Lo spazio deserto di M. John Harrison

Lo spazio deserto di M. John Harrison
Lo spazio deserto di M. John Harrison

Il romanzo “Lo spazio deserto” (“Empty Space”) di M. John Harrison è stato pubblicato per la prima volta nel 2012. È il terzo romanzo della serie del Fascio Kefahuchi. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1604 di “Urania” nella traduzione di Flora Staglianò. È anche disponibile in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK e in formato ePub su IBS.

Anna Waterman è riuscita a trovare un po’ di stabilità nella sua vita dopo che il suo ex marito, il fisico Michael Kearney, è sparito, presumibilmente morto. Le cose però sembrano sempre complicarsi in qualche modo e al difficile rapporto con sua figlia si aggiungono strani avvenimenti come il vedere la propria casa andare a fuoco e avvertire la presenza di Michael.

Nel XXV secolo, l’equipaggio dell’astronave Nova Swing è alla ricerca di manufatti alieni. Nel corso di quell’attività illegale ne trovano uno davvero particolare. Nel frattempo, l’assistente deve investigare sull’apparizione di una serie di cadaveri che fluttuano nell’aria.

Dopo alcuni anni, M. John Harrison è tornato al Fascio Kefahuchi con un romanzo che è in parte il seguito sia di “Luce dell’universo” che di “Nova Swing“. Tuttavia, chi ha letto questi due romanzi sa che in questa serie nulla è semplice e soprattutto non lineare. “Lo spazio deserto” riprende varie tematiche e molti personaggi già apparsi ma non i loro protagonisti, che sono spariti, presumibilmente morti. Anche in questo caso, le cose non sono così semplici.

“Lo spazio deserto” continua in parte le sottotrame iniziate nei romanzi precedenti ma sia in quella ambientata nel XXI secolo che in quelle ambientate nel XXV secolo salta avanti di parecchio tempo. Tutto ciò non vuol dire che questo romanzo abbia pochi legami con i precedenti, anzi essi formano una grande storia che sarebbe meglio leggere tutta assieme per cercare di orientarsi nelle sue complessità.

La struttura de “Lo spazio deserto” è più simile a quella di “Luce dell’universo” che a quella di “Nova Swing”, nel senso che c’è una sottotrama ambientata nel XXI secolo e altre sottotrame ambientate nel XXV secolo. Ancora una volta, il collegamento è la misteriosa anomalia cosmica chiamata Fascio Kefahuchi.

Lo stile de “Lo spazio deserto” è quello già sperimentato nei romanzi precedenti. La trama è per molti versi vaga, frammentata in episodi che a volte non sembrano avere connessioni con il resto della storia. In realtà c’è una sorta di percorso, anche se tutt’altro che lineare, ma anche se c’è una conclusione gli elementi di base di tutta la serie rimangono inspiegati.

Se cercate una storia che hanno una risoluzione in cui trovare risposte alle domande poste in essa, i romanzi del Fascio Kefahuchi non fanno per voi. Anche alla fine del terzo romanzo, non aspettatevi di aver capito la natura di quest’anomalia cosmica né di scoprire chi sia l’entità conosciuta come Shrander e occasionalmente con tanti altri nomi.

In certi momenti, l’impressione è che “Lo spazio deserto” non vada avanti nella storia bensì torni in qualche modo indietro con mille connessioni a eventi, personaggi e gatti dei romanzi precedenti. Emblematico in questo senso è il comportamento di Anna Waterman, che si è risposata e ha avuto una figlia eppure dopo molti anni sente nuovamente la presenza dell’ex marito Michael Kearney.

La storia di Anna non è però lineare perché da una parte cerca nel passato dell’ex marito, tanto da interessarsi alle sue vecchie ricerche, ma dall’altra ha una visione dell’incendio della sua casa che non esiste, almeno nel presente. Anche in questo caso, c’è un evento potenziale che non è necessariamente connesso alla linea temporale di Anna. Forse è solo un’illusione ma la realtà come viene concepita normalmente è un’illusione.

Dei tre romanzi, “Luce dell’universo” è quello in cui gli elementi di fisica quantistica sono più espliciti ma tutta la serie sembra costruita come un insieme di eventi quantistici. Le storie raccontate da M. John Harrison non hanno una rigida progressione di causa ed effetto. Invece, ci sono singoli eventi che non sono necessariamente fissi e possono collegarsi ad altri molto distanti nello spazio e nel tempo.

Secondo me, “Lo spazio deserto” è migliore di “Nova Swing”, che alla fine era un po’ limitato per essere parte di una serie come quella del Fascio Kefahuchi. “Luce dell’universo” mi sembra ancora il più brillante della serie, con i suoi mille elementi e ispirazioni. Ne “Lo spazio deserto” M. John Harrison è meno fantasioso ma questo romanzo ha il pregio di rafforzare i precedenti con i tanti collegamenti ad essi.

Se vi sono piaciuti i precedenti romanzi della serie del Fascio Kefahuchi è probabile che vi piacerà anche “Lo spazio deserto”, altrimenti probabilmente lo stile di M. John Harrison non fa per voi. Se non avete letto gli altri romanzi, vi consiglio di cominciare da “Luce dell’universo”.

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