Ominini

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Demografia di ominini

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta una ricerca genetica che offre prove che alcune popolazioni dell’Africa occidentale hanno ereditato una parte dei loro geni da una specie sconosciuta di ominini. Arun Durvasula e Sriram Sankararaman della UCLA hanno compiuto un confronto genetico del DNA di 405 individui africani con quelli disponibili ottenuti da ossa di Neanderthal e di Denisova scoprendo caratteristiche genetiche attribuibili a una specie diversa da queste.

Calotta cranica di Homo erectus di Ngandong

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta una ricerca sull’ultima popolazione conosciuta di Homo erectus. Un team di ricercatori ha compiuto una nuova serie di datazioni di frammenti fossili e sedimenti presenti nel sito di Ngandong, sull’isola di Giava, dove gli esemplari attribuiti a quella specie vennero scoperti concludendo che quella popolazione visse tra 108.000 e 117.000 anni fa. Le datazioni precedenti avevano fornito risultati molto variabili, un risultato preciso può aiutare a capire la storia degli ominini nel sud-est asiatico. Quella popolazione potrebbe in realtà essere un incrocio tra Homo sapiens e un’altra specie di ominini, spiegando alcune sue caratteristiche peculiari.

Ritratto artistico di un Neanderthal (Immagine cortesia Petr Kratochvil (CC0))

Un articolo pubblicato sulla rivista “PLOS ONE” riporta uno studio sulle cause dell’estinzione dei Neanderthal basato su modelli creati usando dati relativi a popolazioni di cacciatori-raccoglitori come parametri. Un team di ricercatori guidato dal dottor Krist Vaesen ha concluso che piccole popolazioni sono state vulnerabili a problemi come l’endogamia, l’effetto Allee che prevede un impatto negativo sulla salute degli individui della popolazione ridotta e fluttuazioni demografiche, fattori che nell’arco di circa 10.000 anni causarono l’estinzione di questa specie.

Un cranio quasi completo di Australopithecus anamensis offre nuovi indizi sull'evoluzione degli ominini

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano diversi aspetti di una ricerca su un cranio fossile di Australopithecus anamensis, la specie più antica del suo genere e considerata l’antenata dell’Australopithecus afarensis, la specie a cui appartiene l’individuo soprannominato Lucy. Yohannes Haile-Selassie, Stephanie Melillo e diversi colleghi nei due team hanno studiato un cranio fossile quasi completo, che lo rende di gran lunga quello meglio conservato tra quelli attribuiti a quella specie. Esso offre nuove informazioni sulla storia degli australopitechi e quindi dell’evoluzione degli ominini che ha portato a quella degli esseri umani.

Il fossile di Chilecebus carrascoensis (Foto cortesia N. Wong and M. Ellison/© AMNH)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta uno studio del cranio fossile conosciuto di Chilecebus carrascoensis, una scimmia estinta che visse circa 20 milioni di anni fa, nel periodo Miocene, nell’odierno Cile. Un team di ricercatori lo ha sottoposto a una TAC ad alta risoluzione per ottenere una ricostruzione digitale tridimensionale che ha permesso di studiarne la struttura interna e quindi quella del cervello. Le nuove informazioni su questo parente primitivo di scimmie e ominidi che si sono evoluti successivamente suggeriscono che l’evoluzione del cervello di questi primati sia stata non-lineare e che esso si sia ingrandito più volte in modo indipendente.