Paradox Lost di George Mann

Paradox Lost di George Mann
Paradox Lost di George Mann

Il romanzo “Paradox Lost” di George Mann è stato pubblicato per la prima volta nel 2011. È inedito in Italia.

Il Tardis sembra improvvisamente preso dalla frenesia di raggiungere la sua destinazione. Quando si materializza, l’Undicesimo Dottore, Amy e Rory si trovano nella Londra nel 2789, dove scoprono un gruppo di persone che sta recuperando un androide dal Tamigi. Incuriosito, il Dottore riesce a farsi passare per un ispettore e a esaminare l’androide, che risulta essere antico di secoli pur essendo stato costruito usando le tecnologie più avanzate di quel periodo.

Il Dottore riesce a riattivare l’androide che, prima di esaurire tutta la sua energia residua, gli rivela di averlo atteso per oltre un millennio e lo avverte che gli Squall stanno arrivando e che la navicella temporale di Gradius ha causato un buco nel tempo. Per risolvere il mistero, il Dottore deve andare nel 1910 dove ottiene l’aiuto del professor Angelchrist mentre Amy e Rory continuano le loro indagini sulle origini dell’androide nel 2789.

“Paradox Lost” fa parte di una collana di romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who”. Essi sono orientati ad un ampio pubblico essendo abbastanza lineari da essere apprezzati anche da lettori molto giovani ma abbastanza sofisticati da poter interessare anche lettori più maturi. Con le avventure dell’Undicesimo Dottore c’è stato un piccolo cambiamento del formato dei romanzi dedicate alle avventure della nuova serie di “Doctor Who”, che sono diventati leggermente più grandi.

George Mann non era del tutto nuovo a scrivere storie legate a “Doctor Who” perché aveva già collaborato con la Big Finish alla produzione di alcune avventure audio e aveva scritto narrtiva breve legata a questa saga. “Paradox Lost” è stato il suo primo romanzo, nel quale mostra di conoscere i protagonisti e i meccanismi di una storia in cui i viaggi nel tempo hanno un ruolo centrale.

L’autore ha inventato i nemici presenti in questo romanzo, gli Squall, una specie con una mente collettiva che si nutre di energia psichica. Sono parassiti sempre alla ricerca di creature da usare come cibo e scoprire un pianeta popoloso come la Terra è per loro come scoprire un lauto banchetto.

George Mann creato anche un paio di personaggi interessanti come l’androide Arven e il professor Angelchrist. Arven, designazione ufficiale RVN-73, è al centro del mistero scoperto dal Dottore, mostra di essere molto sofisticato e offre alcuni spunti di riflessione sul confine tra la macchina da usare come strumento e l’essere senziente da usare come schiavo. Il professor Angelchrist è un ex agente dei servizi segreti che nel corso della sua carriera ha visto parecchie cose strane, tanto che inizialmente pensavo che potesse essere stato un agente di Torchwood.

La combinazione tra un buon uso dei protagonisti, due buoni personaggi creati per questo romanzo e l’intreccio temporale è ciò che dà forza a “Paradox Lost” anche se a volte la trama è risultata un po’ prevedibile. Alla fine, i collegamenti tra i due diversi periodi sono semplici da seguire per chi ha un minimo di dimestichezza con la saga di “Doctor Who”.

Invece, gli Squall non mi hanno convinto molto come cattivi perché mi sono sembrati un po’ generici, una minaccia creata mettendo assieme due elementi come la mente alveare e l’avere l’energia psichica come cibo. Sono funzionali alla trama come minaccia ma per la loro natura non hanno una reale profondità.

Magari “Paradox Lost” non è il romanzo più brillante tra quelli legati alla saga di “Doctor Who” ma è complessivamente ben confezionato. In sostanza, secondo me è un prodotto di livello medio alto e soprattutto una lettura piacevole per i fan di questa saga. Da leggere in particolare per i fan del gruppo formato da Undicesimo Dottore, Amy e Rory.

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