
Avviso. Questa recensione contiene molti spoiler sulla decima stagione della serie “X-Files”!
Il 23 febbraio è terminata in Italia la decima stagione (o se preferite la mini-serie evento) di “X-Files“, che ha segnato il revival di uno dei telefilm che hanno segnato gli anni ’90. David Duchovny ha ripreso il ruolo di Fox Mulder, Gillian Anderson quello di Dana Scully e Mitch Pileggi quello di Walter Skinner.
Sono passati anni dopo gli eventi del film “X-Files – Voglio crederci” e la vita dei Mulder e Scully sembra distante da quella degli anni passati a lavorare per l’FBI. Invece nel primo episodio “La verità è ancora là fuori” (“My Struggle”) Skinner contatta Scully per cercare di organizzare un incontro tra lei, Mulder e Tad O’Malley, che gestisce un programma on line sui complotti.
L’incontro dà inizio a una serie di eventi che catapulta nuovamente Mulder e Scully nel mezzo di complotti, forse veri e forse falsi. Soprattutto, sono gli spettatori a essere catapultati in una narrazione dal ritmo forsennato in cui si susseguono molti eventi e soprattutto molti potenziali colpi di scena riguardanti la mitologia della serie.
Confesso di essermi emozionato moltissimo all’inizio dell’episodio ma a mente fredda devo dire che per molti versi è l’ennesimo pasticcio aggiunto nella mitologia. Almeno parte di ciò che è successo nella serie risulta costruito per portare Mulder lontano dalla verità. Tutto ciò mischiando possibili complotti con pezzi di eventi storici, a cominciare dagli attacchi dell’11/9/2001. Insomma, un episodio per stuzzicare i vecchi fan e spazzare via un po’ della pesantezza della vecchia mitologia.
Il secondo episodio, “Evoluzione della specie” (“Founder’s Mutation”), ha un tema classico di “X-Files”. Mulder e Scully, rientrati nell’FBI in tempi incredibilmente rapidi, affrontano la loro prima nuova indagine. Come tradizione nella serie, alla fine le risposte sono limitate e i protagonisti devono fermarsi di fronte a ostacoli più grandi di loro.
Nell’episodio viene introdotto anche il tema ricorrente in questo revival della famiglia, in questo caso incentrato su William, il figlio di Mulder e Scully. I due si chiedono come viva e immaginano come sarebbe la loro vita se non fossero stati costretti a darlo in adozione. È una forte connessione con il passato che al tempo stesso ci ricorda che sono passati anni dalla fine della serie.
L’episodio “La lucertola mannara” (“Mulder and Scully Meet the Were-Monster”) ci riporta ai toni surreal – demenziali di alcune vecchie storie. La sceneggiatura era stata in origine scritta annifa per il remake (orrendo e giustamente cancellato dopo pochissimi episodi!) della serie “Kolchak: The Night Stalker” e recentemente adattata per il revival di “X-Files”. Non è un caso che la lucertola mannara nel suo aspetto umano sia vestita come Carl Kolchak.
Come spesso succede, questi episodi comici nascondono temi profondi. Ne “La lucertola mannara” c’è anche un ribaltamento del punto di vista per quanto riguarda il mostro, nel senso che la sua mostruosità deriva dal fatto che è stato “infettato” dagli esseri umani.
“Di nuovo a casa” (“Home Again”) è l’episodio in cui i temi legati a famiglia, vita e morte sono più espliciti a causa della sottotrama riguardante la morte della madre si Scully. Quest’evento dà all’episodio un’importanza nella storia personale del personaggio. La trama principale riguardante il mostro della settimana ha un suo senso legato ai rapporti tra persone che però non è particolarmente approfondito.
In “Babilonia” (“Babylon”) temi profondi, in questo caso si parla addirittura di terrorismo, vengono nuovamente sviluppati in un episodio che ha spesso toni comici. La trama viene sviluppata in maniera grezza, basandosi su stereotipi e senza sfumature. La presentazione degli agenti Miller e Einstein, versioni più giovani di Mulder e Scully, rischia di far diventare tutti gli agenti delle caricature di loro stessi.
Dopo cinque episodi in cui vengono mischiati in maniera eterogenea praticamente tutti i temi visti nelle nove stagioni precedenti, si arriva a quello che dovrebbe essere il gran finale, “Ossessione” (“My Struggle II”). La storia riprende quella del primo episodi con sviluppi apocalittici andando più a fondo nella cospirazione. Purtroppo devo dire che ho trovato imbarazzante il fatto che siano scesi a un livello tale da includere scie chimiche e vaccini perché significa che davvero non sapevano più cosa inventarsi o cercano solo di attirare i complottisti più creduloni.
La stagione finisce con un cliffhanger e, anche considerando gli ascolti molto elevati negli USA, possiamo dare per scontato che il revival continuerà. Lo showrunner Chris Carter ha dichiarato che non ci saranno stagioni da 20 episodi come ai vecchi tempi ma probabilmente altre mini-stagioni da 6 episodi.
Certo che poche sceneggiature dovrebbero essere facili da curare, invece questa decima stagione è sembrata basata solo sull’effetto nostalgia e una qualità molto variabile ma tendente al basso. Quel tipo di effetto non dura più di tanto perciò se vogliono continuare a guadagnare da “X-Files” spero che si inventino qualcosa di più adeguato per il futuro.
