Starmind di Spider e Jeanne Robinson

La trilogia di Stardance contenente Stardance, Starseed e Starmind di Spider e Jeanne Robinson
La trilogia di Stardance contenente Stardance, Starseed e Starmind di Spider e Jeanne Robinson

Il romanzo “Starmind” di Spider e Jeanne Robinson è stato pubblicato per la prima volta nel 1994 sulla rivista “Analog Science Fiction” e nel 1995 come libro. È il seguito di “Starseed” e il terzo romanzo della trilogia di Stardance. È al momento inedito in Italia.

Rand Porter è un compositore a cui viene offerto il lavoro dei suoi sogni nella direzione artistica dell’Hotel Shimizu, il lussuosissimo hotel nell’orbita terrestre. Il problema è che sua moglie, la scrittrice Rhea Paixao, è molto legata alla sua città natale perciò a dir poco ha delle esitazioni a lasciarla per andare addirittura nell’orbita terrestre.

Alla fine, la coppia si accorda per provare a vivere un periodo all’Hotel Shimizu e parte assieme alla loro figlia. Presto la situazione diventa molto più complessa del previsto con tentativi di assassinio che inizialmente sembrano rivolti ad alcuni multimiliardari. Presto l’obiettivo risultano essere tutti quelli che vogliono partecipare alla Danza delle Stelle ed entrare in simbiosi con un’altra forma di vita o che hanno già raggiunto quella simbiosi.

In “Starmind”, Spider e Jeanne Robinson fanno un altro salto in avanti nel tempo. L’umanità sembra aver raggiunto una situazione di prosperità senza precedenti, anche grazie alla Mente delle Stelle, l’unione dei Danzatori delle Stelle. Tuttavia, le persone che scelgono quella simbiosi sono una piccola minoranza e la maggior parte dell’umanità continua a vivere normalmente, anche se può godersi la pace.

“Starmind” è ambientato soprattutto nel lussuosissimo hotel orbitale Shimizu, dove Rand Porter va a lavorare. Lì può realizzarsi pienamente a livello professionale e ha una bella famiglia, invece il rapporto con la moglie peggiora rapidamente. Come se non bastasse, si trova coinvolto in un tentativo di omicidio e le cose diventano ancor più complicate.

Per certi versi, “Starmind” ripropone i temi sviluppati nei due romanzi precedenti, purtroppo lo fa in un modo che lo rende ripetitivo, aggiungendo ben poco. Questo romanzo è incentrato attorno alla storia della famiglia di Rand Porter e Rhea Paixao, che si trovano al centro di qualcosa di molto più grande di ciò che pensavano di trovare all’Hotel Shimizu.

Secondo me il problema principale di “Starmind” è che una buona parte di un romanzo che parla del destino dell’umanità è dedicato ai problemi matrimoniali della coppia di protagonisti. Francamente ho trovato la loro storia piuttosto banale, un mediocre melodramma basato in qualche caso perfino su meschinità.

Devo dire che in generale tendo a trovare noiose le storie familiari basate su problemi comuni, di conseguenza in “Starmind” la storia dei protagonisti mi ha davvero colpito per la sua banalità. Si tratta di una parte importante del romanzo perciò lo appesantisce in un modo che per me è stato piuttosto fastidioso.

Alla fine, tra quella storia e la riproposizione di qualche tema e qualche personaggio già visto nei romanzi precedenti, l’unica parte davvero significativa di “Starmind” è quella finale. Tutto il resto finisce per sembrare un riempitivo per lo più neppure collegato direttamente a quel finale.

In sostanza, Spider e Jeanne Robinson avrebbero potuto benissimo limitarsi a scrivere un romanzo breve o perfino un racconto lungo per concludere la saga di Stardance senza perdere nulla di significativo. Sembra chiaro l’intento di sfruttare il successo dei due romanzi precedenti per vendere anche il terzo e creare una trilogia.

A differenza dei romanzi precedenti, “Starmind” è narrato in terza persona. Segue soprattutto la storia dei Rand Porter e Rhea Paixao ma a volte anche di altri personaggi. In questo modo, per gli autori è più semplice sviluppare vari personaggi. Il ritmo della narrazione tende a essere lento ma potrebbe essere una mia impressione dovuta alla pesantezza della vicenda familiare dei protagonisti.

Secondo me, “Starmind” ha complessivamente molti più difetti che pregi. Dà una conclusione alla saga di Stardance perciò vale la pena di leggerlo se proprio volete sapere come finisce o se avete comprato l’intera trilogia, altrimenti lasciate perdere.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *