Biochimica / chimica

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Forse l'inosina fu uno dei componenti delle prime forme di vita sulla Terra

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” descrive uno studio sui possibili precursori dell’RNA. Un team di biologi della Harvard University guidato dal premio Nobel Jack Szostak sta cercando di ricostruire i vari passaggi che hanno portato alla nascita della vita con esperimenti di laboratorio e un risultato interessante è arrivato dall’uso dell’inosina come surrogato della guanina, una delle basi dell’RNA e anche del DNA.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Metabolic Engineering” descrive una ricerca che ha lo scopo di migliorare la produzione di certi biocarburanti usando batteri della specie Escherichia coli (o E. coli). Un team dell’Università di Washington a St. Louis guidato da Fuzhong Zhang ha trovato il modo di modificare l’E. Coli per risolvere un problema produttivo con un risultato che può essere utile anche per altri scopi.

Particolare di una membrana di grafene, in rosso, con atomi di silicio in giallo (Immagine cortsia Oak Ridge National Laboratory, US Dept. of Energy. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato qualche giorno fa sulla rivista “Nature Nanotechnology” descrive una ricerca su una nuova tecnica di desalinizzazione dell’acqua di mare utilizzando una membrana porosa fatta di grafene. Questo materiale è considerato rivoluzionario nel campo dell’elettronica per le sue caratteristiche ma ricerche come questa stanno mostrando che può risultare molto utile anche in altri campi. Nel caso della desalinizzazione, il suo uso può renderla molto più efficiente rendendo necessaria molta meno energia per ottenere acqua potabile.

Gli scienziati Michel Nuevo, Christopher Materese e Scott Sandford con un'apparecchiatura usata nella loro ricerca (Foto NASA/ Dominic Hart)

Un gruppo di scienziati dell’Ames Research Center della NASA ha creato uracile, citosina e timina, tre basi azotate che sono tra i componenti chimici di RNA e DNA. Questo risultato è stato ottenuto riproducendo condizioni esistenti nello spazio, anche quello interstellare. Ottenere queste molecole tramite processi non biologici dimostra che almeno parte dei mattoni fondamentali della vita possono essere arrivati sulla Terra dopo essersi formati nello spazio.

Per creare le tre basi azotate, gli scienziati della NASA sono partiti dalla pirimidina, una molecola composta da idrogeno, carbonio e azoto. Essa è stata trovata nelle meteore perciò c’è la certezza che esista nello spazio. Uracile, citosina e timina sono derivati dalla pirimidina e l’esperimento voleva verificare che fosse possibile ottenerle nelle condizioni esistenti nello spazio.

Al meeting della American Geophysical Union tenuto a San Francisco, gli scienziati della NASA hanno rivelato che il Mars Rover Curiosity ha rilevato concentrazioni di metano dieci volte più elevate rispetto alle misurazioni precedenti e successive nell’atmosfera marziana. Si tratta di un risultato molto interessante ma, nonostante l’ottimismo di alcune fonti di informazione, non è una prova della presenza di forme di vita su Marte.