Testimoni dell’uomo di Algis Budrys

Testimoni dell'uomo di Algis Budrys (edizione britannica)
Testimoni dell’uomo di Algis Budrys (edizione britannica)

Il romanzo “Testimoni dell’uomo” (“Some Will Not Die”) di Algis Budrys è stato pubblicato per la prima volta nel 1961, una versione espansa di “False Night” del 1954. In Italia è stato pubblicato da Fanucci nel n. 11 di “Futuro. Biblioteca di Fantascienza” nella traduzione di Maurizio Gavioli.

Matt Garvin fa parte del 10% della popolazione sopravvissuta a una pandemia che ha avuto come conseguenza anche la completa distruzione della società civile. In una situazione in cui chiunque può essere un nemico mortale, l’unico modo per andare avanti è trovare qualcuno di cui fidarsi. Lentamente, cominciando dai suoi vicini di casa, Matt comincia a formare una nuova società che si espande attraverso Manhattan.

Joe Custis è stato incaricato di trovare Ted Berendsten, un leader ufficialmente ucciso molti anni prima ma secondo varie voci in realtà vivo e ben nascosto. Le autorità che gli hanno dato quell’incarico vogliono Berendsten perché l’esercito che comandava aveva portato alla formazione del primo vero stato nordamericano dopo la pandemia perciò lo ritengono utile per il governo di una nuova Repubblica.

Il sottogenere postapocalittico era già un grande classico negli anni ’50, quando Algis Budrys pubblicò la prima versione di questo romanzo. In questo caso il collasso della civiltà occidentale è causato da una pandemia e i sopravvissuti devono spesso scontrarsi per mettere le mani sulle risorse rimaste. In una Manhattan diventata una giungla metropolitana in cui qualunque sopravvissuto può essere preda o predatore, alcune persone cominciano a ricostruire i rapporti umani.

“Testimoni dell’uomo” attraversa molti decenni e la storia non viene raccontata in ordine cronologico. C’è un’alternanza tra capitoli ambientati una generazione dopo la pandemia che raccontano la storia di Joe Custis e capitoli che partono dalla storia di Matt Garvin per raccontare come la situazione si è evoluta attraverso i decenni che la separano da quella di Joe Custis.

Algis Budrys lavorava in un mercato in cui i romanzi erano brevi per gli standard odierni e “Testimoni dell’uomo” è perfino lungo per gli standard dell’autore, essendo lungo oltre 200 pagine. Per contenere una storia che attraversa decenni in un romanzo di quella lunghezza, ha compiuto una scelta molto precisa riguardo a cosa raccontare e cosa lasciare fuori e sta al lettore decidere se ciò è accettabile oppure lasciar perdere questo romanzo.

Tipicamente, nei suoi romanzi Algis Budrys si concentrava su uno o pochissimi protagonisti da sviluppare in modo approfondito ma in un romanzo come “Testimoni dell’uomo” diversi protagonisti si avvicendano nel corso della storia. Nonostante ciò, l’autore riesce a caratterizzare tutti i personaggi importanti o almeno gli uomini perché da questo punto di vista il romanzo è datato nel senso che le donne sono sostanzialmente un contorno.

Ciò che manca a “Testimoni dell’uomo” in certi casi è difficile da non considerare un difetto. La nuova società viene costruita all’inizio appartamento dopo appartamento per poi espandersi ad altri palazzi di Manhattan ma anche a quel punto Algis Budrys rimane veramente vago sulla struttura politica e sociale adottata nei vari tentativi di organizzare una nuova Repubblica. Anche problemi molto pratici vengono trascurati: ad esempio nella storia di Joe Custis vediamo che vengono ancora utilizzati veicoli ma non è chiaro se siano riusciti a riprendere in qualche modo la loro costruzione e la produzione di carburante.

Nonostante queste mancanze, “Testimoni dell’uomo” è interessante perché offre buoni ritratti di sopravvissuti alla pandemia che portano idee diverse, a volte scontrandosi a volte collaborando, per affrontare la nuova situazione. Successivamente, una nuova generazione porta ancora nuovi atteggiamenti perché si tratta di persone che non hanno mai conosciuto la civiltà precedente.

Alla fine, “Testimoni dell’uomo” è un romanzo che ha dei limiti precisi dato che si concentra sulla vita di alcuni protagonisti della ricostruzione dopo la pandemia. Per questo motivo secondo me all’interno di quei limiti è tutto sommato buono ma vale la pena di leggerlo solo se considerate le scelte di Algis Budrys accettabili.

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