Nemici nell’infinito di E.C. Tubb

Nemici nell'infinito di E.C. Tubb
Nemici nell’infinito di E.C. Tubb

Il romanzo “Nemici nell’infinito” di E.C. Tubb è stato pubblicato per la prima volta nel 1952 con il titolo originale “Alien Universe” e lo pseudonomo Volsted Gridban e ristampato nel 2009 come “The Green Helix” e il vero nome dell’autore. In Italia è stato pubblicato da Mondadori su “Urania” a puntate in appendice dal n. 190 al n. 205 e nel n. 817 senza indicazione del traduttore e da Profondo Rosso ne “I libri di Profondo Rosso” nella traduzione di Luigi Cozzi.

Caleb comanda il suo astrocargo, una vecchia astronave con la quale riesce a guadagnare nonostante la concorrenza di grossi commercianti spaziali. Cerca di non preoccuparsi della sparizione di varie astronavi nell’iperspazio ma il problema diventa importante per lui quando il professor Armitage gli offre la possibilità di ottenere un guadagno enorme se troverà sua figlia, tra i passeggeri di una delle astronavi scomparse.

Solo una delle astronavi scomparse è stata ritrovata ma il professor Armitage sostiene che ci sono alieni all’opera che attaccano astronavi umane. Caleb accetta di compiere un viaggio con una destinazione del tutto sconosciuta che li porta in un altro universo.

E.C. Tubb è celebre soprattutto per le sue saghe, con quella di Dumarest e quella di Cap Kennedy che costituiscono la maggior parte dei suoi romanzi, ma nel corso della sua carriera ha scritto anche space opera autonome. Spesso avevano caratteristiche tipiche delle storie pubblicate su riviste pulp e di solito scriveva utilizzando pseudonomi. “Nemici nell’infinito” è una space opera che ha alcune premesse avventurose che ci si aspetta da una storia scritta negli anni ’50 che l’autore sviluppa a modo suo.

Per certi versi, Caleb è un anti-eroe dato che a lui interessa solo ottenere qualche guadagno dal commercio interstellare. Comportamenti non proprio irreprensibili dal punto di vista etico e morale sono normali per lui. Non è esattamente un lupo solitario perché la sua astronave ha un equipaggio ma sembra il tipo maggiormente a suo agio nello spazio profondo che in mezzo alla gente. In realtà, il romanzo è breve per gli standard moderni perciò lo sviluppo dei personaggi è piuttosto limitato.

Quando il professor Armitage non riesce a convincere Caleb con le minacce ad andare alla ricerca di sua figlia e dell’astronave su cui viaggiava quando è scomparsa, ci riesce parlandogli del tesoro presente sull’astronave. Inizia così un’avventura piena d’azione e colpi di scena che porta i protagonisti in mezzo a gravi pericoli in una trama con toni che a un certo punto diventano da horror.

L’unico approfondimento degno di nota collegato ai personaggi riguarda l’esplorazione delle diverse reazioni che hanno nell’affrontare gli alieni. E.C. Tubb coglie anche i lati oscuri della natura umana, in questo caso usandoli per aggiungere tensione a una trama già intensa per tutto ciò che avviene a ritmo molto elevato.

Il lato avventuroso rimane prevalente e mi è parso comunque ben scritto anche se alcuni elementi della storia mostrano i loro anni. In particolare, oggi fa sorridere leggere che il motore che permette di viaggiare nell’iperspazio viene monitorato letteralmente a orecchio con solo un paio di strumenti rigorosamente analogici a offrire informazioni sul suo funzionamento assieme al suono che produce.

Questa space opera include anche le caratteristiche migliori della fantascienza di quegli anni. La storia è piena di sense of wonder con l’ambientazione in un futuro in cui i viaggi interstellari sono comuni ma nascondono ancora alcune incognite. E.C. Tubb crea letteralmente un altro universo in cui ci sono alieni aggressivi in grado di viaggiare tra gli universi per attaccare astronavi umane.

“Nemici nell’infinito” è un esempio di alto livello di space opera con le caratteristiche della fantascienza classica ed è tra i romanzi autonomi di E.C. Tubb. Per questo motivo, lo consiglio a chi apprezza storie di fantascienza avventurosa con trame lineari e intense.

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