alcuni vicini a quelli di Homo erectus e altri ben più simili a quelli di Homo sapiens e alla specie chiamata Homo longi. Alla fine, i ricercatori hanno concluso che questo cranio appartiene a un Homo longi primitivo.