Morire a Italbar di Roger Zelazny

Volume dei Massimi della Fantascienza dedicato a Roger Zelazny contenente Signore dei sogni, La pista dell'orrore, Metamorfosi cosmica e Morire a Italbar
Volume dei Massimi della Fantascienza dedicato a Roger Zelazny contenente Signore dei sogni, La pista dell’orrore, Metamorfosi cosmica e Morire a Italbar

Il romanzo “Morire a Italbar” (“To Die in Italbar”) di Roger Zelazny è stato pubblicato per la prima volta nel 1973. In Italia è stato pubblicato da Longanesi & C. nel n. 9 di “Fantapocket” e da Mondadori all’interno del n. 18 de “I Massimi della Fantascienza” e nel n. 201 di “Urania Collezione” nella traduzione di Cinzia Boni Ruccellai.

Heidel von Hymack è un uomo che, grazie a un contatto con una divinità, ha ricevuto il potere di curare le persone semplicemente toccandole con le mani. Conosciuto semplicemente come “H”, usa il suo potere su diversi pianeti ma in seguito a un incidente comincia a manifestarsi l’altra faccia di quel potere, quella che provoca la morte al tocco invece della guarigione.

Malacar Miles è stato un militare per molti anni e pensa di poter sfruttare i poteri di Heidel von Hymack per distruggere i suoi nemici. Trovarlo però non è semplice e nella sua ricerca deve superare vari ostacoli perché sono in azione anche forze superiori che hanno altri piani per “H”.

“Morire a Italbar” è un romanzo che ha avuto uno sviluppo complicato. Roger Zelazny scrisse la prima versione nel 1969 dopo essere diventato uno scrittore a tempo pieno per onorare il contratto con l’editore, che però non lo pubblicò. Nel 1972 lo revisionò e vi aggiunse parecchio materiale riuscendo a farlo pubblicare nel 1973. Anni dopo, l’autore dichiarò di averlo scritto in fretta perché aveva bisogno di guadagnare un po’ di soldi, lo definì il suo peggior romanzo e affermò che se potesse eliminare un suo romanzo sarebbe “Morire a Italbar”.

Tra le parti aggiunte al romanzo nella versione poi pubblicata, c’è quella che include Francis Sandow, il protagonista del romanzo “Metamorfosi cosmica” (“Isle of the Dead) del 1969, che aveva avuto successo anche fuori dagli USA. “Morire a Italbar” non è esattamente un seguito ma i due romanzi sono ambientati nello stesso universo narrativo.

Forse perché sentiva la necessità di scrivere in fretta il romanzo, Roger Zelazny vi inserì vari elementi tipici delle sue opere. L’autore aveva una predilezione per la mitologia e creava personaggi più o meno divini ispirati a varie tradizioni classiche. Nell’universo narrativo di “Morire a Italbar” ci sono esseri che possono essere considerati divinità tra i quali quella che dà un potere di vita o di morte a Heidel von Hymack. Immortalità, morte e la loro possibile contrapposizione sono un altro tema presente in varie opere di Zelazny.

“Morire a Italbar” ha due sottotrame principali separate per quasi tutto il romanzo che seguono i due protagonisti, Heidel von Hymack e Malacar Miles. Roger Zelazny li sviluppa mostrando le ragioni dietro le loro azioni mentre altri personaggi che possono essere importanti rimangono spesso solo abbozzati. La partecipazione di Francis Sandow è minimale, anche se importante nella trama. Onestamente non me la ricordavo neppure avendo letto questo romanzo per la prima volta molti anni fa. Sarebbe utile leggere prima “Metamorfosi cosmica” per capire meglio quel personaggio e in generale quell’universo narrativo.

Le idee di Roger Zelazny erano intriganti e fantasiose, in “Morire a Italbar” il mio problema è il loro sviluppo. Anche nella versione pubblicata dopo essere stato allungato, rimane un romanzo piuttosto breve anche se per gli standard dell’epoca era di lunghezza normale. Include i punti di vista di vari personaggi perché oltre ai due protagonisti ci sono altri personaggi importanti come l’artista John Morwin e il dottor Pels. Shind è un personaggio interessante che lavora con Malacar Miles che avrebbe meritato uno sviluppo maggiore.

La complessità della trama e la quantità di personaggi importanti avrebbero meritato secondo me un’ulteriore revisione o perfino una riscrittura di “Morire a Italbar” che ne sviluppasse pienamente il potenziale. La presenza intensa della morte, anche nell’atteggiamento di Heidel von Hymack, è piuttosto deprimente e non mi ha aiutato a godermi questo romanzo. Alla fine ne ho visto più i difetti, anche in confronto ad altri romanzi di Roger Zelazny, che i pregi. Se vi piacciono l’autore e questi temi, potrebbe piacervi anche questo romanzo.

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