Snow Crash di Neal Stephenson

Snow Crash di Neal Stephenson
Snow Crash di Neal Stephenson

Il romanzo “Snow Crash” (“Snow Crash”) di Neal Stephenson è stato pubblicato per la prima volta nel 1992. In Italia è stato pubblicato da Shake Edizioni nel n. 2 di Cyberpunkline, da Rizzoli in “BUR 24/7” e da Mondadori nel n. 254 di “Urania Collezione”, in tutti i casi nella traduzione di Paola Bertante.

Hiro Protagonist si arrangia consegnando pizze per la Mafia dato che essere un hacker freelance rende troppo poco per vivere. Ha dei tempi molto stretti per le consegne e durante uno di questi lavori si imbatte in una skater/korriere che si fa chiamare Y.T. e lavora per un’altra azienda, con cui fa amicizia.

Nel suo tempo libero, Hiro sviluppa la sua attività nel Metaverso con il suo avatar di guerriero armato di katana. Un uomo che si fa chiamare Raven offre a Hiro una hypercard contenente Snow Crash, che descrive come una nuova droga. Hiro non si fida di ciò che potrebbe esserci realmente ma il suo collega hacker Da5id collassa dopo aver provato Snow Crash.

L’idea originale di Neal Stephenson era di creare una graphic novel usando il computer in una collaborazione con l’artista Tony Sheeder. Quel progetto prese una strada all’epoca imprevista e diventò un romanzo scritto in modo convenzionale che parla di un futuro tutt’altro che convenzionale.

“Snow Crash” è ambientato in un futuro che era vicino in cui il potere economcio ha preso il sopravvento rendendo quello politico marginale. Le aziende costituiscono l’autorità principale e perfino la mafia è un franchise ufficiale. Negli USA esistono ancora amministrazioni federali ma nel romanzo le loro attività vengono descritte soprattutto per farne oggetto di scherno.

In questo capitalismo senza restrizioni, Hiro Protagonist si guadagna da vivere consegnando pizze per conto della mafia ma è anche un hacker freelance. Allo stesso tempo, è un agente della CIC (Central Intelligence Corporation). Insomma, la sua vita è complicata e quando può la vive in un mondo virtuale in cui è un guerriero.

Una parte significativa del romanzo è ambientata nel mondo virtuale conosciuto come Metaverso, che in quel futuro è il successore di Internet. Si tratta di un concetto che oggi ci è familiare proprio perché Neal Stephenson ha avuto una notevole influenza nel mondo dell’informatica che trent’anni dopo la pubblicazione di “Snow Crash” ha portato alla progettazione di un vero Metaverso.

L’importanza del Metaverso e degli avatar, un concetto che era già presente in comunità di videogiocatori e che Neal Stephenson ha reso popolare, porta a includere “Snow Crash” nel sottogenere cyberpunk. In realtà c’è molto di più, con tanti temi che comunque sono legati in vari modi all’elemento informatico.

Il livello di realtà virtuale e la connessione possibile grazie alla rete di fibre ottiche esistenti nel romanzo sono ancora fantascienza in quasi tutto il mondo. Leggerlo oggi significa trovare un mix di elementi che sono diventati normali o quasi, altri che speriamo rimangano fantascienza e altri ancora che sono frutto di speculazioni di vario tipo, in particolare la droga/virus Snow Crash.

La storia dello Snow Crash mescola l’informatica alla storia, alla linguistica e alla religione con ramificazioni sociali e politiche di vario tipo. Le idee collegate ai linguaggi sviluppate da Neal Stephenson possono essere molto intriganti ma probabilmente la reazione di ogni lettore dipendono notevolmente dalle proprie idee personali, soprattutto per quanto riguarda la religione.

L’insieme dei tanti temi secondo me rende “Snow Crash” per certi versi spettacolare e a volte divertentissimo quando i toni diventano satirici in alcune parti decisamente sopra le righe. Tuttavia, mi è difficile considerarlo completamente riuscito perché è caotico ed eterogeneo non solo nei temi ma anche nel ritmo. Ci sono parti piene d’azione alternate a “spiegoni” lunghissimi. Un sofisticato software chiamato il Bibliotecario viene usato per gli spiegoni legati al linguaggio, che sono cruciali nella trama.

Per le sue caratteristiche, “Snow Crash” richiede al lettore di riuscire a entrare in quell’intreccio di mondo virtuale e reale per apprezzarlo. Il lato cyberpunk (o postcyberpunk?) ha lasciato il suo segno con un’influenza che poche opere hanno avuto e già per questo merita di essere letto a prescindere da qualsiasi etichetta di genere o sottogenere.

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