Biologia

Piantagione di tè nella contea autonoma di Baisha Li su Hainan (Foto STW932)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Agrobiodiversity” riporta i risultati di uno studio genetico della pianta da tè dell’isola cinese di Hainan che indica come questo tipo della specie Camellia sinensis abbia un’origine indipendente dalle altre varietà. Un team di ricercatori ha effettuato un sequenziamento completo del DNA della pianta da tè di Hainan per confrontarlo con quello degli altri tipi. La conoscenza dell’origine di questo tipo di tè offre tra le altre cose indicazioni utili alla sua conservazione e a migliorarne la coltivazione.

Il campione di roccia che è stato analizzato in questo studio rivelando la presenza al suo interno microrganismi rimasti isolati

Un articolo pubblicato sulla rivista “Microbial Ecology” riporta la scoperta di microrganismi viventi in rocce risalenti a circa due miliardi di anni fa prelevate nel complesso igneo del Bushveld, in Sudafrica. Un team di ricercatori guidato dall’Università di Tokyo ha analizzato campioni di roccia prelevati a circa 15 metri di profondità in un’area che costituisce una delle più grandi formazioni ignee stratificate conosciute.

Quell’area è nota per la presenza di metalli preziosi ma per una volta il tesoro scoperto è sotto forma di microrganismi rimasti isolati in una frattura sigillata nella roccia. Sono interessanti perché si sono evoluti pochissimi nel tempo e offrono anche informazioni interessanti per la ricerca di vita aliena, ad esempio sul pianeta Marte.

Pianta di canna da zucchero del Mozambico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di un sequenziamento di elevata qualità del DNA della canna da zucchero. Il nome si riferisce generalmente alla specie Saccharum officinarum ma in realtà le varietà coltivate sono ibridi con la specie Saccharum spontaneum, chiamata a volte canna da zucchero selvatica. Il genoma poliploide della canna da zucchero è diventato uno dei più complessi conosciuti ed è il motivo per cui è stato così difficile sequenziarlo completamente. Ora un team di ricercatori ha combinato diverse tecniche genetiche per ottenere il genoma della varietà indicata come R570, una di quelle tipicamente coltivate oggi.

Frutti di caffè arabica

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta i risultati di un nuovo sequenziamento del DNA del caffè arabica (Coffea arabica) che ha permesso di individuare varie aberrazioni e diversità genetiche. Un team di ricercatori dell’Università di Udine e dell’Istituto di Genomica applicata (Iga) della città friulana hanno usato le più avanzate tecniche genetiche per ottenere dettagli superiori a quelli delle analisi condotte negli anni scorsi. C’è uno scopo commerciale perché questo studio genetico è stato condotto in collaborazione con Illycaffè e Lavazza ma è importante conoscere in profondità il DNA del caffè arabica anche per fronteggiare i pericoli derivanti da malattie e cambiamenti climatici.

Patescibacteria della specie Southlakia epibionticum (in porpora) sulla superficie di batteri più grandi (in arancione) (Immagine cortesia Yaxi Wang, Wai Pang Chan and Scott Braswell/University of Washington)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Cell” riporta i risultati dell’uso di manipolazione genetica per studiare il comportamento di alcuni batteri appartenenti a un grande gruppo chiamato Patescibacteria. Un team di ricercatori è riuscito a manipolare il DNA di batteri appartenenti al phylum Saccharibacteria, che fa parte di quel grande gruppo, considerato materia oscura microbica per le difficoltà che i biologi hanno avuto a studiarlo. Si tratta di batteri scoperti non molti anni fa che ora sono considerati interessanti per le loro caratteristiche metaboliche, che ad esempio possono includere enzimi utili in applicazioni biotecnologiche.