Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di un deposito di fossili risalenti a circa 518 milioni di anni fa nella provincia di Hubei, nella Cina meridionale. Un team di ricercatori ha già guidato lo scavo di 4.351 fossili separati che rappresentano 101 specie di cui 53 nuove. Le caratteristiche del deposito sono simile a quelle della celebre Argillite di Burgess in Canada e del deposito di Chengjiang in Cina, dove la conservazione dei fossili è di elevata qualità. Questi organismi di quello che è stato chiamato il biota di Qingjiang risalgono al periodo conosciuto come l’esplosione del Cambriano e potranno aiutare a comprendere meglio quella diversificazione. Allison Daley dell’Università di Losanna ha pubblicato sempre su “Science” un secondo articolo riguardante il lavoro dei ricercatori in Cina.
L’esplosione del Cambriano è considerata il periodo di massima diversificazione delle specie viventi della storia della vita sulla Terra. All’epoca gli animali primordiali vivevano tutti nei mari e in certe aree c’erano condizioni che favorivano la conservazione degli organismi dopo la loro morte. In particolare, gli organismi di Qingjiang potevano essere avvolti da flussi di fango che li facevano affondare nelle acque più fredde, dove la normale decomposizione dei loro corpi veniva arrestata. Il risultato era analogo alla mummificazione ma sul fondale marino e la conseguenza era che anche i tessuti molli potevano fossilizzarsi.
Storicamente l’Argillite di Burgess rappresenta un punto di riferimento per i palentologi interessati agli organismi del Cambriano proprio per lo stato di conservazione dei fossili, tuttavia la formazione delle Montagne Rocciose li compresse e li riscaldò, alterandone le forme. Gli organismi di Chengjiang invece hanno subito una certa erosione delle acque sotterranee che scorreva sopra i fossili nel corso di milioni di anni. I ricercatori che hanno studiato i fossili di Qingjiang già scavati riportano che il loro stato di conservazione è praticamente perfetto.
Questo deposito che si è già rivelato straordinario è stato scoperto durante l’esplorazione di rocce risalenti all’inizio del periodo Cambriano in quell’area. La scoperta di tracce di antichissimi sedimenti indicava che in quel periodo vi cossero flussi di fango che potevano aver sepolto e preservato organismi che vivevano in quel mare. Ben presto gli scavi hanno rivelato la presenza di fossili, che sono stati chiamati biota di Qingjiang.
L’immagine (Cortesia Dongjing Fu et al., Science. Tutti i diritti riservati), mostra alcuni fossili del biota di Qingjiang: (A) Leanchoilia sp. con dettagli anatomici fini che includono quelli delle grandi appendici. (B) Un nuovo artropode megacheriano di cui i tessuti molli interni sono stati conservati. (C) Un possibile kinorhynch scalidophoran, con corpo segmentato corazzato da spine. (D) Un lobopodio. (E) Un verme appartenente al phylum Priapulida.
Questi fossili sono di circa 10 milioni di anni più antichi rispetto a quelli dell’Argillite di Burgess e varie nuove specie appartengono a gruppi quasi assenti in quel deposito e nel biota di Chengjiang. Il biota di Qingjiang include infatti molti cnidari, il phylum che include coralli, anemoni di mare e meduse, e ctenofori. Assieme alle spugne, sono i primi gruppi di organismi multicellulari emersi ma molti di essi hanno corpi formati soprattutto di acqua che difficilmente lasciano tracce fossili e ciò rende quelli del biota di Qingjiang ancor più preziosi per capire meglio la loro evoluzione.
Il paleontologo Dongjing Fu della Northwest University di Xi’an, in Cina, ha detto chiaramente che Qingjiang sarà la prossima Argillite di Burgess. I primi risultati lo confermano anche se è chiaro che questo è solo l’inizio. Le condizioni geologiche particolarmente stabili dell’area l’hanno trasformata in uno straordinario tesoro che offre un ritratto mai visto di un ecosistema esistente in uno dei periodi chiave per la storia della vita sulla Terra.
