
Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” descrive gli esami effettuati su resti di lucertole e di un camaleonte primitivo conservati in maniera straordinaria nell’ambra. Si tratta di un totale di 12 esemplari dei quali un geko, una lucertola arcaica e il camaleonte sono risultati particolarmente ben conservati. Si tratta di anelli mancanti nella storia di queste specie perciò stanno fornendo nuove informazioni sull’evoluzione di questi animali.
Questi esemplari erano stati scoperti molti anni fa ma per lungo tempo sono stati parte di una collezione privata. Il proprietario li ha donati all’American Museum of Natural History, dove Edward Stanley dell’Università della Florida li ha trovati e ha cominciato a esaminarli con strumenti modernissimi. Ha infatti utilizzato un’apparecchiatura per effettuare micro-TAC in modo da poter effettuare scansioni dell’interno dei blocchi d’ambra senza danneggiare i fossili.
Le scansioni hanno permesso di identificare quello che è di gran lunga il più antico camaleonte finora trovato con un’età stimata di quasi 100 milioni di anni, 78 milioni di anni più vecchio dell’esemplare che deteneva il record precedente. Non è la prima volta che fossili giungono fino a noi preservati nell’ambra ma nel caso di animali più grandi di insetti si tratta solo di alcune parti mentre in questo caso ci sono alcuni esemplari completi.
Gli animali esaminati sono davvero piccoli, attorno al centimetro di lunghezza, un vantaggio per la paleontologia perché sono stati completamente inglobati nella resina che si è trasformata in ambra. Lucertole così piccole, con la pelle molto delicata e le ossa molto fragili, non si fossilizzano bene. La conseguenza è che la ricostruzione della loro storia e di quella dei camaleonti sono basate su molte ipotesi basate su informazioni limitate. Ciò rende molto importanti questi esemplari preservati nell’ambra.
Gli esami di questi animali hanno rivelato non solo arti intatti ma un livello di conservazione davvero straordinario, fino al colore delle scaglie. Edward Stanley l’ha definita una finestra nella vita tropicale del medio Cretaceo. Si tratta di un periodo critico per la diversificazione di varie specie con anelli mancanti nella loro storia.
Studiando precedenti analisi genetiche, i paleontologi avevano ipotizzato che i camaleonti avessero avuto origine da una famiglia di lucertole chiamata agamidae nel medio Cretaceo ma non c’erano fossili che potessero supportare quell’idea. Secondo Edward Stanley, il ritrovamento di questo camaleonte primitivo suggerisce che l’origine di questi animali sia più antica e non sia avvenuta in Africa come si pensava.
Si tratta davvero di un ritrovamento importante per capire meglio la storia di vari rettili e tecnologie moderne permettono di effettuare esami approfonditi senza danneggiare i reperti. Ci vuole fortuna per trovare fossili così straordinari ma i progressi tecnologici stanno davvero aiutando la paleontologia permettendo esami impensabili non molti anni fa.
