Uno studio indica che ominini si uccidevano tra di loro per mangiarsi un milione e mezzo di anni fa

La tibia KNM-ER 741 e un particolare sui tagli (Foto cortesia Jennifer Clark)
La tibia KNM-ER 741 e un particolare sui tagli (Foto cortesia Jennifer Clark)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” offre prove che ominini che vissero almeno 1,45 milioni di anni fa si uccidevano tra di loro e forse praticavano il cannibalismo. La paleoantropologa Briana Pobiner del Museo Nazionale di Storia Naturale ha diretto lo studio dei segni trovati su una tibia fossile scoperta nel Kenya settentrionale. L’esame di modelli tridimensionali della superficie di questa tibia indica che 11 di quei segni sono stati lasciati da strumenti di pietra e che le loro caratteristiche indicano probabilmente un lavoro di macellazione molto simile a quello visto su ossa di animali fossili macellati da ominini per mangiarli.

Non è certo che l’individuo macellato appartenesse alla stessa specie di quello o quelli che lo uccisero dato che all’epoca diverse specie di ominini potrebbero aver vissuto nella stessa area. Ciò significa che potrebbe non trattarsi di un caso di cannibalismo ma sembra probabile che quegli ominini si uccidessero tra loro.

Antiche ossa di Homo sapiens o di ominini che mostrano segni di macellazione e indicano una pratica del cannibalismo sono state trovate in varie occasioni. Il caso che potrebbe essere il più antico è stato anche il più controverso dato che un cranio scoperto in Sud Africa ha avuto datazioni incerte, tra 1,5 e 2,6 milioni di anni, e discussioni sulle origini dei tagli trovati su di esso.

La paleoantropologa Briana Pobiner ha scoperto un’antica tibia fossile nel Museo Nazionale di Nairobi, in Kenya, durante una ricerca che riguardava i possibili predatori che davano la caccia agli antenati degli umani moderni. Ha cominciato un esame della tibia catalogata come KNM-ER 741 trovandovi però segni che le sono sembrati una prova di macellazione.

Per poter condurre esami più approfonditi, Briana Pobiner ha creato stampi dei tagli e li ha inviati a Michael Pante della Colorado State University senza fornirgli dettagli per non influenzare l’opinione dell’antropologo. Pante ha creato scansioni tridimensionali degli stampi e ha confrontato i tagli con la forma di segni di denti e di tagli da strumenti presente in un grande database.

Il risultato è che 11 segni corrispondono al tipo di danno infitto da strumenti di pietra. Altri 2 segni sono stati probabilmente lasciati dai denti di un grosso felino, forse di una specie dai denti a sciabola che esisteva all’epoca e ha cercato di nutrirsi degli ultimi resti utili lasciati sull’osso.

Le similitudini dei tagli sulla tibia esaminata con quelli trovati su ossa di animali che erano state macellate per mangiarle suggerisce che anche quell’individuo sia stato ucciso per mangiarlo. Nel caso di un rituale, le tracce sulle ossa tendono a essere diverse, ad esempio senza l’estrazione del midollo.

Tutto ciò non offre prove sufficienti di cannibalismo perché non è per nulla certo che la vittima sia stata uccisa da uno o più individui della sua stessa specie. La possibile presenza in quel periodo di più specie di ominini nell’odierno Kenya aveva già reso difficile l’attribuzione della tibia catalogata come KNM-ER 741: inizialmente, era stata attribuita a un Australopithecus boisei ma dopo circa vent’anni un nuovo studio l’aveva attribuita a un Homo erectus basandosi su un confronto con l’individuo soprannominato il ragazzo di Turkana. Anche nel caso di quest’individuo il cui scheletro è stato scoperto nell’odierno Kenya, presso il lago di Turkana, l’attribuzione è complessa perché una parte dei paleontologi/paleoantropologi lo considera un Homo ergaster.

Nonostante i progressi della paleoantropologia ottenuti con la scoperta di molti fossili negli ultimi decenni e con nuove tecniche di esame, l’attribuzione di un osso isolato può essere ancora difficile. La scarsità di tibie di ominini rende incerta la tassonomia del fossile KNM-ER 741 perciò gli autori di questo studio hanno chiamato quell’individuo genericamente ominino.

Se non ci saranno contestazioni sull’attribuzione dei tagli a una tecnica di macellazione o all’interpretazione delle intenzioni dell’autore di quella macellazione, si tratterà del caso più antico ora conosciuto di ominini che si uccidono tra di loro per mangiarsi.

Briana Pobiner ha espresso il suo interesse a condurre un nuovo studio sul cranio scoperto in Sud Africa usando la stessa metodologia usata per studiare la tibia KNM-ER 741. La paleoantropologa ha anche sottolineato come sia possibile fare scoperte straordinarie riesaminando fossili già presenti da tempo in collezioni di musei. In effetti, le nuove tecniche di indagine aiutano le analisi dei fossili e la diffusione rapida e ampia degli studi migliora la qualità delle discussioni.

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