Autocombustione umana di Bob Shaw

Autocombustione umana di Bob Shaw
Autocombustione umana di Bob Shaw

Il romanzo “Autocombustione umana” (“Fire Pattern”) di Bob Shaw è stato pubblicato per la prima volta nel 1984. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 997 di “Urania” nella traduzione di Beata Della Frattina.

Ray Jerome è un giornalista con una formazione da ingegnere perciò ha un atteggiamento molto pratico e con i piedi ben piantati per terra. Quando gli viene assegnato il compito di scrivere un articolo su un caso di autocombustione umana, è tutt’altro che contento. Jerome pensa che si possa trattare di una bufala e non ha nessuna voglia di avere a che fare con quel tipo di storia.

Dopo essersi informato sull’argomento, scoprendo che nel passato ci sono stati casi documentati di autocombustione umana mai davvero spiegati, a Jerome non resta che andare a indagare sull’ultimo caso. Una pista lo porta a cercare un medico, invece si imbatte in un altro caso di autocombustione umana che avviene di fronte ai suoi occhi. C’è davvero qualcosa sotto ma si rivela ben diverso da ciò che avrebbe potuto immaginare.

Il fenomeno dell’autocombustione umana, conosciuto anche come combustione umana spontanea, si riferisce a casi in cui sono stati trovati resti di corpi umani che sembrano essere bruciati in maniera spontanea, senza cause esterne. In questi casi, il calore sviluppato è talmente elevato da ridurre il corpo della vittima quasi completamente in cenere ma esso rimane molto circoscritto.

Varie ipotesi sono state avanzate per spiegare questo fenomeno ma è stato possibile effettuare analisi forensiche solo in pochissimi casi. La conseguenza è che non ci sono ancora spiegazioni certe e per questo motivo alcune teorie sconfinano nel paranormale.

Bob Shaw a volte prendeva ispirazione da pseudoscienze e in “Autocombustione umana” probabilemente l’idea gli è venuta leggendone su qualche fonte di quel tipo piuttosto che da fatti di cronaca. La sua interpretazione di questo fenomeno è però molto scientifica e razionale e non a caso viene scoperta da un personaggio decisamente scettico.

Il protagonista del romanzo Ray Jerome lavora per il Whiteford Examiner, un giornale di provincia. Quando viene incaricato di scrivere un articolo su un caso di autocombustione umana, la sua reazione è negativa sull’argomento. Ben presto però è costretto a cambiare idea quando è il testimone oculare di un nuovo caso.

L’autocombustione umana è alla base di questo romanzo ma Bob Shaw lo sviluppa andando ben oltre. Questo fenomeno permette al protagonista di scoprire che dietro di essa si nasconde qualcosa di molto più grande. La spiegazione che ne viene data è tutt’altro che paranormale ed è connessa ad altri eventi in cui Ray Jerome viene coinvolto.

Come quasi sempre, Bob Shaw fa un gran lavoro nello sviluppo del protagonista di “Autocombustione umana”. Fin dall’inizio del romanzo, gli dà profondità inserendo vari dettagli sul suo passato e sulla sua personalità facendo allo stesso tempo progredire la trama.

Fin dall’inizio, la tensione viene tenuta alta da vari colpi di scena, inizialmente connessi direttamente all’autocombustione umana e successivamente in genere a pericoli di altro genere corsi da Ray Jerome. A ciò è connesso il problema che in varie occasioni lui non sa di chi può fidarsi.

Secondo me, il problema principale di “Autocombustione umana” è che la trama tende a diventare sempre più contorta. Il fatto che la storia vada ben oltre la combustione umana spontanea la rende complessa ma proprio per questo è difficile da gestirne i vari elementi che vengono aggiunti dopo l’inizio focalizzato su quel fenomeno.

Non è la prima volta che un romanzo di Bob Shaw avrebbe avuto bisogno di una maggiore lunghezza per svilupparne meglio la trama. Siccome seguiva standard di lunghezza decisamente inferiori a quelli a cui siamo abituati oggi, certe sue trame ci possono sembrare sviluppate in maniera affrettata.

Secondo me, “Autocombustione umana” è un romanzo che ha un inizio intrigante, a volte la storia rischia di perdersi nella seconda parte e ha un finale ambiguo. Non è il migliore di Bob Shaw ma mi è parso comunque godibile perciò se avete occasione di leggerlo penso che ne valga la pena.

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