Secondo una ricerca genetica la culla dell’umanità è nell’odierno Botswana


Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di un’analisi di DNA mitocondriale di esseri umani moderni per ricostruire l’albero genealogico degli Homo sapiens. Un team di ricercatori guidato da Eva Chan della Genomics and Epigenetics Division del Garvan Institute of Medical Research e dell’Università del Nuovo Galles del Sud ha compiuto una complessa analisi genetica concludendo che la specie umana moderna è emersa circa 200.000 anni fa nell’odierno Botswana, vicino al fiume Zambesi.

Da tempo l’Africa è considerata la culla dell’umanità ma ci sono molte discussioni riguardanti l’esatto luogo in cui sono nati i primi individui con caratteristiche degli Homo sapiens, importante anche per cercare di capire le parentele con altri ominini. Varie ricerche sono state compiute sui fossili trovati nel corso del tempo ma è difficile ottenere risposte esaurienti da quantità limitate di ossa.

Per questo motivo il team guidato da Eva Chan ha scelto un approccio basato sull’analisi del DNA mitocondriale, quello presente negli organelli delle cellule eucariote chiamati mitocondri e separato dal DNA del nucleo delle cellule. Questo DNA, conosciuto anche come mitogenoma, viene trasmesso da madre a figlio/a ed è possibile ricostruire l’albero genealogico umano attraverso le sue mutazioni.

I ricercatori hanno messo assieme 198 mitogenomi nuovi e rari e un database del cosiddetto lignaggio L0, il più antico lignaggio mitocondriale umano conosciuto per un totale di 1.217 mitogenomi. La ricostruzione dell’albero genealogico umano si è basata sulle mutazioni dei mitogenomi e su altri elementi legati a lingua, cultura e distribuzione geografica di diversi sottolignaggi. Il risultato è che i primi Homo sapiens anatomicamente moderni sono emersi circa 200.000 anni fa in un’area a sud del bacino del fiume Zambesi, che include l’odierno Botswana settentrionale espandendosi fino alla Namibia a ovest e allo Zimbabwe a est.

L’area che potrebbe aver ospitato la culla dell’umanità ospitava anche l’antico lago Makgadikgadi, che aveva cominciato ad asciugarsi a causa di movimenti nelle placche tettoniche prima che emergessero gli umani moderni. Per un lunghissimo tempo quella fu un’area umida con condizioni ottimali per la prosperità di un ecosistema. La stabilità a lungo termine potrebbe aver permesso anche agli umani moderni di prosperare per ben 70.000 anni.

L’immagine (Cortesia Chan et al., Nature 2019. Tutti i diritti riservati) mostra a sinistra una mappa della distribuzione del DNA ancestrale tra le popolazioni usate come campione. Il risultato è l’individuazione di quella che secondo i ricercatori è la regione, indicata in arancione chiaro nella mappa a destra, nel Botswana settentrionale che costituirebbe la culla dell’umanità.

Questo studio ha anche ricostruito le prime possibili migrazioni da quell’area grazie alle divergenze genetiche più antiche. Secondo i ricercatori, quelle migrazioni sarebbero avvenute tra 130.000 e 110.000 anni fa, prima verso nord-est e poi verso sud-ovest con vari adattamenti a climi diversi.

Questo studio è stato basato sull’analisi di mitogenomi ma ha usato anche altre discipline scientifiche per ottenere risultati più precisi. Nonostante ciò, i risultati sono stati accolti con cautela a causa della difficoltà di ricostruire con precisione eventi così antichi. Alcune ricerche hanno proposto un’origine più complessa della specie Homo sapiens, con migrazioni all’interno dell’Africa di diverse popolazioni ancestrali che successivamente si sono rimescolate in quelli che consideriamo gli esseri umani moderni. Le tracce genetiche potrebbero essere insufficienti per ricostruire quegli eventi, almeno allo stato attuale.

Le discussioni continueranno, anche perché è difficile definire esattamente cosa sia un Homo sapiens. Due articoli pubblicati nel giugno 2017 sulla rivista “Nature” descrivevano diversi aspetti di uno studio riguardante varie ossa fossili tra cui un cranio e una mandibola scoperti in un sito di Jebel Irhoud, in Marocco, risalenti a circa 300.000 anni fa e attribuiti a Homo sapiens. Non è stato possibile ricavare DNA da quei fossili perciò le valutazioni sono basate su caratteristiche anatomiche. Ciò mostra la complessità di questo tipo di studi e i progressi nelle tecniche genetiche possono essere d’aiuto.

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