Sting of the Zygons di Stephen Cole

Sting of the Zygons di Stephen Cole
Sting of the Zygons di Stephen Cole

Il romanzo “Sting of the Zygons” di Stephen Cole è stato pubblicato per la prima volta nel 2007. È al momento inedito in Italia.

Il Decimo Dottore porta Martha Jones nella regione inglese del Lake District nel 1909. Lì scoprono che è in atto una caccia alla “Bestia di Westmorland” che ha attirato perfino l’interesse di re Edoardo VII, il cui arrivo è atteso nella zona. La Bestia viene avvistata ma il Dottore si rende conto che si tratta di uno Skarasen e la sua presenza significa che nell’area ci sono anche Zygon.

Il Dottore conosce il grave pericolo legato agli Zygon, che sono in grado di assumere le sembianze degli esseri umani che prendono prigionieri. È necessario scoprire al più presto quali sono i piani degli alieni ma di chi ci si può fidare quando chiunque potrebbe essere uno di loro?

“Sting of the Zygons” fa parte di una collana di romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who”. Essi sono orientati ad un ampio pubblico essendo abbastanza lineari da essere apprezzati anche da lettori molto giovani ma abbastanza sofisticati da poter interessare anche lettori più maturi.

Gli Zygon erano stati protagonisti di “Terror of the Zygons”, un apprezzato serial nella serie classica di “Doctor Who”, ma a livello televisivo erano tornati solo nello speciale per il 50° anniversario “Il giorno del Dottore” (“The Day of The Doctor”). È andata un po’ meglio a livello letterario, dove c’è stata qualche occasionale apparizione di questi alieni.

La trama di “Sting of the Zygons” apporta alcune varianti a quella del serial classico “Terror of the Zygons” e non solo per i protagonisti e l’ambientazione nel 1909 nel Lake District. In questo romanzo il Decimo Dottore viene coinvolto nella ricerca di un gigantesco animale avvistato nell’area e scopre che si tratta di uno Skarasen, la cui presenza è legata a quella degli Zygon.

La presenza degli abitanti locali, degli altri personaggi arrivati per dare la caccia allo Skarasen e soprattutto quella di Martha Jones permette al Dottore di spiegare la sua natura e quella degli Zygon. Certo, è meglio aver visto il serial “Terror of the Zygons” per avere una prospettiva più ampia ma chi non conosce questi alieni trova nel romanzo le informazioni necessarie a conoscerli.

Purtroppo “Sting of the Zygons” ricorda la serie classica di “Doctor Who” anche nella struttura della storia, nel senso che fin troppo spesso i protagonisti non fanno altro che spostarsi da un luogo a un altro. I romanzi di questa collana non sono molto lunghi perciò le pagine usate per descrivere gli eventi più banali sono sottratte ad altri usi più interessanti. Una conseguenza è che i tanti personaggi del romanzo sono spesso stereotipati e non realmente sviluppati.

Senza questi difetti secondo me “Sting of the Zygons” poteva essere davvero un romanzo eccellente per la storia riguardante gli alieni e per l’ambientazione. Nelle storie con gli Zygon un importante fattore di tensione è dato dal fatto che sono mutaforma e possono assumere le sembianze di chiunque riescano a catturare con tutte le conseguenze del caso. L’ambientazione permette a Stephen Cole di fornire uno spaccato della società britannica subito dopo la fine dell’età vittoriana.

Come già le era successo nella serie televisiva, la povera Martha è oggetto di discriminazioni. L’autore non ci racconta certo dei bei vecchi tempi dell’impero britannico, invece ci mostra una società con forti divisioni di classe. In quest’ambientazione, anche personaggi che dovrebbero essere tra i buoni hanno pregiudizi legati a sesso e razza.

Il risultato di questo mix di elementi è un romanzo con molta azione ma non sempre utile a mantenere ritmo e tensione. Ci sono colpi di scena ma a un certo punto la storia comincia a diventare per alcuni versi ripetitiva. Ciò a volte pesa su una trama che dovrebbe essere più concentrata sulla lotta tra il Dottore e gli Zygon.

Alla fine tra pregi e difetti secondo me gli elementi positivi di “Sting of the Zygons” sono maggiori di quelli negativi. Forse Stephen Cole non ha avuto abbastanza tempo per sfruttare meglio le limitazioni nella lunghezza di questi libri ma tutto sommato il risultato è buono perciò secondo me vale la pena di leggere questo romanzo.

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