A closed and common orbit. L’orbita ordinaria di Becky Chambers

A closed and common orbit. L'orbita ordinaria di Becky Chambers
A closed and common orbit. L’orbita ordinaria di Becky Chambers

Il romanzo “A closed and common orbit. L’orbita ordinaria” (“A Closed and Common Orbit”) di Becky Chambers è stato pubblicato per la prima volta nel 2016. È il secondo libro della serie Wayfarers e segue “The Long Way. Il lungo viaggio“. In Italia è stato pubblicato da Fanucci in “Narrativa” nella traduzione di Giorgia De Santis.

Sidra è una creatura fuorilegge dato che è un’intelligenza artificiale in un corpo androide. Pepper, che assieme al suo amico Blue è riuscita a ottenere quel risultato, si impegna nell’aiutare Sidra ad adattarsi a una situazione ben diversa rispetto al suo lavoro come intelligenza artificiale di un’astronave. Si tratta di un processo difficile anche se sul suo sentiero Sidra trova nuovi amici.

Jane 23 è una bambina usata assieme a tante altre come lei per compiere vari lavori. Un giorno un’esplosione nella fabbrica in cui vive e lavora sconvolge la sua vita rivelando che esiste qualcosa al suo esterno. Pur spaventata, fugge approfittando del fatto che i robot che gestiscono i lavori non escono dalla fabbrica e finisce per trovare uno shuttle abbandonato dove c’è un’intelligenza artificiale ancora funzionante.

“Il lungo viaggio” era una space opera a pieno titolo con viaggi interstellari pieni di avventure. Questo seguito è completamente diverso nel senso che non riguarda le avventure dell’equipaggio dell’astronave Wayfarer ma solo della sua ex intelligenza artificiale dopo che è stata trasferita in un corpo con un aspetto perfettamente umano. Ciò è contro le leggi e per questo motivo Pepper, che assieme al suo amico Blue ha acquistato e assemblato il corpo androide, deve aiutarla a scoprire la sua nuova identità mantenendo al tempo stesso un basso profilo.

In parallelo, viene raccontata la storia di Jane 23, una bambina creata su un pianeta dove l’ingegneria genetica è di uso comune. Di fatto è una schiava finché non fugge in seguito a un incidente nella fabbrica che fino a quel giorno aveva costituito tutto l’universo per lei e per le altre come lei, cloni usati come forza lavoro.

Ho trovato la parte iniziale di “A closed and common orbit. L’orbita ordinaria” un po’ pesante nelle prime reazioni di Sidra e Jane alle nuove situazioni in cui si trovano. Entrambe si trovano per motivi ben diversi in un mondo che non ha nulla a che fare con quello per cui erano state create. Per certi versi, anche Sidra è una bambina come Jane dopo la sua fuga dalla fabbrica, e le sue reazioni quando esplora le possibilità di una vita da essere umano sono a volte infantili. Ciò ha reso per me un po’ difficile seguire con interesse le loro storie, anche perché Becky Chambers vi ha inserito buoni sentimenti a profusione rendendole a volte un po’ melense.

La mia impressione è migliorata andando avanti con il romanzo perché vengono affrontati temi importanti. Sidra è un’intelligenza artificiale creata per compiere un certo lavoro su un’astronave. Jane è stata creata per compiere un certo lavoro in una fabbrica. L’intelligenza artificiale dello shuttle scoperto da Jane è stata creata allo stesso scopo di Sidra. Insomma, si tratta di esseri senzienti, organici o meno, usati come strumenti, senza alcun diritto.

Nel caso di Sidra, essere inserita in un corpo androide rappresenta un’esperienza completamente nuova. Per Sidra è talmente strano che si riferisce a quel corpo come al kit, come se rimanesse qualcosa di estraneo, come uno degli strumenti dell’astronave in cui lavorava.

In realtà, temi come schiavitù e identità non sono sviluppati particolarmente in profondità ma ci sono parecchi riferimenti che offrono qualche spunto di riflessione. Come “The Long Way. Il lungo viaggio”, anche “A closed and common orbit. L’orbita ordinaria” è un romanzo è basato sui personaggi perciò i vari temi sono collegati ai protagonisti e vanno ben poco oltre.

“A closed and common orbit. L’orbita ordinaria” è per molti versi ben diverso da “The Long Way. Il lungo viaggio” perché le sottotrame si svolgono soprattutto su pianeti e non durante viaggi su un’astronave ma lo stile di Becky Chambers è lo stesso, come anche pregi e difetti. Se resistete alle parti un po’ melense, secondo me vale la pena di leggerlo.

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