Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm

Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm
Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm

Il romanzo “Gli eredi della Terra” (“Where Late the Sweet Birds Sang”) di Kate Wilhelm è stato pubblicato per la prima volta nel 1976. Ha vinto i premi Hugo, Locus e Jupiter come miglior romanzo di fantascienza dell’anno. In Italia è stato pubblicato da Armenia Editore nel n. 9 de “I Libri di Robot”, dall’Editrice Nord nel n. 90 di “Cosmo Oro” e nel n. 5 di “Un Famoso Classico di Fantascienza” e da Mondadori nel n. 284 di “Urania Collezione”, in tutti i casi nella traduzione di G. P. Sandri.

Il collasso degli ecosistemi causato dal massiccio inquinamento causa tra le altre cose anche epidemie. La famiglia Sumner ha le risorse economiche e professionali necessarie a isolarsi in una piccola comunità dove i suoi membri possono lavorare per riuscire a mantenere viva la civiltà umana.

I piani iniziali dei Sumner devono essere messi da parte quando si rendono conto di essere stati colpiti da una forma di sterilità. L’unica speranza arriva dallo sviluppo di una tecnica di clonazione, anche umana. Il progetto ha successo ma i cloni mostrano di essere connessi tra di loro in modi imprevisti. Un effetto collaterale di questa profonda connessione è che non riescono ad allontanarsi dal gruppo senza sviluppare disturbi mentali che possono diventare profondi se non tornano rapidamente nel collettivo dei cloni.

“Gli eredi della Terra” venne scritto in un periodo in cui già esistevano studi scientifici che offrivano previsioni molto negative sulle conseguenze dell’inquinamento. Stime sulle conseguenze dell’aumento dell’anidride carbonica già prevedevano un riscaldamento globale. Kate Wilhelm prese ispirazione da quegli studi per raccontare un mondo arrivato ormai al collasso ecologico. È un mondo che all’inizio del romanzo già soffre dei problemi già esistenti all’epoca, con una parte della popolazione che soffre di fame e di varie malattie.

All’autrice interessava il mondo postapocalittico perciò la fase del collasso globale, prima ecologico e di conseguenza politico e sociale, viene raccontata in modo abbastanza rapido, condensando anni di eventi in pochi capitoli. Per questo motivo, ci sono solo accenni al problema delle radiazioni diffuse nell’atmosfera da test nucleari condotti da varie nazioni.

Lo sviluppo dei primi cloni viene usato anche per mostrare il contrasto tra gli umani ormai sull’orlo dell’estinzione, con la loro individualità e creatività, e i cloni, che formano una sorta di gestalt in cui sono interconnessi in modo quasi telepatico. Per questo motivo, la violenza fisica tra di essi è inesistente perché sarebbe come farsi del male da soli. Tuttavia, la violenza può esistere sotto varie forme.

Nel mondo nuovo in cui i cloni potrebbero essere gli unici sopravvissuti dell’intera umanità, vengono esplorate le conseguenze delle scelte che compiono. Abbandonare la riproduzione sessuale per perfezionare la clonazione significa che il loro modo quasi telepatico di percepire gli altri rimarrà l’unico esistente, salvo anomalie.

I cloni devono mantenere una vicinanza fisica quasi costante per non rischiare di impazzire ma allo stesso tempo hanno la necessità di avventurarsi fuori dalla loro piccola comunità per recuperare tutte le risorse ancora disponibili perché non sono autosufficienti. Come conciliare queste due esigenze quando i cloni reagiscono come bambini paurosi anche solo alla prospettiva di inoltrarsi nei boschi vicini alla loro comunità?

Il confronto, spesso sotto forma di contrasto, tra queste due versioni dell’umanità viene usato da Kate Wilhelm per esplorare la natura umana, tra pregi e difetti. All’interno del collettivo di cloni c’è ben poca variabilità di pensiero e ciò costituisce uno dei problemi per la sopravvivenza della comunità. Mark è un individuo ed è piuttosto cattivello nei confronti dei cloni ma nel tempo si fa delle idee chiare su ciò che è necessario per la sopravvivenza dell’umanità.

Nonostante l’importanza della clonazione nella trama, “Gli eredi della Terra” è un romanzo fortemente umanistico in cui Kate Wilhelm esplora varie facce dell’umanità come l’identità e l’appartenenza, anche nel contrasto tra individualità e collettività. Ne consiglio la lettura per i tanti spunti di riflessione che offre.

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