Codice Hercules di Jack McDevitt

Codice Hercules di Jack McDevitt (edizione americana)
Codice Hercules di Jack McDevitt (edizione americana)

Il romanzo “Codice Hercules” (“The Hercules Text”) di Jack McDevitt è stato pubblicato per la prima volta nel 1986. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1668 di “Urania” nella traduzione di Marcello Jatosti.

Segnali cosmici anomali provenienti da una pulsar vengono rilevati dal radiotelescopio del progetto Hercules, causando una notevole eccitazione tra gli scienziati della NASA. Harry Carmichael lavora all’amministrazione dell’agenzia e deve farsi spiegare i dettagli dagli scienziati, i quali gli dicono che le caratteristiche dei segnali indicano che la sua natura è artificiale.

I segnali cessano per qualche tempo per poi riprendere con l’invio di una notevole quantità di dati. La decifrazione rivela una grande varietà di informazioni tra formule matematiche e altri dati scientifici ma con il passare del tempo arrivano anche quelli che sembrano testi filosofici e poesie, la cui traduzione risulta ben più complessa e ambigua.

Jack McDevitt aveva iniziato la sua carriera di scrittore all’inizio degli anni ’80 e per qualche anno aveva pubblicato racconti. Nel 1986 pubblicò il suo primo romanzo, la prima versione di “Codice Hercules”, ambientato durante la Guerra Fredda. I cambiamenti nella situazione mondiale ma anche l’evoluzione di tecnologie come Internet portarono a una revisione del romanzo, che nel 2000 venne ripubblicato assieme a “A Talent for War” nell’omnibus intitolato “Hello Out There” e ancora una volta da solo nel 2015.

Il tema delle comunicazioni con intelligenze extraterrestri è più vecchio della fantascienza ed è diventato più sofisticato con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione nel corso del XX secolo. Negli anni ’70 del XX secolo l’argomento ebbe un ulteriore sviluppo grazie alle discussioni sul tipo di linguaggio che potrebbe essere usato in un messaggio di quel tipo, che dev’essere capito da esseri realmente alieni. Le discussioni riguardavano anche i possibili mezzi che potrebbero essere usati per inviare segnali interstellari.

Nel suo romanzo d’esordio, Jack McDevitt sceglie un mezzo di comunicazione notevole, una pulsar, un tipo di stella di neutroni che normalmente emette segnali molto regolari. Per questo motivo, quando una pulsar smette di inviare segnali per poi emetterne a un ritmo che indica una serie matematica, gli scienziati della NASA che li rilevano si rendono immediatamente conto della loro natura artificiale.

Una parte dei romanzi riguardanti la ricezione di segnali da intelligenze aliene sono incentrati sugli sforzi fatti per decifrarli. L’approccio di Jack McDevitt è diverso, concentrato sulle conseguenze della ricezione di quei segnali e delle informazioni che essi contengono. Vari scienziati sono personaggi importanti in “Codice Hercules” ma il protagonita è Harry Carmichael, che fa parte del personale amministrativo e si trova ad affrontare una situazione più grande di lui. È utile anche perché ha conoscenze scientifiche limitate perciò gli scienziati devono spiegargli le cose in termini semplici e ciò permette anche ai lettori nella sua stessa situazione di capire le parti più complesse.

Il lavoro di Harry Carmichael è sempre più a contatto con la Casa Bianca con il procedere della decifrazione dei segnali ricevuti perché le reazioni a quelle comunicazioni diventano rapidamente un problema politico. I vari scienziati offrono considerazioni legate a possibili progressi nei loro campi grazie alle informazioni ricevute dagli alieni ma c’è anche un prete che riflette sulle conseguenze religiose di quei messaggi e una psicologa che cerca di capire come pensino gli alieni. Tra un capitolo e l’altro l’autore inserisce anche titoli di giornali che mostrano alcuni effetti delle informazioni rivelate al pubblico o anche solo delle voci riguardo a esse che sono trapelate.

Tutti questi fattori possono avere una serie di ripercussioni imprevedibili e per questo motivo i contenuti dei messaggio vengono vagliati attentamente alla Casa Bianca prima di rivelare qualsiasi informazione al pubblico ma anche questa scelta ha le sue ripercussioni.

I rapporti tra gli USA e le altre nazioni costituiscono una parte delle conseguenze della ricezione dei messaggi alieni ma secondo me anche il problema principale del romanzo. I vari segnali vengono ricevuto nel corso di un lungo periodo perciò inizialmente poteva essere plausibile che per un colpo di fortuna solo alla NASA avessero notato l’anomalia nei segnali provenienti da una pulsar ma esistono parecchi radiotelescopi in giro per il mondo perciò la cosa diventa sempre più improbabile con il passare del tempo.

Personalmente ho avuto un problema anche con la parte iniziale di “Codice Hercules” a causa della storia personale di Harry Carmichael. Inizialmente i problemi con la moglie e la conseguente separazione sono importanti ma è un tipo di trama che trovo noiosissimo perciò ho trovato quella parte davvero pesante, non una bella cosa in un romanzo in cui non c’è praticamente azione. La famiglia di Carmichael viene usata anche per mostrare alcune possibili conseguenze delle informazioni ricevute dagli alieni ma penso che Jack McDevitt avrebbe potuto evitare un elemento da soap opera.

Nonostante queste doglianze, secondo me “Codice Hercules” funziona nel descrivere le possibili conseguenze della ricezione di messaggi da un’intelligenza aliena che contengono anche informazioni scientifiche più avanzate di quelle conosciute dagli esseri umani. Le singole considerazioni non sono particolarmente approfondite ma riguardano varie possibili ripercussioni offrendo spunti di riflessione. Se vi interessa l’argomento credo che valga la pena di leggerlo.

2 Comments


  1. A me un tizio che inizia a scrivere a 50 anni dopo aver fatto fino a quel momento tutt’altro (con la notevole eccezione di Lafferty) non so perché ma istintivamente mi mette sull’avviso.
    McDevitt è un autore senile ideale per un genere come la SF a sua volta senile e che si rivolge a un pubblico senile (non sempre e solo anagraficamente)
    Nei suoi libri non accade NULLA, come nelle soap televisive, e il suo pubblico ne è entusiasta e gli chiede esattamente questo…
    Con lui e con autori come Resnick e Sawyer Urania va a nozze, peccato che poi per strada si perdano lettori e le vendite complessive viaggino ai minimi di sempre.

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    1. I romanzi della serie di Alex Benedict di McDevitt hanno molta più azione rispetto a “Codice Hercules”. Di Resnick Urania ha pubblicato sia le serie più avventurose che quelle più profonde. Sawyer a me piace. Per carità, se i tuoi gusti sono diversi è un altro discorso, tieni anche presente che Urania ha un budget limitato e deve pubblicare romanzi di lunghezza limitata, non a caso hanno creato la collana Jumbo per quelli più lunghi. Il problema secondo me sono più le ristampe: li chiamano capolavori ma a volte sinceramente mi sembrano solo operazioni a basso costo.

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