Fondazione: Il trionfo di David Brin

Fondazione: Il trionfo di David Brin
Fondazione: Il trionfo di David Brin

Il romanzo “Fondazione: Il trionfo” (“Foundation’s Triumph”) di David Brin è stato pubblicato per la prima volta nel 1999. È il terzo libro della cosiddetta seconda trilogia della Fondazione e segue “Fondazione: Il Caos“. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 46 di “Urania Jumbo”.

Hari Seldon dovrebbe aver completate il suo compito relativo alla creazione delle Fondazioni ma ci sono ancora alcuni punti della psicostoria che gli danno da pensare. Un incontro con una persona esterna al progetto che gli suggerisce alcuni collegamenti tra le caratteristiche del suolo di alcuni pianeta e la psicostoria lo intrigano e lo portano a iniziare un viaggio la cui destinazione finale è inaspettata.

Il robot che usava l’identità di Dors Venabili incontra Lodovik Trema, il quale le consegna la testa di R. Giskard Reventlov. Dors comincia a rivivere i ricordi di Giskard, a cominciare da quelli collegati a R. Daneel Olivaw, il quale sta portando avanti un piano che rivela al suo assistente Zun Lurrin.

“Fondazione: Il trionfo” conclude la seconda trilogia della Fondazione con quelli che presumibilmente sono gli ultimi eventi significativi della vita di Hari Seldon. Non molto tempo è passato dagli eventi del secondo libro e ciò include anche scontri tra fazioni, soprattutto quelle di robot.

L’importanza dei robot è la diretta conseguenza delle ultime opere di Isaac Asimov ma le fazioni e i relativi disaccordi sono stati creati dagli autori della seconda trilogia. La Legge Zero è al centro della contesa ma David Brin sfrutta anche le altre Leggi della Robotica nella trama ispirandosi più degli altri autori a tutte le storie di robot.

David Brin continua a sviluppare le trame iniziate nei libri precedenti, compresa quella riguardante le simulazioni di Voltaire e Giovanna D’Arco. Questa fine della trilogia non ha minimamente eliminato le mie perplessità su questa parte della storia, che a mio parere ha appesantito il primo libro inutilmente.

Ho trovato più interessante il viaggio di Hari Seldon, che sembra portato avanti per completare il ritratto dell’Impero Galattico in decadenza. La situazione su Trantor era stata al centro dei romanzi precedenti e già offriva informazioni sui problemi dell’Impero. “Fondazione: Il trionfo” offre altri punti di vista di abitanti di pianeti lontani dal centro dell’Impero, anche per legarsi alle storie originali ambientate dopo la sua caduta.

L’espansione dell’ambientazione per includere altri pianeti viene usata anche per mostrare altri aspetti dell’influenza dei robot. Da questo punto di vista, la seconda trilogia mostra un’umanità malata, il prezzo di millenni di stabilità. David Brin mostra un ulteriore livello dei piani di Daneel Olivaw che collegano la storia anche ai seguiti della trilogia originale scritti da Isaac Asimov.

Per questo motivo, “Fondazione: Il trionfo” non è una riscrittura di parti delle storie originali o una sorta di integrazione di quei racconti ma è maggiormente proiettata al futuro terminando con una risoluzione che determina il destino dell’umanità. Da questo punto di vista, David Brin proietta le possibilità di sviluppo anche oltre il periodo raccontato da Isaac Asimov.

È inevitabile che questa seconda trilogia della Fondazione sia controversa. Gli autori hanno sviluppato idee di Isaac Asimov che già avevano apportato cambiamenti importanti al ciclo della Fondazione e ogni autore ha aggiunto qualcosa di suo. Alla fine, il futuro dopo la caduta dell’Impero risulta ben diverso da quello che ci si aspettava leggendo la trilogia originale.

Secondo me, se si accettano i cambiamenti già apportati da Isaac Asimov, David Brin ha fatto un buon lavoro con “Fondazione: Il trionfo” mettendo assieme le varie parti della grande trama sviluppata nel corso di decenni. Ne consiglio la lettura soprattutto a chi ha apprezzato i precedenti romanzi della seconda trilogia.

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