Forse la specie Homo sapiens è nata da diverse popolazioni africane

I crani Jebel Irhoud 1 e Qafzeh 9
I crani Jebel Irhoud 1 e Qafzeh 9

Un articolo pubblicato sulla rivista “Trends in Ecology & Evolution” descrive una ricerca sulle origini degli esseri umani moderni. Un consorzio scientifico guidato dalla dottoressa Eleanor Scerri, ricercatrice del Max Planck Institute for the Science of Human History, ha raccolto quelle che sono ritenute prove del fatto che gli antenati degli umani moderni erano sparsi in giro per l’Africa, sono rimasti separati per millenni diversificandosi per poi rimescolarsi per formare gli attuali Homo sapiens.

Probabilmente la specie Homo sapiens ha avuto origine in Africa ma c’è ancora molto da chiarire riguardo alle modalità dell’evoluzione degli umani moderni. In sostanza, c’è da tempo una ricerca di un unico luogo di origine da cui gli umani moderni si sono diffusi inizialmente nel continente e dopo molti millenni hanno cominciato a migrare anche nel resto del mondo.

Secondo il team della dottoressa Eleanor Scerri una ricostruzione basata su elementi antropologici, archeologici, genetici e anche climatici suggerisce una storia diversa che potrebbe rappresentare un caso di speciazione inversa. L’evoluzione porta principalmente a continue ramificazioni con l’emergere di nuove specie. Tuttavia, a volte due popolazioni che sono rimaste distinte per un tempo sufficiente da diventare perfino due specie diverse possono entrare in contatto e, tramite ibridazione, riunirsi e dare origine a un’ulteriore nuova specie.

In questa nuova ricostruzione, la linea evolutiva che ha portato alla specie Homo sapiens ha avuto probbailmente origine in Africa almeno 500.000 anni fa e le prime tracce delle caratteristiche fisiche di questa specie risalgono a circa 300.000 anni fa. Ciò che gli autori di questa ricerca hanno rilevato è che i fossili di Homo sapiens primitivi mostrano una notevole diversità di caratteristiche fisiche e di diffusione geografica.

La situazione nel periodo Pleistocene potrebbe essere stata complessa perché varie popolazioni con caratteristiche fisiche diverse tra loro potrebbero essersi diffuse in giro per l’Africa con occasionali incontri e incroci genetici. Al tempo stesso, è possibile che vi siano stati incroci anche con altre specie di ominini che non possiamo identificare perché non abbiamo tracce del loro DNA a differenza di ciò che è successo successivamente con Neaderthal e Denisova, di cui invece è stato possibile trovare campioni di DNA di vari individui.

La dottoressa Eleanor Scerri ha fatto notare che gli attrezzi di pietra e altri manufatti africani mostrano una distribuzione raggruppata nello spazio e nel tempo. C’è una tendenza al progresso nell’intera Africa ma non in un unico luogo specifico né in un unico periodo.

Il professor Chris Stringer del London Natural History Museum, uno degli autori di questo studio, ha sottolineato alcuni elementi anatomici e genetici. I fossili di Homo sapiens arcaici mostrano miscugli di caratteristiche arcaiche e moderne in diversi luoghi e diversi momenti. Le analisi genetiche, incluse quelle delle popolazioni africane moderne, indicano livelli di diversità che sono difficili da riconciliare con l’idea di un’origine avvenuta in un unico luogo.

L’immagine (cortesia Philipp Gunz/ Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. Tutti i diritti riservati) mostra sul lato sinistro una micro-TAC del cranio Jebel Irhoud 1 risalente a circa 300.000 anni fa, forse il più antico fossile di Homo sapiens, e sul lato destro il cranio Qafzeh 9 risalente a circa 95.000 anni fa. Il confronto mostra la tendenza evolutiva da una forma allungata a una globulare.

L’analisi dei cambiamenti climatici in Africa mostra come vi siano state aree abitabili che sono cambiate nel tempo e sono state spesso isolate. Il Sahara è l’esempio più lampante di area che anticamente era verde e piena di laghi e fiumi mentre ora è un deserto. Alcune regioni tropicali che oggi sono umide e verdi erano anticamente aride.

Questi cambiamenti ambientali hanno portato varie popolazioni umane a lunghi periodi di isolamento in cui hanno sviluppato una loro cultura separata ma anche alcune caratteristiche fisiche specifiche. Successivamente, nuovi cambiamenti hanno portato a contatti che hanno fatto mischiare queste popolazioni.

Le conclusioni esposte dalla dottoressa Eleanor sono che l’evoluzione degli esseri umani moderni è stata multi-etnica e più complessa di quanto si pensasse. Sicuramente questa ricerca farà discutere paleontologi, paleoantropologi, archeologi e anche scienziati che si occupano di altri campi. Se questa teoria venisse confermata, dimostrerebbe ancor di più che il successo della specie Homo sapiens è arrivato in seguito a una serie di incroci tra popolazioni e culture diverse.

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