Colonie di batteri sopravvivono in sedimenti che hanno fino a 100 milioni di anni sotto i fondali oceanici

Uno dei campioni di batteri (Immagine cortesia JAMSTEC)
Uno dei campioni di batteri (Immagine cortesia JAMSTEC)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta la scoperta di colonie viventi di batteri in strati di sedimenti antichi fino a 101,5 milioni di anni negli abissi dell’area dell’Oceano Pacifico chiamata South Pacific Gyre. Un team di ricercatori guidato dal dottor Yuki Morono del JAMSTEC ha trivellato i fondali dell’oceano in un’area dove esso raggiunge quasi 6 chilometri di profondità per prelevare numerosi campioni di sedimenti fino a 100 metri sotto il fondo oceanico. Si tratta dell’area del Pacifico con la più bassa produttività e la minore quantità di sostanze nutritive disponibili, eppure i ricercatori hanno trovato batteri nei sedimenti antichi di milioni di anni e sono riusciti a riportarli a una piena attività metabolica.

Il South Pacific Gyre è parte del sistema di correnti oceaniche con al centro il polo oceanico dell’inaccessibilità, il punto del Pacifico più lontano da tutte le terre emerse. Si tratta di un’area dove le condizioni di vita sui fondali sono davvero difficili ma negli ultimi decenni forme di vita sono state trovate in ambienti davvero estremi. Per questo motivo il dottor Yuki Morono del JAMSTEC (Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology) e il suo team si sono chiesti se forme di vita potessero sopravvivere in quelle condizioni.

Campioni di fondale oceanico e dei sedimenti sotto il fondale oceanico vengono prelevati per condurre ricerche di diversi tipi, da quelle geologiche a quelle climatiche. In certi casi, vengono cercati anche resti di forme di vita, che possono essere fossilizzati nei sedimenti, soprattutto se gli strati risalgono a molti milioni di anni fa. Il team del dottor Yuki Morono ha trivellato il fondale in un’area in cui la profondità è di circa 6 chilometri per circa 100 metri sotto il fondale trovando condizioni in cui l’ossigeno può penetrare fin laggiù. Si tratta di condizioni tutt’altro che ideali per la vita, eppure l’ossigeno è sufficiente per la sopravvivenza di batteri aerobi.

Per verificare lo stato dei batteri aerobi scoperti nei sedimenti, i ricercatori hanno provato a fornire ossigeno e sostanze nutritive ad alcuni campioni in condizioni di laboratorio. Vari esperimenti sono stati compiuti fornendo diverse sostanze. I batteri hanno reagito crescendo e riproducendosi, a diversi ritmi a seconda delle sostanze fornite, dimostrando di essere ancora vivi.

Questi sorprendenti risultati pongono alcune domande sul metabolismo di questi batteri nell’ambiente in cui sono stati trovati. Le colonie scoperte risalgono a milioni di anni fa ma che dire dei singoli batteri? È possibile che un essere vivente riesca a sopravvivere così a lungo in uno stato di stasi o quasi? L’alternativa è che il metabolismo di questi batteri sia molto lento ma comunque sufficiente alla riproduzione, anche in quelle condizioni.

Questa ricerca mostra ancora una volta che forme di vita possono sopravvivere in condizioni estreme sulla Terra. Ciò porta a chiedersi se organismi simili a batteri possano sopravvivere ad esempio nelle condizioni esistenti nel sottosuolo del pianeta Marte, magari con qualche metabolismo particolare adatto a quelle condizioni.

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