
Il romanzo breve “Il feticcio rubato” (“Hottentots”) di Paul Di Filippo è stato pubblicato per la prima volta nel 1995 all’interno dell’antologia “Steampunk”, conosciuta anche come “La trilogia Steampunk” (The Steampunk Trilogy). In Italia l’antologia è stata pubblicata come “Steampunk” dall’Editrice Nord nel n. 268 di “Cosmo Argento” e nel n. 45 di “Tascabil Fantascienza” nella traduzione di Maria Cristina Pietri e come “La trilogia Steampunk” da Delos Books nel n. 51 di “Odissea Fantascienza” e da Mondadori nel n. 187 di “Urania Collezione” nella traduzione di Salvatore Proietti.
Il naturalista Louis Agassiz è costretto a collaborare con Jacob Cezar e Dottie, la figlia della “Venere Ottentotta” per trovare un feticcio creato usando le parti intime di sua madre. Al feticcio è attribuita la capacità di evocare antiche divinità per scatenare un’apocalisse sulla Terra.
Il protagonista di questo romanzo breve è un personaggio realmente esistito. Louis Agassiz divenne celebre nel XIX secolo per vari studi in campi che vanno dalla zoologia alla geologia. Tuttavia, soprattutto dopo la sua morte un’ombra è cresciuta sulla sua reputazione per le sue idee creazioniste e per i suoi tentativi di dare un supporto scientifico al razzismo. Paul Di Filippo ne fornisce un ritratto spietatamente satirico.
L’autore fa riferimento anche a un altro personaggio storico, una donna conosciuta come la Venere Ottentotta. Dalle sue parti intime è stato creato un feticcio che ha un potenziale terribile nel campo della magia nera. Da questo punto di vista, l’elemento steampunk de “Il feticcio rubato” è proto-lovecraftiano perché il feticcio permette di evocare i Grandi Antichi. Si può discutere se si tratti di fantascienza o horror visto che molte opere di Lovecraft sono ai confini tra i due generi ma Paul Di Filippo li usa soprattutto per creare un romanzo breve satirico.
In realtà, tra i romanzi brevi dell’antologia “Steampunk”, questo è il più lungo e qualche decennio fa sarebbe stato considerato un romanzo. Come per il genere, è una questione di definizioni ed etichette. Considero il problema della lunghezza rilevante solo perché “Il feticcio rubato” mi è sembrato troppo lungo. La trama è abbastanza esile e viene sviluppata molto attraverso discussioni tra i personaggi, con il risultato che il ritmo a volte è lentissimo.
Si può dire che buona parte della storia serve a sottolineare l’ottusità di Louis Agassiz. Il suo atteggiamento nei confronti di Dottie è estremamente discriminatorio: per il lettore risulta molto rapidamente ovvio che si tratta di una donna molto intelligente e istruita eppure Agassiz continua ottusamente a sostenere che è subumana. Uno scienziato dovrebbe valutare le prove che ha a disposizione, in questo caso Agassiz non si comporta come scienziato bensì rifiuta le prove e continua imperterrito a sostenere i suoi pregiudizi per supportare creazionismo e razzismo con motivazioni che non hanno nulla di scientifico.
Secondo me se “Il feticcio rubato” non fosse così lungo l’elemento satirico, che è quello più forte, sarebbe ancor più efficace. È un peccato perché questo romanzo breve contiene anche varie citazioni collegate agli argomenti trattati, piccole chicche che aumentano il divertimento per il lettore.
