Caccia alla fenice di Michael Swanwick

Caccia alla fenice di Michael Swanwick
Caccia alla fenice di Michael Swanwick

Il romanzo “Caccia alla fenice” (“Chasing the Phoenix”) di Michael Swanwick è stato pubblicato per la prima volta nel 2015. Fa parte della serie di Darger e Surplus. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1664 di “Urania” nella traduzione di Enzo Verrengia.

Sir Blackthorpe Ravenscairn de Plus Precieux detto Surplus arrivò alla città cinese di Broccato portando con sé il cadavere del suo amico Aubrey Darger alla ricerca del Medico Infallibile, l’unico in grado di farlo tornare in vita. Assistito da Servitore Efficiente, che ha incontrato nella città, riesce nel suo intento ma il loro arrivo ha attirato su di loro l’attenzione del Re Occulto, il sovrano di quella regione.

Portati al cospetto del Re Occulto, Darger e Surplus usano i loro sotterfugi per farsi accettare come suoi consiglieri, diventando lo Stratega Perfetto e il Nobile Cane Guerriero. Secondi solo a Locomotore Potente e Burrasca Bianca, impiegano ogni inganno a cui riescono a pensare per ingraziarsi il sovrano aiutandolo a conquistare i regni circostanti. Il loro problema maggiore sembra arrivare dalle complicazioni sentimentali che si sviluppano nell’enturage reale.

Nel 2001 Michael Swanwick pubblicò il racconto “Il cane che diceva: Bau”, conosciuto anche come “Il cane disse Bau-Bau” oppure “E il cane disse bau” (“The Dog Said Bow-Wow”) vincitore del premio Hugo, che presentava Darger e Surplus, due truffatori che agiscono in un futuro definito post-utopico dato che segue un periodo di elevato sviluppo tecnologico considerato utopico terminato a causa di una guerra combattuta tra umani e intelligenze artificiali. Surplus è un prodotto delle biotecnologie ancora praticate dato che è un cane geneticamente modificato con un corpo ben diverso da quello dei suoi antenati e un’intelligenza al livello di quella umana.

Dopo il primo racconto, Michael Swanwick ne scrisse altri ambientati in quel futuro post-utopico, nel 2011 pubblicò il primo romanzo dedicato a Darger e Surplus “Gli Dei di Mosca“, in cui l’autore ha potuto espandere notevolmente la costruzione di quel mondo futuro e in particolare della Russia. “Caccia alla fenice” è il secondo romanzo della serie, in cui Swanwick immagina la Cina post-Utopia. Le varie opere sono autonome.

In questa nuova avventura, Darger e Surplus cercano di mettere a segno un’altra delle loro truffe, in questo caso nella Cina post-Utopia spacciandosi per due immortali che vogliono aiutare il sovrano di una delle regioni in cui è frammentata a riunificarla. La Cina di quel futuro ricorda quella passata e Darger diventa un novello Sun Tzu ma le sue strategie non sono basate tanto sull’astuzia quanto sull’inganno e il sotterfugio. Michael Swanwick ha preso varie ispirazioni alle fonti tradizionali riguardanti Sun Tzu, a volte citandolo apertamente e in altri casi adattando alcuni aneddoti ai protagonisti di “Caccia alla fenice”.

Tecnicamente questo può essere considerato un romanzo di guerra ma in realtà le battaglie sono molto ridotte perché Darger, nel suo ruolo di Stratega Perfetto, cerca di sconfiggere i nemici del Re Occulto in modi meno cruenti e più rapidi. Quando ciò non è possibile, le antiche armi trovate dall’archeologa reale Burrasca Bianca possono offrire un aiuto.

Alla fine, il tono di “Caccia alla fenice” è soprattutto da commedia, in modo più pronunciato rispetto a “Gli dei di Mosca”. Darger sembra per certi versi la parodia di Sun Tzu ma il lato surreale del romanzo arriva dalle complicazioni sentimentali dovute alle infatuazioni di alcune persone vicine al Re Occulto, le quali chiedono a Darger un aiuto.

Uno degli aneddoti riguardanti Sun Tzu riguarda la sua capacità di applicare le sue strategie anche alle donne dimostrandolo al re di Wu con le sue concubine. Darger non sembra altrettanto a suo agio, soprattutto quando deve soddisfare richieste incompatibili. Michael Swanwick ha modificato l’aneddoto attribuendolo a Volpe Astuta con i figli del sovrano della Terra a Sud delle Nubi, raccontato all’inizio del capitolo 14.

Michael Swanwick sembra aver preso qualcosa anche da “Dune”. I finti aneddoti e detti all’inizio di ogni capitolo potrebbero essere solo una coincidenza ma nel romanzo appaiono i danzatori del volto, qui chiamati danzafaccia. Aneddoti e detti non contengono solo riferimenti a Sun Tzu e alcuni potranno suonare familiari ai lettori per altri motivi maggiormente legati all’elemento umoristico di “Caccia alla fenice”.

Tutta la serie di Darger e Surplus è piena di umorismo e ironia, nel caso di “Caccia alla fenice” la storia ha tono leggeri nonostante il tema bellico e l’occasionale presenza di demoni, le intelligenze artificiali sopravvissute alla guerra che ha posto fine all’Utopia. Dai nomi dei personaggi cinesi agli intrecci sentimentali, tutto è raccontato con toni surreali e sopra le righe in una storia in cui tutti sembrano cercare di manipolare tutti e solo alcuni personaggi si rendono conto di essere usati per portare avanti i piani di qualcun altro.

“Caccia alla fenice” è un romanzo sofisticato nella sua semplicità che diverte con le buffe trovate che Michael Swanwick ha inserito in abbondanza. Le storie della serie di Darger e Surplus sono autonome perciò se vi piacciono le commedie fantascientifiche, ve ne consiglio la lettura.

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