L’undicesimo comandamento di Lester del Rey

L'undicesimo comandamento di Lester del Rey
L’undicesimo comandamento di Lester del Rey

Il romanzo “L’undicesimo comandamento” (“The Eleventh Commandment”) di Lester del Rey è stato pubblicato per la prima volta nel 1962. In Italia è stato pubblicato dalla Casa Editrice La Tribuna nei nn. 41 e 230 di “Galassia” e dall’Editrice Nord nel n. 190 di “Cosmo Oro” nella traduzione di A. Del Prato e da Mondadori nel n. 218 di “Urania Collezione” nella traduzione di Andrea Tortoreto.

Boyd Jensen è arrivato sulla Terra come studente per uno scambio culturale. Sa che la situazione sul pianeta è molto diversa da quella esistente su Marte perché nel 2190 la Terra sta ancora subendo le conseguenze della guerra atomica di due secoli prima. La situazione per il ragazzo diventa ben più complicata quando scopre che in realtà è stato esiliato da Marte.

Costretto a reinventarsi una vita in una società molto diversa da quella marziana, Boyd Jensen riesce comunque a sfruttare i suoi studi scientifici ed essere assunto in un laboratorio di ricerche biologiche. Le ricerche sono supervisionate da sacerdoti della Chiesa Cattolica Eclettica Americana, una chiesa scismatica che detiene anche il potere temporale e ha imposto l’undicesimo comandamento che impone di essere fecondi e moltiplicarsi.

Le storie postapocalittiche che raccontavano le conseguenze di una guerra atomica erano già un classico all’inizio degli anni ’60. Lester del Rey affrontò questo tema immaginando la società americana due secoli dopo l’apocalisse nucleare con alcuni sviluppi tutt’altro che banali.

Nel 2190 immaginato da Lester del Rey, una chiesa scismatica ha preso il potere nel Nord America approfittando anche della distruzione che ha colpito il Vaticano durante la guerra. La riproduzione viene imposta come comandamento e il risultato è che alla fine del XXII secolo il Nord America è popolato da diversi miliardi di persone. Essi includono mutanti ma non importa perché tutti hanno il dovere di avere figli.

Boyd Jensen è nato e cresciuto su Marte, dove una colonia era stata impiantata prima della guerra atomica. La società marziana è molto selettiva nell’ammettere immigranti per evitare di “inquinare” il proprio pool genetico con mutazioni dannose. Nonostante ciò, Boyd scopre che è stato esiliato perché ha ereditato alcune di quelle mutazioni.

In un romanzo lungo meno di 200 pagine, Lester del Rey offre attraverso l’occhio “alieno” di Boyd Jensen un ritratto di quell’America sovrappopolata. Qualche tecnologia è sopravvissuta alla guerra atomica ma la maggior parte della popolazione vive in povertà e rischia di essere colpita da malattie che possono essere di origine genetica o diffuse in qualche epidemia.

Un elemento che era fuori dal normale in un romanzo del 1962 riguarda le conseguenze dell’azione umana che non si limitano alla devastazione atomica. Boyd Jensen scopre che alcuni problemi ambientali molto seri che possono causare devastazione e morte sono conseguenze a lunghissimo termine di danni causati dagli esseri umani prima ancora dell’apocalisse.

Un altro pregio del romanzo è nel racconto della società distopica del Nord America che va oltre la superficialità. Boyd Jensen ha modo di sentire le opinioni e motivazioni di fedeli e di sacerdoti, anche ai livelli massimi delle gerarchie ecclesiastiche, che gli offrono anche considerazioni non banali. Semmai il romanzo appare datato nella presenza di donne che sembrano essere quelle che in particolare vogliono figli a tutti i costi.

Oggi spesso leggiamo romanzi lunghi che forse sarebbero stati migliori se accorciati ma nel caso de “L’undicesimo comandamento” potrebbe essere vero il contrario. Lester del Rey ci mostra una complessità in quel futuro che è impossibile esprimere pienamente in meno di 200 pagine, anche per quanto riguarda lo sviluppo tanti personaggi che hanno un ruolo significativo. L’autore racconta il minimo indispensabile in particolare su tutto ciò che esula dalla situazione in Nord America. La conseguenza è che ad esempio alla fine sappiamo della società marziana ciò che racconta il protagonista e ben poco altro.

Nonostante l’età, secondo me i meriti di “L’undicesimo comandamento” continuano a superare difetti e limiti. Il ritmo, spesso lento, aiuta ad apprezzare gli spunti di riflessione ed è comunque compensato da vari colpi di scena. Rimane un classico che vale la pena leggere.

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