Il sangue delle madri di Francesca Cavallero

Il sangue delle madri di Francesca Cavallero
Il sangue delle madri di Francesca Cavallero

Il romanzo “Il sangue delle madri” di Francesca Cavallero è stato pubblicato per la prima volta da Mondadori nel n. 31 di “Urania Jumbo”.

La cyborg Nadja è naufragata sul pianeta e al suo risveglio ha solo qualche frammento di memoria. Viene aiutata a recuperare i ricordi perduti e pian piano ricostruisce la sua storia. Nebra scopre tra i rottami di una navicella qualcosa di estremamente prezioso, qualcosa che qualcuno vuole recuperare a tutti i costi e non avrebbe problemi a ucciderla. La comandante Sya Lawrence viene da una famiglia altolocata di Morjegrad ma preferisce lavorare sul campo piuttosto che godersi i privilegi del suo status sociale. Una missione si rivela più importante e più pericolosa del previsto.

“Il sangue delle madri” è ambientato sullo stesso pianeta di “Le ombre di Morjegrad“, il romanzo vincitore del premio Urania 2018. Si tratta di una storia indipendente perciò aver letto il primo romanzo è utile per conoscere un po’ la società distopica di quella colonia ma non è indispensabile.

Dire che questo nuovo romanzo sia meno urlato e più approfondito del primo potrebbe rendere l’idea delle differenze ma sarebbe una banalizzazione. L’intensità delle storie raccontate ne “Le ombre di Morjegrad” era data anche dal linguaggio ma la centralità di emozioni e sentimenti non significa affatto che il romanzo sia stato scritto in modo superficiale. “Il sangue delle madri” è lungo quasi esattamente il doppio del primo romanzo perciò c’è molto più spazio per sviluppare diverse sottotrame.

Allo stesso tempo, Francesca Cavallero offre maggiori informazioni su Morjegrad e sul resto del pianeta. In particolare, mostra altri aspetti della distopia che sembra un cancro che divora chiunque su quel pianeta non faccia parte di un’elite privilegiata.

I punti di forza de “Le ombre di Morjegrad” vengono mantenuti in questo nuovo romanzo. Le emozioni sono ancora presenti in abbondanza ne “Il sangue delle madri” con le diverse situazioni delle tre protagoniste che vengono usate da Francesca Cavallero per offrirne una maggior diversità con tante sfumature. Tuttavia, in questo romanzo le protagoniste vengono usate per sviluppare tre aspetti di un’unica grande storia.

All’inizio del romanzo, ognuna delle protagoniste conosce solo un frammento della storia per poi scoprire qualcosa di più in un modo o nell’altro. Al centro c’è un mistero legato al SO.K.A.R., un composto biotech che viene sintetizzato in prigioni-laboratorio per essere usato per le sue proprietà di rigenerazione dei tessuti. Le versioni migliori sono riservate a chi può permettersele mentre i lavoratori comuni ricevono dosi della qualità minima indispensabile per permettere loro di continuare a compiere lavori che sono sostanzialmente da schiavi.

Il tentativo di costruire un futuro, anche nel dolore, è un altro elemento ripreso ne “Il sangue delle madri”. Sia gli innesti artificiali che il SO.K.A.R. servono soprattutto ad avere lavoratori in grado di spaccarsi la schiena, organica o meno, per un tempo più lungo ma forse non è l’unica strada possibile. Ci potrebbe essere una speranza anche per i cyborg che cercano di sopravvivere giorno dopo giorno.

Nonostante la lunghezza, “Il sangue delle madri” mantiene un buon ritmo in una narrazione che, attraverso le tre protagoniste, offre rivelazioni e colpi di scena ben congegnati. L’ambientazione distopica e le azioni delle protagoniste nelle loro ricerche che finiscono per incrociarsi pur avendo punti di partenza molto diversi, offrono anche vari spunti di riflessione sull’umanità, con i suoi potenziali di progresso e regresso. Per questi motivi ne consiglio la lettura.

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