
Il romanzo “The Jonah Kit” di Ian Watson è stato pubblicato per la prima volta nel 1975. Ha vinto il premio BSFA come miglior romanzo dell’anno. È inedito in Italia.
I sovietici compiono una serie di esperimenti per imprimere una mente in esseri umani ma anche su balene. Si tratta di esperimenti top-secret ma un bambino scompare dal laboratorio e arriva a Tokyo affermando che la sua mente è quella di un cosmonauta morto rivelando ciò che gli è successo.
Paul Hammond ha già vinto un Premio Nobel ma ritiene di avere le prove di una teoria che sconvolgerebbe totalmente la concezione che gli esseri umani hanno del cosmo. Lo scienziato pensa di poter provare che l’universo che percepiamo in realtà è solo una sorta di ombra di quello reale e che Dio l’ha abbandonato dopo averlo creato.
Il secondo romanzo scritto da Ian Watson mescola elementi scientifici con altri filosofici e anche religiosi sviluppati in diverse sottotrame che iniziano in maniera indipendente. Esperimenti condotti dai sovietici portano alle sottotrame riguardanti il bambino che afferma di avere la mente di un cosmonauta e a quella riguardante le balene mentre una ricerca cosmologica è sviluppata in un’altra sottotrama.
“The Jonah Kit” venne scritto ai tempi della Guerra Fredda e ciò influenza in particolare la sottotrama riguardante gli esperimenti sovietici e le loro conseguenze. Tutto sommato oggi non è cambiato poi tanto perciò ricerche segrete che hanno anche lo scopo di sfruttare certe risorse e sospetti riguardo alle attività di altre nazioni sono rimaste più o meno le stesse.
L’elemento fantascientifico della possibilità di imprimere una mente in altri esseri umani e perfino in animali determina lo sviluppo di una parte del romanzo. Quando un bambino che afferma di avere la mente di un cosmonauta sovietico appare a Tokyo, le persone interpellate per controllarlo devono decidere se si tratti di un caso reale o di qualcos’altro.
Questa sottotrama è quella in cui si sente maggiormente l’atmosfera della Guerra Fredda. La storia si avvicina a quelle di spionaggio con attività segrete e sospetti di inganni. Si tratta di qualche piano contorto dei sovietici con obiettivi misteriosi? È possibile che i sovietici abbiano inventato una tecnologia per imprimere la mente di una persona in un’altra?
La sottotrama riguardante le balene è per certi versi la più semplice, se un elemento narrativo in “The Jonah Kit” può essere definito semplice. La balena sulla quale è stata impressa una mente umana nuota nelle profondità dell’oceano ma ha ricordi umani. È solo il punto di partenza della sua storia.
Queste idee sarebbero più che sufficienti per la maggior parte dei romanzi e perfino per una serie di romanzi ma in “The Jonah Kit” Ian Watson aggiunge anche la sottotrama a sfondo cosmologico. L’autore parte da alcune nozioni di astrofisica per sviluppare speculazioni filosofiche e religiose attorno alla ricerca di uno scienziato che ritiene di aver fatto una scoperta sensazionale.
Ian Watson è davvero un vulcano di idee e la trama di “The Jonah Kit” finisce spesso per essere più che altro una scusa per esporle. Il romanzo ha una lunghezza negli standard del mercato britannico degli anni ’70 perciò è piuttosto breve. La conseguenza è che è sviluppato in buona parte attraverso dialoghi tra personaggi con pochi eventi importanti.
La storia finisce per essere un po’ sacrificata all’esposizione delle idee tramite i personaggi saltando qua e là per il mondo visto che i vari personaggi sono in luoghi molto lontani tra di loro. I protagonisti hanno comunque un certo sviluppo ed è curioso che in genere abbiano vari tratti della personalità negativi. I problemi di comunicazione sono un tratto comune a tutte le sottotrame.
Il risultato è per certi versi caotico, quello che potrei definire un libro fantastico ma un romanzo quasi illeggibile. “The Jonah Kit” è soprattutto un romanzo orientato alle idee con molte speculazioni su di esse, se siete interessati a questo tipo di opere potreste trovarlo davvero intrigante.
