
Il romanzo “Agency” (“Agency”) di William Gibson è stato pubblicato per la prima volta nel 2020. È il secondo libro della trilogia del Jackpot. In Italia è stato pubblicato da Mondadori in “Omnibus” e nel n. 53 di “Urania Jumbo” nella traduzione di Daniele Brolli.
Verity è un’esperta di beta testing e viene assunta per condurre un test di Eunice, un modello avanzato di assistente digitale che sembra inclusa in occhiali costruiti appositamente. Tuttavia, la trova avanzata in modo incredibile, con delle caratteristiche che le creano diverse perplessità e timori.
Ainsley Lowbeer sta lavorando a un progetto collegato a Verity e Eunice e il suo intervento nel passato genera una nuova linea temporale. Inarica Wilf Netherton di intervenire in quella linea temporale, dove alcuni eventi negativi sono stati evitati ma rimane la minaccia di una guerra atomica.
In “Inverso“, William Gibson aveva presentato un universo narrativo tra presente e futuro che abbraccia diverse linee temporali. Persone che vivono in un futuro postapocalittico possono comunicare con il loro passato ma ciò genera una nuova linea temporale. In “Agency” appaiono nuovamente alcuni protagonisti che vivono in quel futuro mentre il 2017 è una linea temporale diversa da quella del primo libro.
Non è indispensabile aver già letto “Inverso” ma è utile per conoscere già i personaggi del futuro e a capire i riferimenti a Flynne, la protagonista di quel romanzo che vive nel presente. Ciò perché “Agency” è un seguito per quanto riguarda la storia dei personaggi del futuro. Le interazioni tra diverse epoche e le diverse linee temporali rendono complessi i due romanzi e bisogna tener sempre presente che nel 2017 di “Agency” i britannici hanno votato per rimanere nell’Unione Europea e gli USA hanno una presidente donna.
Nonostante questa complessità data dalle ramificazioni temporali, ho trovato “Agency” relativamente facile da leggere. La quantità di dialoghi, esposizione e ripetizione di concetti aiutano a comprendere ciò che avviene nel 2017 di Verity e nel futuro post-Jackpot. Per certi versi, “Agency” estremizza la struttura di “Inverso” nelle parti composte soprattutto da dialoghi che lasciano il sospetto che William Gibson avrebbe potuto tagliare un po’ di pagine. Il lettore che cerca azione potrebbe rimanere deluso perché gli spostamenti di Verity sembrano francamente riempitivi più che azione.
Buona parte di “Agency” sembra una scusa usata da William Gibson per offrire spunti di riflessione su quanto possano essere importanti certi eventi nella storia dell’umanità. Nella linea temporale di Verity, un paio di eventi critici sono stati evitati ma rimane il pericolo di una guerra atomica. Grazie ai progressi tecnologici, le persone nelle nazioni del cosiddetto Primo Mondo hanno tutte le possibilità di informarsi e il problema è come le usano perché una scimmia con lo smartphone rimane una scimmia.
Gli spunti di riflessione offerti da “Agency” sono basati su contenuti tipici delle storie di William Gibson tra possibili evoluzioni delle tecnologie attuali e dettagli collegati alle possibili evoluzioni sociali del futuro prossimo. Tuttavia, rispetto ai suoi normali toni cupi con distopie in cui la tecnologia viene usata per sfruttare gli esseri umani, questo romanzo sembra quasi ottimista. Intendiamoci, l’autore non offre prospettive molto allegre ma mostra una possibilità che almeno una linea temporale abbia un futuro non apocalittico.
Complessivamente, “Agency” mi è sembrato un romanzo che si può definire standard di William Gibson, con i suoi pregi e i suoi difetti. Il dilungarsi su viaggi e personaggi di contorno è forse superiore a qualsiasi altro romanzo di quest’autore e ciò può scoraggiare vari lettori. Chi ha apprezzato “Inverso” potrebbe essere comunque soddisfatto da questo nuovo romanzo in attesa del terzo romanzo della serie del Jackpot.
