L’attribuzione di fossili a nuovi tipi di ominini e le conseguenti controversie mostrano la complessa storia dell’umanità

Viste del cranio di Harbin
Una serie di articoli riporta i risultati di studi separati su fossili appartenenti a specie del genere Homo la cui identificazione è basata su fossili scoperti rispettivamente in Cina e in Israele. In entrambi i casi, la pubblicazione ha provocato controversie. Tre articoli, disponibili qui, qui e qui, pubblicati sulla rivista “The Innovation” riporta vari aspetti dell’identificazione di quello che è stato chiamato Homo longi, basata su un cranio datato almeno 146.000 anni scoperto nell’odierna Cina. Tre articoli pubblicati sulla rivista “Science” riportano vari aspetti dell’identificazione di una popolazione appartenente al genere Homo per ora indicata solo come uomo di Nesher Ramla, basata su fossili datati tra 120.000 e 140.000 anni fa.

Due studi pubblicati quasi contemporaneamente riguardanti fossili di ominini che vissero nel periodo Pleistocene medio mostrano quanto possa essere difficile attribuire ossa isolate a una specie. In questo caso, si tratta di un cranio per quello che è stato chiamato Homo longi e alcuni frammenti di cranio per quello che è stato definito come uomo di Nesher Ramla. La complessità della storia dell’umanità rivelata negli ultimi anni, con l’inclusione di vari incroci, aumenta le difficoltà nell’attribuzione di fossili limitati e le controversie che possono nascere dalla proposta di una nuova specie.

Il cranio scoperto nell’odierna Cina, nella città di Harbin nel 1933 (Immagine in alto cortesia Ni et al. Tutti i diritti riservati), è quasi completo. Ciò ha permesso ai ricercatori che l’hanno studiato di descrivere le varie caratteristiche, alcune simili a quelle dell’Homo sapiens e alcune invece arcaiche. Per questo motivo, è stato proposto il nome Homo longi ritenendolo una nuova specie più vicina a Homo sapiens rispetto ai Neanderthal.

Altri scienziati hanno proposto la possibilità che il cranio scoperto in Cina appartenga a una specie già conosciuta, i Denisova. La difficoltà in quest’attribuzione è dovuta al fatto che pochissime ossa appartenenti a questa specie sono conosciute. I Denisova sono considerati una specie separata da Homo sapiens e Neanderthal in seguiti ad analisi genetiche. Infatti, la maggior parte delle loro ossa è stata scoperta in Siberia, dove le condizioni hanno permesso un’eccellente conservazione e il successo nell’estrazione di DNA. Molte popolazioni asiatiche odierne hanno ereditato geni dai Denisova in seguito a vari incroci perciò non sarebbe una sorpresa trovare i loro fossili in Cina.

Nel caso dei frammenti di cranio scoperti nell’odierno Israele, la situazione è ancor più complicata. La foto in basso (Cortesia Università di Tel Aviv. Tutti i diritti riservati) mostra la dottoressa Rachel Sarig, la dottoressa Hila May e il professor Israel Hershkovitz con i pochi frammenti del cranio scoperto nel sito di Nesher Ramla. I ricercatori sono prudenti nell’attribuzione, coscienti delle difficoltà. Questi fossili sono stati scoperti assieme a ossa di animali e manufatti che mostrano segni tipici della tecnica di Levallois per lavorare la pietra. Altri fossili scoperti nella stessa regione potrebbero appartenere alla stessa popolazione.

I ricercatori che hanno studiato fossili e manufatti israeliani propongono la possibilità di una popolazione che era il frutto di incroci tra diversi gruppi passati per il Medio Oriente in diversi periodi. Sicuramente i Neanderthal vissero anche in Israele e recenti studi indicano che anche gruppi di Homo sapiens potrebbero essere arrivati in quella regione circa 200.000 anni fa. Insomma, la popolazione di Nesher Ramla potrebbe essere stata un misto di diversi gruppi di Neanderthal e Homo sapiens che si sono mescolati nel corso di un periodo molto lungo.

La tecnica di Levallois è stata associata sia a gruppi di Neanderthal che di Homo sapiens perciò non offre informazioni determinanti per l’attribuzione. Secondo alcuni scienziati, le caratteristiche delle ossa studiate potrebbero rientrare nella variabilità dei tratti dei Neanderthal. Insomma, potrebbe trattarsi si una popolazione interessante dal punto di vista paleoantropologico e archeologico ma nulla che possa scuotere l’albero evolutivo umano.

Discussioni attorno a ogni ritrovamento potenzialmente importante di fossili umani sono normali. In questo caso, c’è la coincidenza di studi riguardanti due popolazioni molto lontane tra di loro che sono stati pubblicati quasi contemporaneamente a sottolineare i problemi derivanti dalla complessa storia dell’umanità, fatta di migrazioni e incroci tra popolazioni anche di specie diverse.

Le discussioni attorno al cranio di Harbin e ai frammenti del cranio di Nesher Ramla continueranno grazie alla possibilità di analizzare i dati pubblicati. Potrebbero appartenere a specie già conosciute di ominini ma offrirebbero comunque nuove informazioni sulla storia dell’umanità.

La dottoressa Rachel Sarig, la dottoressa Hila May e il professor Israel Hershkovitz con i pochi frammenti del cranio scoperto nel sito di Nesher Ramla

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