La sonda spaziale Voyager 1 è stata colpita da un nuovo “tsunami solare”

Un disegno della rotta delle sonde Voyager
Un disegno della rotta delle sonde Voyager (fonte NASA)

Una specie di tsunami solare ha colpito la sonda spaziale Voyager 1 nel marzo di quest’anno, un’onda di plasma emessa dal Sole che risuona come una campana. Uno strumento della sonda permette di misurare la frequenza dei suoni prodotti da queste onde, una musica davvero unica nello spazio interstellare raggiunto dalla Voyager 1.

Nel settembre 2013. la NASA aveva confermato che la sonda spaziale Voyager 1 aveva raggiunto lo spazio interstellare dopo analisi lunghe e approfondite delle rilevazioni effettuate con gli strumenti ancora funzionanti di questa sonda lanciata nel 1977. È grazie a questi dati che continuano ad arrivare sulla Terra che gli scienziati stanno scoprendo cosa succede davvero a quelle distanze dal Sole.

Da quando la sonda Voyager 1 è arrivata nello spazio interstellare, è stata raggiunta da tre espulsioni di massa coronale provenienti dal Sole. La prima era troppo debole per essere notata e solo più tardi gli scienziati si sono resi conto che era avvenuta. La seconda è stata registrata dallo strumento della sonda che registra i raggi cosmici nel marzo 2013 ed è quella che ha permesso di stabilire che era entrata nello spazio interstellare.

Ora il team di scienziati che sta studiando i dati della sonda spaziale Voyager 1 ha analizzato la terza onda di plasma. I dati mostrano che la sua densità è simile a quella misurata in precedenza e conferma che la sonda è nello spazio interstellare. Generalmente si tratta di un posto tranquillo ma le tempeste solari possono essere talmente violente che i loro effetti vengono avvertiti anche a 19 miliardi di chilometri di distanza.

Per gli astronomi, si tratta di una frontiera la cui esplorazione è appena cominciata perciò tutti i dati raccolti dalla Voyager 1 sono importantissimi. L’area di confine dell’eliosfera, che è l’area dello spazio in cui il vento solare fa sentire la sua influenza, è risultata un po’ diversa da ciò che si aspettavano. Di conseguenza, la ripetizione di ciò che era avvenuto quando la precedente espulsione di massa coronale aveva raggiunto la Voyager 1 conferma che ora gli scienziati stanno capendo meglio le caratteristiche di quella frontiera.

La sonda spaziale Voyager 1 è ancora all’interno del sistema solare perché la nube di Oort è considerata una parte di esso. Si tratta di definizioni che possono causare confusione e ciò è normale perché stiamo davvero parlando di luoghi che in termini astronomici sono vicinissimi ma ci sono voluti 35 anni perché la Voyager 1 ci arrivasse.

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