Le mani dell’Ardipithecus ramidus offrono informazioni sull’evoluzione di mani e piedi negli ominini

Schema dell'evoluzione di mani e piedi negli ominini
Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta uno studio delle mani dell’Ardipithecus ramidus, un ominino che visse circa 4,4 milioni di anni fa. Thomas Cody Prang, professore di antropologia alla Texas A&M University, e alcuni colleghi hanno esaminato le mani fossili dell’esemplare soprannominato Ardi, particolarmente ben conservate. Un confronto con le mani di esseri umani moderni e di scimmie ha fornito nuove informazioni sulla loro evoluzione e sul collegamento con la loro locomozione mostrando una correlazione tra l’evoluzione delle caratteristiche di mani e piedi.

L’Ardipithecus ramidus (foto dello scheletro dell’individuo soprannominato Ardi ©Chartep) è un ominino i cui resti fossili sono stati scoperti a partire dal 1992 nell’Afar, in Etiopia, non molto distante dal luogo in cui vennero trovate le ossa fossili di Lucy, il celebre esemplare di Australopithecus afarensis.

Le caratteristiche anatomiche dell’Ardipithecus ramidus, esaminate anche in altri esemplari scoperti negli anni successivi, hanno suscitato l’interesse di vari ricercatori che stanno studiando l’evoluzione degli ominini. Un articolo pubblicato sulla rivista “eLife” nell’aprile 2019, scritto da un team sempre guidato dal professor Thomas Prang, era concentrato sullo studio dei piedi di quest’antico ominino per valutarne il ruolo nell’evoluzione della locomozione bipede fino agli esseri umani.

Il nuovo studio condotto dal professor Thomas Prang e dai suoi colleghi si è concentrato sulle mani dell’Ardipithecus ramidus mantenendo comunque l’interesse riguardo ai piedi. Prang ha spiegato che la forma delle mani riflette adattamenti a particolari habitat e stili di vita e trovando le connessioni tra forma delle ossa e comportamenti nelle specie viventi è possibile ottenere deduzioni sui comportamenti di specie estinte.

L’immagine (Cortesia Thomas Prang et. al. Tutti i diritti riservati) mostra uno schema dell’evoluzione di mani e piedi degli ominini che riflette un cambiamento evolutivo verso capacità di manipolazione più avanzate e un forzato bipedismo.

Secondo i ricercatori, la mano dell’Ardipithecus ramidus rappresenta una fase più antica della storia evolutiva umana importante perché mostra le caratteristiche degli antenati di esseri umani e scimpanzè. Nelle specie successive all’Ardipithecus ramidus vi fu un notevole salto evolutivo con mani più adatte a compiere lavori sofisticati. È il periodo a cui risalgono i primi strumenti in pietra conosciuti.

In quello stesso tempo, vi fu un passaggio alla locomozione bipede con una diversificazione rispetto agli antenati degli scimpanzè. Ad esempio, gli antenati degli esseri umani persero l’alluce prensile negli adattamenti che portarono ai piedi degli ominini successivi. L’antenato comune di umani e scimpanzè aveva probabilmente adattamenti a una vita arboricola.

L’idea della correlazione tra l’evoluzione delle mani e dei piedi negli ominini non è nuova, tanto che venne proposta da Charles Darwin. Gli studi anatomici che confrontano l’Ardipithecus ramidus con varie specie di scimmie e ominini stanno confermando questa vecchia ipotesi.

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