Il portale degli obelischi di N. K. Jemisin

Il portale degli obelischi di N. K. Jemisin (edizione americana)
Il portale degli obelischi di N. K. Jemisin (edizione americana)

Il romanzo “Il portale degli obelischi” (“The Obelisk Gate”) di N. K. Jemisin è stato pubblicato per la prima volta nel 2016. È il secondo libro della trilogia La Terra spezzata e segue “La quinta stagione“. Ha vinto il Premio Hugo come miglior romanzo dell’anno. In Italia è stato pubblicato da Mondadori in “Oscar Fantastica” e nel n. 17 di “Urania Jumbo” nella traduzione di Alba Mantovani.

Nella città sotterranea di Castrima, Essun e Alabaster possono vivere anche se la loro natura di orogeni è conosciuta. Ciò grazie all’influenza della leader della comunità Ykka e perché gli strani meccanismi che gestiscono tutti i sistemi cittadini funzionano solo in presenza di orogeni. Tuttavia, Alabaster si sta lentamente trasformando in pietra e sa che non gli resta molto da vivere, perciò cerca di insegnare a Essun non solo qualcos’altro sugli orogeni ma anche sugli obelischi. Essun è perplessa quando Alabaster le parla di un oggetto che chiama Luna.

Dopo che Jija ha ucciso suo figlio perché ha scoperto che è un orogeno, è fuggito portando con sé la figlia Nassun. Ha capito che anche lei è un’orogena ma non ha avuto il coraggio di uccidere anche lei. Ci sono voci che al sud esiste un luogo in cui è possibile eliminare l’orogenia da una persona e Jija intende portarvi Nassun.

“La quinta stagione” aveva presentato un mondo segnato da catastrofi ricorrenti la cui memoria va indietro nel tempo per millenni. In questa situazione, il potere degli orogeni può aiutare gli abitanti ma anche provocare ulteriori devastazioni.

L’assenza di informazioni sull’origine degli orogeni ha reso non ben definito il genere del primo romanzo, con elementi di fantascienza apocalittica e post-apocalittica ma con connotazioni fantasy. Ne “Il portale degli obelischi” si parla esplicitamente di magia ma è possibile che si tratti di tecnologie talmente avanzate da essere indistinguibili dalla magia. Per questo motivo, la trilogia è etichettata anche come science fantasy. Sicuramente ciò dà a questo secondo romanzo un sapore ancor più fantasy mostrando come le etichette possano essere limitanti.

“Il portale degli obelischi” continua la storia di Essun e sua figlia Nassun diventa altrettanto protagonista, tanto che le loro storie parallele occupano quasi tutto il romanzo. Attraverso quelle storie, N.K. Jemisin espande ulteriormente quest’universo narrativo concentrandosi in particolare sugli obelischi. Questi oggetti erano stati menzionati più volte ne “La quinta stagione” ma in questo seguito diventano centrali nello sviluppo della storia di Essun, anche per il legame che emerge con la storia del mondo.

Il secondo libro di una trilogia è spesso il più debole perché non ha un inizio né una fine perciò contenere sviluppi importanti è fondamentale. Secondo me, N.K. Jemisin ha fatto un bel lavoro continuando sia con le storie dei personaggi che con le rivelazioni riguardanti gli obelischi, il passato e altro ancora. Certo, il ritmo tende a essere lento perché le rivelazioni arrivano tipicamente attraverso conversazioni in cui Alabaster parla ad Essun di ciò che ha scoperto riguardo al passato, alla magia, alla Luna e agli eventi che hanno portato a quel mondo caotico. Insomma, se cercate azione, questa trilogia non fa per voi.

L’umanità dei personaggi, sia in senso positivo che negativo, rimane un elemento fondamentale anche ne “Il portale degli obelischi” e lo si vede pienamente nell’atteggiamento verso gli orogeni. Già nel primo romanzo si erano viste le discriminazioni nei loro confronti, in questo seguito vediamo come Jija consideri l’orogenia una malattia perciò porta sua figlia Nassun in un luogo in cui si dice che sia possibile “curarla”.

“Il portale degli obelischi” è la seconda parte di una storia più grande perciò anche questo romanzo non ha un vero finale. Se vi interessano i temi trattati in questa trilogia, ve ne consiglio la lettura a prescindere dalle etichette di genere.

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