Completato il lancio di ben 33 nanosatelliti dalla Stazione Spaziale Internazionale

Il sistema di lancio di CubeSat di NanoRacks all'opera. Al centro dell'immagine due Dove lasciano la Stazione Spaziale Internazionale (Foto NASA)
Il sistema di lancio di CubeSat di NanoRacks all’opera. Al centro dell’immagine due Dove lasciano la Stazione Spaziale Internazionale (Foto NASA)

Nei giorni scorsi, sulla Stazione Spaziale Internazionale è stato completato il lancio di una serie di ben 33 nanosatelliti del tipo CubeSat. Di questo gruppo, 28 erano chiamati Dove e costituivano una costellazione chiamata “Flock 1” costruita da Planet Labs. Si tratta della più grande operazione di lancio di nanosatelliti mai effettuata, un evento che potrebbe rivoluzionare l’industria dei satelliti scientifici.

I 33 nanosatelliti sono arrivati sulla Stazione Spaziale Internazionale in gennaio, sulla navicella spaziale Cygnus. Essi fanno parte del NanoRacks Smallsat Deployment Program, una collaborazione commerciale tra NASA, JAXA, il Center for the Advancement of Science in Space e NanoRacks per utilizzare la Stazione come piattaforma di lancio per nanosatelliti a costi relativamente bassi.

NanoRacks ha costruito un sistema di lancio per nanosatelliti dalla Stazione Spaziale Internazionale per essere leader in un mercato in enorme crescita. I CubeSat, nanosatelliti tipicamente costruiti con componenti elettronici disponibili normalmente nei negozi, sono sempre più diffusi perché il loro costo ridotto. In alcuni casi, sono costruiti attorno ad un normale smartphone. La conseguenza è che molte università hanno cominciato a organizzare ricerche scientifiche tramite l’uso di CubeSat.

Costruire un CubeSat è relativamente facile ed economico, inviarlo nello spazio è più complicato e può essere ancora molto costoso. I lanci su razzi che mettono satelliti in orbita sono prenotati con grandissimo anticipo e anche l’inclusione di CubeSat, molto piccoli e leggeri, come carico secondario è costosa. La soluzione proposta da NanoRacks è quella di usare la Stazione Spaziale Internazionale come piattaforma di lancio per nanosatelliti.

Includere nanosatelliti nel carico di una navicella che trasporta anche altri carichi di tipo molto variegato sulla Stazione Spaziale Internazionale è molto più semplice che costituire il carico secondario su un razzo lanciato per mettere in orbita uno o più satelliti. Questo perché su una navicella cargo è sufficiente che ci sia ancora spazio sufficiente mentre nel caso di un lancio di satelliti i CubeSat devono essere messi nell’orbita corretta nello stesso volo, un’operazione che richiede un’attenta e precisa pianificazione.

Sulla Stazione Spaziale Internazionale, i 33 nanosatelliti arrivati in gennaio sono stati lanciati usando un’apparecchiatura apposita nell’arco di circa un mese. Di questi, i 28 Dove formano la costellazione Flock 1. I CubeSat standard sono effettivamente cubici con lati di 10 cm, i Dove sono più grandi e hanno una forma di parallelepipedo di 30x10x10 cm.

Lo scopo della costellazione Flock 1 è di scattare fotografie della Terra per monitorarla. È una missione che potrà essere utile ad esempio per tenere sotto controllo la deforestazione o eventuali disastri naturali. È quindi simile a quella dei satelliti Landsat. L’ultimo di essi è stato messo in orbita poco più di un anno fa ed è costato quasi un miliardo di dollari. La costellazione Flock 1 è costata una piccola frazione di quella somma.

Intendiamoci, il satellite Landsat 8 ha strumenti molto sofisticati e potrebbe rimanere in orbita per molti anni. I nanosatelliti Dove hanno strumenti limitati e si stima che possano rimanere in orbita per un paio d’anni, non avendo propulsori che permettano loro di compiere manovre di aggiustamento.

C’è un progetto per la costruzione di un telescopio spaziale basato su nanosatelliti in grado di aprirsi nello spazio. Sarebbe anche possibile creare array composti da essi, con capacità che messe assieme potrebbero raggiungere quelle del telescopio spaziale Hubble. Anche in questo caso, i costi sarebbero una piccola frazione di quelli di Hubble, anche se salirebbero a milioni di dollari, con gli stessi limiti.

Le tecnologie alla base dei nanosatelliti stanno diventando sempre più interessanti, anche grazie all’evoluzione di piccole schede elettroniche come le Arduino e degli smartphone. Non sono adatti a tutti gli scopi ma in molti casi possono permettere di compiere ricerche scientifiche a costi relativamente ridotti, soprattutto usando la Stazione Spaziale Internazionale come piattaforma di lancio.

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