
Il romanzo “Rama II” (“Rama II”) di Arthur C. Clarke e Gentry Lee è stato pubblicato per la prima volta nel 1989. È il seguito di “Incontro con Rama“. In Italia è stato pubblicato da Rizzoli nella collana “La Scala” nella traduzione di Maria Barbara Piccioli e da Mondadori all’interno di “Rama. Il ciclo completo” e nel n. 49 di “Urania Jumbo”.
Settant’anni dopo il passaggio dell’astronave aliena chiamata Rama, ne viene avvistata un’altra che sembra identica. Nonostante la terribile crisi economica globale degli anni precedenti abbia portato a forti tagli nell’esplorazione spaziale, una spedizione viene organizzata per andare a cercare di scoprire i segreti di quella che viene chiamata Rama II.
I membri dell’equipaggio della spedizione che va a esplorare Rama II dovrebbero essere professionisti concentrati sulla ricerca scientifica. Invece, alcuni di essi mostrano ben presto di avere piani segreti e ambizioni personali che interferiscono con le ricerche. Alcuni eventi che potrebbero o meno essere incidenti minacciano ulteriormente la spedizione.
Arthur C. Clarke aveva scritto “Incontro con Rama” come romanzo autoconclusivo ma l’incontro con Gentry Lee cambiò le cose iniziando l’ultima fase della sua carriera, fatta di collaborazioni. In questi nuovi lavori Clarke fornì più che altro idee lasciando l’effettivo lavoro di scrittura soprattutto a un suo collega anche se sulle copertine dei lirbi il suo nome veniva scritto a caratteri più grandi per motivi pubblicitari.
Una delle prime collaborazioni tra Arthur C. Clarke e Gentry Lee fu la trasformazione del romanzo “Incontro con Rama” in una serie. “Rama II” è il primo seguito che comincia circa settant’anni dopo la storia originale perciò in teoria è possibile cominciare dal secondo romanzo anche se è un peccato perdersi il primo.
“Rama II” comincia con un aggiornamento su ciò che è successo nei decenni che sono trascorsi tra il passaggio della prima astronave aliena nel sistema solare e l’avvistamento del secondo. Si vede subito un notevole cambio di tono perché la fantascienza tipica di Arthur C. Clarke era all’insegna di un certo ottimismo e del progresso mentre in questo romanzo si vede sostanzialmente l’opposto.
Nel XXII secolo la Terra è stata colpita da una terribile crisi economica che ha portato a un quasi totale abbandono delle colonie e delle stazioni spaziali. Per molti versi, si tratta di ciò che è avvenuto negli ultimi anni perciò oggi l’inizio di “Rama II” mostra elementi fin troppo familiari.
Alla fine del XXII secolo solo alcuni studiosi si interessano ancora di Rama, l’astronave aliena passata attraverso il sistema solare nel secolo precedente. Tutto cambia quando ne viene avvistata un’altra che sembra identica. Una spedizione viene organizzata per andare a esplorare la seconda astronave e il lettore potrebbe avere il timore di leggere una copia di “Incontro con Rama” ma “Rama II” conferma di essere molto diverso dal primo romanzo.
Gentry Lee ha un background tecnico-scientifico come Arthur C. Clarke con anni di lavoro al Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA ma il suo stile è molto diverso da quello del collega. In “Rama II” ciò si nota per l’attenzione molto maggiore prestata ai personaggi. Purtroppo il modo in cui è stata gestita secondo me diventa più un difetto che un pregio.
“Incontro con Rama” era la storia dell’esplorazione di una misteriosa astronave aliena compiuta da persone molto competenti concentrate sul loro lavoro. “Rama II” è la storia di persone che spesso hanno ambizioni e piani personali che vengono prima di tutto e l’esplorazione della seconda astronave è un mezzo per ottenere vantaggi per se stessi.
In “Rama II” i personaggi sono decisamente più sviluppati che nel primo romanzo e in linea di principio ciò mi andrebbe anche bene. Il problema è dato dal fatto che in questi sviluppi sono compresi elementi da soap opera, in particolare nella storia di Nicole des Jardins, e certi eventi sembrano avere il solo scopo di forzare gli scontri all’interno della spedizione.
L’impressione che ho avuto troppo spesso leggendo “Rama II” è che nella spedizione ci fossero alcuni dilettanti scelti solo per motivi politici. Le loro capacità vengono citate ma il loro comportamento non è professionale e anzi a volte è criminale. La conseguenza è che invece di avere l’esplorazione di un manufatto alieno la storia si focalizza spesso sui rapporti tra i membri della spedizione e in particolare sui loro scontri.
È un peccato perché “Rama II” contiene elementi interessanti dato che la seconda astronave aliena è identica alla prima ma ci sono anche sviluppi diversi. In sostanza, c’era tutto ciò che serviva per costruire una storia intrigante ma troppo spesso la trama secondo me si perde tra elementi di soap opera e scontri tra i personaggi.
L’ultima parte del romanzo è costituita da una crisi in cui i vari personaggi agiscono a seconda del fatto che pensino ai propri interessi personali o con motivazioni più ampie. Ci sono considerazioni etiche e morali interessanti che in buona parte sono sviluppate come motivazioni religiose e secondo me ciò finisce per essere un limite ma mi rendo conto che in questo caso le reazioni sono molto personali.
Il risultato è un minestrone che a volte ho trovato frustrante quando gli elementi che mi interessavano venivano messi in secondo piano da altri che mi sembravano inutili. “Rama II” ha una sua fine ma getta le basi per il terzo romanzo della serie perciò potete leggerlo e decidere da voi se il tono vi piace o meno. Alla fine io l’ho trovato complessivamente discreto ma nulla più, con più difetti che pregi.

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