The Terror: Infamy – Un passero in un nido di rondini

Nobuhiro Yamato (George Takei) in Un passero in un nido di rondini (Immagine cortesia AMC Studios / Amazon. Tutti i diritti riservati)
Nobuhiro Yamato (George Takei) in Un passero in un nido di rondini (Immagine cortesia AMC Studios / Amazon. Tutti i diritti riservati)

“Un passero in un nido di rondini” (“A Sparrow in a Swallow’s Nest”) è il primo episodio della seconda stagione della serie “The Terror”, che è stata chiamata “The Terror: Infamy”. È trasmessa negli USA da AMC Studios e in altre nazioni su Amazon Prime Video.

Nota. Quest’articolo contiene alcuni spoiler su “Un passero in un nido di rondini”.

Il suicidio di una donna scuote la comunità nippo-americana di Terminal Island, in California, in cui viveva. Eventi che altri abitanti della comunità interpretano come presagi rendono la situazione ancor peggiore. Nel 1941 vivere negli USA ed essere di ascendenza giapponese sta diventando sempre più difficile e qualcuno pensa che un’entità maligna sia in azione.

Dopo la ricezione positiva della prima stagione, un adattamento del romanzo “La scomparsa dell’Erebus” (“The Terror”) di Dan Simmons che aveva una sua conclusione, da parte di pubblico e critica, è stato deciso di creare una serie antologica con una seconda stagione completamente slegata. Anche la nuova storia ha connotazioni soprannaturali e allo stesso tempo è legata ad avvenimenti storici, in questo caso l’internamento di moltissimi giapponesi negli USA dopo l’attacco a Pearl Harbor.

L’attore George Takei, celebre soprattutto per avere interpretato Sulu nella saga di Star Trek, da bambino fu internato anche lui assieme alla sua famiglia in uno di quei campi di internamento per poi essere trasferito in un altro. Come personaggio di “The Terror: Infamy”, non sta solo interpretando un ruolo come un altro ma sta anche ripercorrendo un capitolo di storia che ha vissuto sulla propria pelle. Per questo motivo, ha fatto anche da consulente nello sviluppo della storia.

“Un passero in un nido di rondini” è sostanzialmente un prologo che presenta la vita nella comunità di Terminal Island nel 1941, con le tensioni crescenti nei confronti degli abitanti nippo-americani. L’ambientazione storica è ben curata e i personaggi più importanti cominciano subito a essere caratterizzati. In particolare al centro di quest’inizio della storia c’è la famiglia Nakayama, dove vengono mostrate le differenze di atteggiamento di Henry (Shingo Usami) e Asako (Naoko Mori), nati in Giappone, rispetto al loro figlio Chester (Derek Mio), che è nato negli USA e ha desideri e ambizioni ben diversi da quelli dei suoi genitori.

Lo spettatore vede soprattutto attraverso Chester Nakayama i problemi di identità culturale di quella generazione di americani figli di giapponesi in un momento in cui c’è un rischio crescente di essere sospettato di essere una spia per conto l’Impero giapponese. Un’ulteriore complicazione per Chester è una storia con Luz Ojeda (Cristina Rodlo), una ragazza latino-americana e quindi una relazione all’epoca proibita. Sinceramente questa mi è parsa la parte più debole in quello che dovrebbe essere un episodio drammatico perché un po’ melensa.

Qualcosa di meglio arriva dall’incontro di Chester con Yuko (Kiki Sukezane). La conversazione tra i due non brilla per sottigliezza dato che tra le altre cose viene spiegato in modo esplicito che lui è come un passero in un nido di rondini ma porta in vari modi a un progresso interessante nella trama.

In quest’inizio della seconda stagione la ricostruzione storica mi è parsa la più interessante perché va a scavare in un momento oscuro della storia americana cercando di offrire un ritratto della comunità nippo-americana prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, una base che sarà utile nei prossimi episodi dopo l’internamento nei campi. Gli elementi soprannaturali sono ristretti ad alcuni momenti perciò ancor di più bisognerà attendere gli sviluppi, sperando che non abusino dei cliché del genere horror.

Complessivamente, “Un passero in un nido di rondini” mi è sembrato abbastanza didascalico ma può avere senso nel primo episodio per far comprendere bene la situazione storica agli spettatore. Per me è decisamente abbastanza per continuare la visione di “The Terror: Infamy”.



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