Il terzo occhio della mente di Bob Shaw

Il terzo occhio della mente di Bob Shaw
Il terzo occhio della mente di Bob Shaw

Il romanzo “Il terzo occhio della mente” (“Dagger of the Mind”) di Bob Shaw è stato pubblicato per la prima volta nel 1979. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 832 di “Urania” nella traduzione di Vittorio Curtoni.

John Redpath lavora come cavia in un progetto di ricerca sulla telepatia. Una mattina vede fuori dalla porta di casa sua qualcuno con la faccia priva di pelle ma attribuisce l’orrenda visione ad una nuova droga che gli hanno iniettato per cercare di stimolare le sue capacità mentali. Decide quindi di abbandonare la ricerca anche se la sua unica fonte di reddito.

Cercando di tornare alla normale routine, quando va al laboratorio per comunicare la sua decisione, Redpath flirta con Leila Mostyn, una ricercatrice che lavora al progetto di cui lui è cavia e con la quale vorrebbe cominciare una relazione. Ben presto però avvenimenti sempre più strani cominciano ad accadere. L’incontro con una strana donna lo porta a contatto con uno strano gruppo di persone ma questo contribuisce a fargli pensare di aver perso la sanità mentale.

Spesso nelle sue storie Bob Shaw includeva personaggi affetti da qualche malattia o disabilità e in molti casi il problema riguardava la vista. Ne “Il terzo occhio della mente” il protagonista John Redpath è epilettico e il suo problema non è un limite alla vista ma, al contrario, il fatto che comincia a vedere più di quanto vorrebbe.

Per John Redpath fare da cavia per una ricerca sulla telepatia sembra l’unico modo per avere un lavoro stabile. Quando una nuova droga gli provoca orrende visioni pensa che non valga comunque la pena di continuare. A quel punto però è iniziata una serie di eventi imprevisti che rapidamente sconvolgono la sua vita.

La prima parte di “Il terzo occhio della mente” è concentrata sull’analisi dello stato mentale di John Redpath ed è secondo me di gran lunga la parte migliore del romanzo. All’inizio, Redpath è quasi una persona normale che cerca di convivere con l’epilessia e conduce una vita piuttosto comune anche se il suo lavoro è particolare.

Come tante persone, la sua mente è occupata da problemi sentimentali. Gli piace Leila Mostyn, una ricercatrice che lavora assieme a lui al laboratorio di ricerche ma il rapporto con lei è complesso. Pensa di piacere a Leila ma lei non vuole impegnarsi e ha rapporti anche con altri uomini, un fatto che per Redpath è frustrante.

Lo stato mentale di John Redpath cambia quando un’orrenda visione è solo il primo di avvenimenti sempre più strani. Bob Shaw ha sempre sviluppato bene i protagonisti delle sue storie e in “Il terzo occhio della mente” combina questa sua caratteristica con una storia che per certi versi ricorda lo stile di Philip K. Dick.

Intendiamoci, Bob Shaw non scriveva storie di realtà frammentate e simili. Infatti, ne “Il terzo occhio della mente” viene mostrato anche il punto di vista di altri personaggi, in particolare di Leila, che permettono al lettore di capire cosa stia succedendo realmente.

La storia ha una svolta nella seconda parte del romanzo ma secondo me il cambiamento è negativo. Bob Shaw introduce un nuovo elemento nella storia, un colpo di scena che risulta decisivo per arrivare al finale. Il problema è che questo nuovo elemento non mi pare sviluppato adeguatamente e ciò indebolisce l’ultima parte de “Il terzo occhio della mente”.

In sostanza, la maggior parte del romanzo è un’avvincente storia di poteri mentali che nonostante certi toni più tipici dell’horror che della fantascienza include una forte introspezione psicologica. La parte finale è però qualcosa di diverso, come se Bob Shaw non sapesse come arrivare alla fine e per riuscirci avesse aggiunto un elemento che però secondo me rende la fine piuttosto banale.

È un peccato perché secondo me con un finale all’altezza “Il terzo occhio della mente” poteva essere uno tra i romanzi migliori di Bob Shaw. Così com’è, non posso dire che sia un brutto romanzo ma è chiaro che un finale deludente pesa in un giudizio complessivo molto più che un difetto in un’altra parte della storia. Per questo motivo è davvero difficile consigliarlo anche se per i fan di Bob Shaw e per chi apprezza questo genere di romanzi può comunque valere la pena di leggerlo.

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