Shikasta di Doris Lessing

Shikasta di Doris Lessing (edizione britannica)
Shikasta di Doris Lessing (edizione britannica)

Il romanzo “Shikasta” (“Re: Colonised Planet 5, Shikasta” o semplicemente “Shikasta”) di Doris Lessing è stato pubblicato per la prima volta nel 1979. È il primo romanzo del ciclo Canopus in Argos: Archivi. In Italia è stato pubblicato da Fanucci nella traduzione di Oriana Palusci.

Il pianeta Rohanda era tra i più promettenti quando iniziò la colonizzazione da parte dell’impero interstellare di Canopo. Tuttavia, lo sviluppo degli umanoidi sul pianeta è diventato problematico a causa di interferenze esterne. Tra Canopo e l’impero di Sirio c’è una certa collaborazione ma il pianeta Shammat dell’impero di Puttiora è un avversario che ha i suoi piani.

Dopo millenni il pianeta Rohanda è conosciuto come Shikasta e gli agenti di Canopo non riescono più a evitare il caos che porta a guerre continue tra gli umanoidi nativi. Alcuni di loro vengono corrotti peggiorando la situazione. Johor, uno degli agenti di Canopo, fa del suo meglio ma il suo compito sembra davvero impossibile.

Doris Lessing era cresciuta con molteplici stimoli culturali dato che era nata nell’allora Persia, oggi Iran, quand’era bambina la sua famiglia si era trasferita nell’allora Rhodesia, oggi Zimbabwe e da adulta visse in varie altre nazioni. Negli anni ’60 scoprì il sufismo e la sua vita ne venne fortemente influenzata.

Un curioso mix tra elementi spirituali e religiosi fortemente ispirati al Vecchio Testamento cristiano e la fantascienza classica di Olaf Stapledon è la base di “Shikasta”, nato come storia auto-conclusiva e solo successivamente diventata un ciclo. Doris Lessing preferiva parlare di “space fiction” ritenendo troppo limitativo l’uso delle comuni etichette. È certamente una fantascienza molto “soft” dato che vengono sviluppati gli elementi umanistici e spirituali, non certo quelli scientifici e tecnologici.

“Shikasta” è strutturato come una serie di rapporti scritti nel corso di millenni da agenti di Canopo, principalmente da Johor, tanto che il sottotitolo originale è “Personal, psychological, historical documents relating to visit by Johor (George Sherban) Emissary (Grade 9) 87th of the Period of the Last Days”. Nella seconda parte sono incluse anche testimonianze di Rachel Sherban, una nativa di Shikasta.

Questi diversi punti di vista portano anche un altro fondamentale cambiamento all’interno di “Shikasta”. La prima parte riassume gli eventi di un lunghissimo periodo di tempo in cui il pianeta viene colonizzato con la storia della specie nativa che vi viene creata. La seconda parte si concentra su un periodo critico nella storia dei nativi.

Nei loro rapporti, Johor e i suoi colleghi usano i termini e nomi che hanno creato ma procedendo con la lettura si capisce che si tratta di una storia della Terra. Ciò viene confermato leggendo le parti narrate da Rachel Sherban, che ovviamente utilizza termini comunemente usati dagli esseri umani.

La storia dell’umanità raccontata da Doris Lessing in “Shikasta” mi è parsa triste. La specie umana è il risultato di una colonizzazione aliena e alla fine i problemi dell’umanità sono stati causati dalle pesanti interferenze di varie specie aliene, a volte in competizione tra loro.

Si vede una condanna del colonialismo e Doris Lessing punta il dito in particolare contro quello britannico, che aveva conosciuto in prima persona. Tuttavia, in “Shikasta” la storia dell’umanità è il frutto di un colonialismo alieno. Gli agenti di Canopo ritengono di essere i buoni e considerano cattivi gli agenti di Shammat. Nel corso della storia però gli agenti di Canopo sembrano spesso dei pasticcioni e a volte vengano perfino corrotti.

Per la sua natura, “Shikasta” è un romanzo non omogeneo. Punti di vista molto diversi, ritmi di narrazione molto diversi, parti piene di descrizioni raccontate in maniera asettica e altre invece molto intense, la notevole frammentazione lo rendono una lettura complessa. Anche per questi motivi è controverso.

Alcuni brani di “Shikasta” sono davvero pesanti da leggere, altri invece sono molto belli, soprattutto verso la fine. È un’opera ambiziosa ma finisce per essere anche molto caotica. Il finale che dovrebbe offrire una speranza ma mi rimane il dubbio che la soluzione sia peggiore del male.

Trovo impossibile dare un giudizio complessivo su “Shikasta” e nonostante i pregi non riesco a consigliarne la lettura. Mi è sembrato il tipo di libro da leggere un pezzetto alla volta per poi rifletterci sopra. Se vi piacciono le storie davvero complesse, soprattutto quelle con una dimensione mitica, contenenti molte idee potreste provare a leggerlo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *