I mammiferi quasi si estinsero assieme ai dinosauri ma si ripresero rapidamente

Ricostruzione di un mammifero del genere Juramaia, il più antico tra gli Euteri
Ricostruzione di un mammifero del genere Juramaia, il più antico tra gli Euteri

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Evolutionary Biology” descrive una ricerca sulle specie di mammiferi che si estinsero alla fine del periodo Cretaceo concludendo che si trattò di oltre il 90%, ben più di quanto si pensasse in precedenza. Un altro articolo, questo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the Royal Society B”, descrive una ricerca che mostra come i mammiferi sopravvissuti a quell’estinzione si evolsero tre volte più velocemente nei 10 milioni di anni iniziali del periodo Paleogene che nei precedenti 80 milioni.

Un team di ricercatori del Milner Centre for Evolution All’Università di Bath ha analizzato le specie di mammiferi conosciute alla fine del Cretaceo nel Nord America. La diversità delle specie è stata confrontata tra i due milioni di anni che precedettero la grande estinzione probabilmente innescata dall’impatto di un asteroide e i 300.000 anni successivi a quell’evento.

La conclusione è che l’estinzione dei mammiferi è stata sottostimata. Oggi sono conosciute molte più specie rispetto al passato perciò è possibile effettuare valutazioni più accurate. Secondo il dottor Nick Longrich, uno dei ricercatori che hanno condotto questo studio, le specie più vulnerabili sono quelle rare ma proprio per la loro rarità ci sono meno probabilità di trovare fossili. Le specie che tendono a sopravvivere sono le più comuni e grazie alla loro diffusione è più facile trovare fossili.

Un altro motivo per cui l’estinzione dei mammiferi è stata sottostimata è dovuta al fatto che si sono ripresi molto rapidamente. Solo le specie di piccola taglia sopravvissero perché il poco cibo rimasto era sufficiente per loro ma non per gli animali di grossa taglia. All’inizio del Paleogene i mammiferi occuparono nicchie ecologiche rimaste vuote o quasi e cominciarono una forte diversificazione. Nel giro di 300.000 anni il numero di specie di mammiferi era il doppio di quelle esistenti prima dell’estinzione.

Questa ripresa è confermata da un team guidato dal dottor Thomas Halliday dello University College London (UCL), che ha analizzato in particolare fossili di mammiferi Euteri o Europlacentati (Eutheria) (immagine ©Nobu Tamura) che vanno dal Cretaceo fino a oggi. I ricercatori si sono concentrati sulla diversificazione di varie caratteristiche fisiche per capire i loro ritmi di evoluzione. In questo modo hanno trovato un picco di diversificazione successivo all’estinzione di fine Cretaceo.

Soprattutto all’interno del superordine Laurasiatheria è stata notata una rapida crescita nella dimensione del corpo e della diversificazione. È grazie a quella rapida evoluzione che oggi all’interno di quel superordine ci sono specie molto diverse tra loro che vivono in ambienti molto variegati. Parliamo di specie che vanno dai pipistrelli ai cetacei, dai cani ai cammelli e molte altre ancora.

Gli eventi legati all’estinzione della fine del Cretaceo e la rapidissima ripresa dei mammiferi all’inizio del Paleogene hanno influenzato fortemente il loro sviluppo. La scomparsa dei dinosauri lasciò ecosistemi collassati e le specie di mammiferi sopravvissute riuscirono ad approfittarne. Ciò determinò il successo dei mammiferi e dopo molti milioni di anni anche degli esseri umani.



2 Comments


  1. E’ un articolo molto interessante ma si conosce più meno il numero di specie che si sono estinte?

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    1. Non ho trovato riferimenti a numeri precisi. Probabilmente bisognerebbe scartabellarsi un po’ di dati analitici delle ricerche per trovare riferimenti precisi.

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