The Terror: Infamy – Nell’Oltretomba

I personaggi celebrano l'Obon Festival in Nell'Oltretomba (Immagine cortesia AMC Studios / Amazon. Tutti i diritti riservati)
I personaggi celebrano l’Obon Festival in Nell’Oltretomba (Immagine cortesia AMC Studios / Amazon. Tutti i diritti riservati)

“Nell’Oltretomba” (“Into the Afterlife”) è il decimo e ultimo episodio della seconda stagione della serie “The Terror”, che è stata chiamata “The Terror: Infamy”, e segue “Vieni a prendermi“. È trasmessa negli USA da AMC Studios e in altre nazioni su Amazon Prime Video.

Nota. Quest’articolo contiene alcuni spoiler su “Nell’Oltretomba”.

Durante il sonno, Nobuhiro Yamato (George Takei) vede il suo amico d’infanzia Kazu (Sab Shimono), che gli racconta che tanti anni prima si era trasferito a Hiroshima, dove sono nati i suoi discendenti. La guerra è vicina alla fine ma Chester Nakayama (Derek Mio) deve lottare ancora per salvare suo figlio da Yuko Tanabe (Kiki Sukezane).

In una stagione in cui l’elemento storico era fondamentale, è appropriato che l’ultimo episodio cominci mostrando eventi che seguirono la distruzione di Hiroshima con la prima bomba atomica. George Takei ha avuto un ruolo limitato come attore ma in questo finale il suo Nobuhiro Yamato diventa un personaggio centrale. Il suo contributo inizia con quella che può essere considerata una visione dell’oltretomba e finisce rassicurando Amy Yoshida (Miki Ishikawa).

La sottotrama riguardante Chester Nakayama e la sua famiglia ha un finale che tutto sommato mi è parso buono riuscendo a tirare fuori il meglio della stagione e collegandosi al tema centrale della memoria. Non basta per compensare una stagione in cui questa sottotrama è stata a volte un po’ contorta, anche negli intrecci con le altre sottotrame, ma almeno ha offerto alcuni momenti suggestivi ed emozionanti.

L’epilogo di questa stagione è una riunione dei personaggi per l’Obon (o Bon) Festival, una tradizione in cui i buddhisti onorano gli spiriti dei loro antenati. Nella stagione, per vari membri del cast e dello staff di produzione ciò ha un significato personale mostrato nei titoli di coda con le loro foto accanto a quelle dei loro antenati che vennero internati nei campi. Nel caso di George Takei, il ricordo è diretto dato che lui stesso fu internato quand’era bambino.

Con tutti i suoi difetti, “The Terror: Infamy” è stata comunque interessante per aver messo al centro della storia un periodo oscuro della storia americana. Personalmente avevo scoperto l’esistenza dei campi di internamento per giapponesi-americani proprio grazie a George Takei e seguire questa stagione televisiva mi ha portato a cercare ulteriori dettagli e informazioni. Da questo punto di vista il giudizio è certamente positivo, è un peccato che dal punto di vista artistico la stagione non sia stata all’altezza con una storia e personaggi sviluppati in modo troppo spesso poco bilanciato.



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