
Il romanzo “Il divoratore di mondi” (“Eater”) di Gregory Benford è stato pubblicato per la prima volta nel 2000. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1421 di “Urania” e nel n. 188 di “Urania Collezione” nella traduzione di Vittorio Curtoni.
Alcuni astronomi stanno tentando di comprendere la natura di uno strano fenomeno cosmico. Due lampi gamma a poche ore di distanza sembrano suggerire origini diverse ma risulta essere generata da un minuscolo buco nero che sta entrando nel sistema solare divorando tutto ciò che incontra.
L’attenzione di Benjamin Knowlton, uno degli astronomi, viene divisa tra questo enigma e sua moglie Channing, gravemente ammalata di cancro. Nonostante ciò, lui e il suo collega Kingsley Dart devono cercare di anticipare la traiettoria di quel buco nero divoratore e studiandolo scoprono che è ancora più strano di quanto pensassero.
Nota. Riferendosi ai lampi gamma, Vittorio Curtoni ha tradotto l’espressione inglese gamma-ray burst (o burster) come “burster a raggi gamma”. Occasionalmente traduce il termine “burst” con esplosione pur riferendosi sempre a un lampo gamma.
Gregory Benford ha un dottorato in fisica e ha lavorato attivamente in questo campo come professore universitario e partecipando a varie ricerche scientifiche, in particolare nel campo dell’astrofisica. Ciò significa che le sue storie che contengono argomenti legati a fisica e astrofisica sono realistiche perché l’autore li conosce davvero ed è anche in grado di descrivere in modo assolutamente plausibile il lavoro degli scienziati che inventa.
“Il divoratore di mondi” si presenta subito come un romanzo di fantascienza “hard”, con un mistero astronomico basato sulla rilevazione di due lampi gamma a sole 13 ore di distanza l’uno dall’altro. Avere un’infarinatura di astrofisica aiuta ad apprezzare al meglio la storia ma Gregory Benford inserisce alcune spiegazioni per aiutare i lettori che hanno scarse conoscenze in questo campo.
L’elemento scientifico è fondamentale ma Gregory Benford dà profondità ai protagonisti perché non si limita a creare scienziati che compiono il loro lavoro ma li rende umani con pregi e difetti. Ad esempio, l’autore ci mostra come tra gli astronomi vi siano rivalità e almeno all’inizio ciò viene presentato come parte del rapporto tra Benjamin Knowlton e Kingsley Dart. Il lato umano raggiunge la massima intensità nella storia di Channing Knowlton con la sua malattia, che ha un suo senso all’interno del romanzo che diventa chiaro nella seconda metà.
La prima parte de “Il divoratore di mondi” rimane soprattutto un mistero astronomico che secondo me è ingegnoso ma viene risolto relativamente presto facendo diventare il romanzo qualcosa di diverso. Ciò perché le risposte alle domande iniziali con dati che in apparenza si contraddicono tra loro portano a scoprire qualcosa di davvero alieno che tutto il mondo si trova ad affrontare.
In questa nuova fase, l’elemento scientifico con gli studi specifici del buco nero scoperto dagli astronomi diventa più che mai interconnesso con l’elemento umanistico. Le conversazioni, che costituiscono una parte fondamentale del romanzo, non riguardano più solo singole persone ma anche l’umanità intera. Alcune riflessioni sono anche interessanti ma secondo me si nota chiaramente che Gregory Benford è un fisico e non un filosofo. Un altro autore avrebbe approfondito maggiormente certe implicazioni filosofiche derivanti dallo sviluppo della trama ma la storia sarebbe diventata ben più lunga.
I protagonisti de “Il divoratore di mondi” sono scienziati ma a un certo punto cominciano gli interventi politici. C’è un contrasto tra gli scienziati, che sono tutt’altro che perfetti ma cercano comunque di usare gli strumenti a loro disposizione per agire razionalmente, e i politici, che sembrano andare nel panico e si comportano da idioti. Questa parte del romanzo contiene maggior azione ma secondo me è più debole perché a volte distrae dagli eventi realmente importanti.
Alla fine, le parti più concentrate sulla speculazione scientifica mi sono sembrate quelle migliori. Contengono molte conversazioni ma esse avvengono durante una serie di eventi con continui sviluppi e colpi di scena perciò c’è sempre un ritmo piuttosto rapido e Gregory Benford mantiene una certa tensione.
Complessivamente, “Il divoratore di mondi” mi sembra un buonissimo esempio di fantascienza “hard” che offre speculazione scientifica con un sense-of-wonder fondato su intriganti ipotesi che poggiano su basi realistiche e al tempo stesso protagonisti tridimensionali. Per questo motivo, lo consiglio a tutti i fan di questo tipo di storie.

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Si… A parte il fatto che questa entità che ha divorato mezze civiltà del cosmo poi incontra gli USA che ovviamente gli fanno il culo… 😀
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D’altra parte, da un autore americano è difficile aspettarsi qualcosa di diverso. 😉
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E chi glielo deve fare il culo, la Svizzera? 😀